GIOVEDÌ SANTO 2018


Con la “lavanda dei piedi” – di cui abbiamo ascoltato il racconto nella pagina evangelica appena proclamata – Gesù ci apfre uno spiraglio sul mistero della sua vita.
Innanzitutto, il gesto di chinarsi per lavare i piedi ai suoi discepoli, non va inteso come un semplice gesto di umiltà. Certamente anche questo aspetto è presente. Gesù elimina la distanza tra Maestro e discepoli, e da una posizione superiore si abbassa ad un livello inferiore.
Tuttavia, il gesto di Gesù di lavare i piedi ai suoi discepoli va letto soprattutto come un’offerta di comunione da parte sua. Non dimentichiamo, infatti, che se nella mentalità greco-romana era lo schiavo a lavare i piedi al padrone, nella mentalità orientale (e quindi anche in quella ebraica) era il padrone di casa che lavava i piedi all’ospite, in segno di accoglienza e, appunto, di comunione.
Che poi il gesto di Gesù sia finalizzato alla comunione e alla condivisione ce lo suggeriscono anche le parole da lui rivolte a Pietro, il quale si scherniva e non voleva lasciarsi lavare i piedi dal maestro: «Se non ti laverò – gli dice Gesù –, non avrai parte con me» (Gv 13,8). Per entrare in comunione con Gesù occorre lasciarsi “lavare i piedi” da Lui, ossia condividere il suo destino, seguirne le orme.
Ed è sempre attraverso il gesto della lavanda dei piedi che Gesù intende far capire qual è il destino che i suoi discepoli sono chiamati a condividere con Lui. Il gesto di chinarsi su di loro prefigura, infatti, l’offerta che Gesù farà di sé stesso sulla croce, quando si abbasserà fino in fondo, offrendo la sua stessa vita per servirci e donarci salvezza.
Nel dipinto “La lavanda dei piedi” del pittore tedesco Sieger Köder, Gesù è ritratto di spalle, mentre è appunto intento a lavare i piedi a uno dei suoi discepoli. Il suo volto quindi non è visibile, e tuttavia – con uno stratagemma stilistico, ma soprattutto simbolico – il pittore ne ritrae le sembianze riflesse nell’acqua sporca del catino.
Quell’acqua sporca che fa da specchio al volto di Gesù dice tutta la sua ansia di identificarsi con le nostre sporcizie, di prendere su di Sé i nostri peccati per inchiodarli sul legno della croce e darci in cambio la gioia della sua salvezza. Come ha scritto san Paolo: «Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della Legge, diventando lui stesso maledizione per noi, poiché sta scritto: Maledetto chi è appeso al legno» (Gal 3,13).

Nello stesso tempo, però, Gesù ci fa prendere coscienza che l’offerta di sé stesso, pur fatta “per noi”, non si ferma a noi, ma diventa esemplare, perché, guardando ad essa, possiamo anche noi offrire la nostra vita a servizio dei fratelli.
Nelle intenzioni dell’evangelista Giovanni, infatti, il gesto della lavanda dei piedi rieccheggia visivamente le parole pronunciate da Gesù dopo l’istituzione dell’eucaristia: «Fate questo in memoria di me». Similmente, qui, Gesù dice ai suoi discepoli: «Se dunque io, il Signore e Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi» (Gv 13,14-15).
Fare, cioè porre la propria vita a servizio dei fratelli, è il compito dei credenti in Cristo.
Questo servizio fraterno, che tutti noi siamo chiamati a renderci reciprocamente all’interno della Chiesa, è ben rappresentato anche da un utensile utilizzato da Gesù e che – nell’intreccio dei simboli così caro all’evangelista Giovanni – appare oltremodo espressivo: l’asciugatoio. Anch’esso rimanda concretamente all’umile servizio del prossimo, facendoci comprendere che nessuno è troppo in alto o è troppo importante per aiutare il fratello nel bisogno. Anzi, il servizio così inteso è l’unico, autentico privilegio del cristiano.
Di tale privilegio è memoriale perfetto l’Eucaristia. L’espressione evangelica: «Li amò sino alla fine», con cui l’evangelista Giovanni introduce la lavanda dei piedi, se da una parte afferma che Gesù non è mai venuto meno al suo amore per i discepoli, dall’altra allude al fatto che questo suo amore continua a raggiungere i discepoli di tutti i tempi. Dunque il suo amore avvolge e sostiene anche noi, oggi.
L’Eucaristia, appunto, riattualizza questo mistero, per cui, partecipandovi, anche noi ci immergiamo in esso e partecipiamo attivamente a questo amore immenso con cui Gesù ci ha amati e che ora tocca a noi testimoniare agli altri con la nostra vita. E così sia.

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