Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?” G.Leopardi

Che ci si rivolga a lei con interrogativi esistenziali, che la si guardi con l’occhio languido degli innamorati o con quello critico dello scienziato, il fascino della luna è sempre immutato: è facile ritrovarsi con il naso all’insù a cercare la luna e rimanere lì a contemplarla a lungo. Ed è proprio questo che hanno fatto tutti gli intervenuti al vernissage di Paola Romano oggi pomeriggio alle 17.00 nel Museo dell’Abbazia di Montecassino.

Lune di ogni diametro e colore disseminate in tutto il percorso museale hanno incuriosito e positivamente colpito anche per la loro disposizione: molte infatti sono state collocate nel cielo delle gigantografie delle foto della Seconda Guerra Mondiale che mostrano il monastero distrutto e la sua ricostruzione. Anche in quei terribili giorni di devastazione e morte la luna ha illuminato il cielo notturno: e chissà in quanti nella loro profonda disperazione avranno alzato gli occhi al cielo in cerca di risposte o di segni di speranza e avranno incontrato la luna, capace spesso di infondere serenità in chi la osserva.

Le lune di Paola Romano con i loro giochi di luci ed ombre accompagnano il visitatore in un ideale percorso di nascita, morte e rinascita attraverso le opere d’arte del Museo, terminanti, come detto in precedenza, nella testimonianza della distruzione bellica e della rinascita del monastero. In una ottica di speranza e di rinascita in questo che è il 75° anno della distruzione e liberazione di Montecassino la Comunità Monastica ha voluto ospitare il ciclo di mostre che prende il nome proprio dal motto dell’Abbazia di Montecassino “Succisa Virescit”, inziato lo scorso aprile con Franca Pisani, seguita da Franco Marrocco a Luglio e a chiudere, appunto, Paola Romano fino al 27 ottobre.

L’Abate Donato durante il vernissage ha sottolineato che “(…)per cogliere il senso delle “lune” di Paola Romano non sono richiesti particolari filtri ermeneutici né sofisticati funambolismi intellettuali. Il satellite della terra al quale l’Artista si ispira, rappresenta in maniera naturale, attraverso il suo continuo diminuire e crescere, questa dialettica del venir meno e del risorgere. Similmente, l’elemento materico che muta costantemente, così come la molteplice variazione dei pigmenti utilizzati dall’artista, fanno delle “lune” di Paola Romano una vivida traduzione dei mutevoli stati d’animo dell’essere umano, di quell’alternanza di luci e di ombre che segna inevitabilmente la sua parabola esistenziale, così come essa si dipana nel tempo e nella storia.
Non va ovviamente dimenticato che il contenitore nel quale le “lune” di Paola Romano sono state esposte – l’Abbazia di Montecassino, appunto – ancor prima che carico di storia e di cultura, è un luogo impregnato di alta spiritualità, e per questa ragione non risulta superfluo rammentare qui la significativa applicazione che della simbologia racchiusa nella luna è stata fatta alla realtà della Chiesa.
Il mysterium lunae, infatti, descrive bene, metaforicamente, anche il mysterium Ecclesiae, sia per quanto attiene alle vicende alterne e spesso contrastanti che si susseguono all’interno di quell’organismo vivente, costituito da esseri umani fragili e incostanti, che è la Chiesa sia perché quest’ultima – come la luna – splende di luce riflessa. Più specificamente, come scriveva S. Ambrogio di Milano, la Chiesa «splende non di luce propria, ma di quella di Cristo – Fulget Ecclesia non suo sed Christi lumine». Perciò, se anche la Chiesa – come la luna – diminuisce e cresce, decade e rimonta, essa non potrà tuttavia venir mai meno al suo compito di essere “sacramento di salvezza”, proprio perché non si regge su se stessa, ma è sostenuta da Colui che del “corpo” della Chiesa è il “capo”, il Cristo.
In quest’ottica, le “lune” di Paola Romano, ci invitano a gettare lo sguardo verso un “oltre” e a trascendere lo scorrere, spesso incerto e contradditorio, della quotidianità, non per estraniarsi da esso, ma per contemplarlo e viverlo con quel necessario recul che non attiene alla sola dimensione temporale, ma anche e soprattutto a quella interiore.
Solo così, al di là del consunto e romantico approccio con cui la luna è associata nell’immaginario collettivo, le “lune” di Paola Romano riusciranno a far vibrare in noi le corde della vera poesia, quella che del pensiero, dei sentimenti e delle emozioni rivela la parte più profonda e autentica. Ut pictura poiesis!”

In quale delle 38 lune si saranno riconosciuti e persi nella contemplazione gli ospiti del vernissage e in quale si riconosceranno i visitatori nei prossimi due mesi?

 

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