IL RACCONTO DELLA PASSIONE SECONDO MARCO
Domenica Delle Palme
25 marzo 2018

 

In questa Domenica delle Palme e della Passione del Signore, la Chiesa unisce insieme il regale ingresso di Cristo in Gerusalemme e il racconto della sua passione e morte. Entrambi sono, infatti, stret-tamente collegati: Gesù entra in Gerusalemme per celebrare non una pasqua esterna, ma la Pasqua della sua morte e risurrezione.
Permettetemi di offrire brevemente tre piste di lettura, che possono aiutarci a rileggere e meditare per conto nostro, in questa Settimana Santa che ci si apre dinanzi, il racconto della passione e morte di Gesù.
1. La prima linea di lettura si basa sulla chiave interpretativa, ossia la ragione per cui Gesù si è volontariamente sottoposto alla sua passione e morte. La troviamo all’inizio del racconto della Passione e cioè nell’istituzione dell’eucaristia.
Infatti, durante l’ultima cenaconsumata con i suoi discepoli, nell’atto di spezzare il pane e di versare il vino – simboli del suo corpo e del suo sangue che di lì a poco avrebbe offerto sulla croce – Gesù anticipa il motivo profondo per cui avrebbe sofferto e sarebbe morto: “per noi”. Le parole di consacrazione, che sentiremo anche tra poco, ce lo ricordano in maniera inequivocabile.
Quel suo soffrire e morire “per noi” sono il segno di una radicale donazione che, sul Calvario, ha raggiunto il suo apice, ma che ave-va già contrassegnato e guidato l’intera esistenza di Gesù. Tutta la sua vita, dall’inizio alla fine, è stata una “vita donata”.
2. Una seconda linea di lettura del racconto della Passione che ab-biamo ascoltato è rintracciabile nel contrasto – presente in diverse scene, da quella dell’ultima cena a quella del Getzemani, da quella dell’arresto a quella del processo giudaico – tra Gesù che dona la sua vita, consegnandosi al Padre per la nostra salvezza, e l’esperienza dell’abbandono e del tradimento.
Tale esperienza si rivela ancor più lacerante perché l’abbandono esteriore vissuto da Gesù (soprattutto da parte dei suoi discepoli) rinvia ad un altro abbandono, quello interiore. Quest’ultimo Gesù lo sperimenterà durante la sua preghiera notturna nell’orto degli Ulivi («La mia anima è triste fino alla morte»: Mc 14,34) e sulla croce, quando griderà: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Mc 15,34). Tuttavia, nonostante questa esperienza lancinante di abbandono – umanamente, dovrà affrontare la morte da solo! – Gesù non verrà meno al suo atto di radicale donazione nell’amore.
3. Sulla scia di questa seconda linea di lettura ve ne è, infine, una terza che prende le mosse dall’ambivalenza della passione di Gesù. Vi è cioè una passione che si svolge esteriormente (le atroci sofferenze inflittegli) e quella che avviene nel suo intimo, ossia le ripercus-sioni che tali patimenti hanno avuto nel suo animo.
Se a uno sguardo esteriore Gesù appare passivo e in balia degli uomini (è consegnato, abbandonato, crocifisso), interiormente Egli rimane, invece, attivissimo, e non smette di essere fino in fondo protagonista degli avvenimenti che lo riguardano, affrontandoli liberamente e in consonanza perfetta con la volontà del Padre.

 
 
 
 
 

#AdottaunSampietrino : Campagna di Crowdfunding dell'Abbazia di Montecassino

campagna abbazia crowdfunding