VEGLIA PASQUALE NELLA NOTTE SANTA 2018
Vangelo: Mc 16,1-7



«Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui»
Queste parole, rivolte dall’angelo vestito di luce alle donne che erano accorse al sepolcro per ungere il corpo di Gesù, rappresentano il cuore dell’annuncio pasquale.
Ci dicono che Gesù non va cercato dove regna la morte né, in senso lato, dove gli esseri umani la diffondono attraverso l’egoismo sfrenato, la violenza, il sopruso, l’odio, la malvagità, il terrore, le guerre.
Gesù non si fa trovare dove ci sono pensieri e azioni di morte. Si fa trovare là dove ci si impegna per la vita, dove si coltivano e si diffondono parole e gesti di pace, di solidarietà, di condivisione, di amore.
Sempre da parte dell’angelo, e sullo sfondo dell’evento della risurrezione di Gesù, vi è poi una duplice esortazione rivolta alle donne: la prima è un invito a non avere paura, l’altra la richiesta di riferire ai discepoli che Gesù è vivo e attende di incontrarli in Galilea.
La paura
Come riferisce l’evangelista Marco, le donne, entrate nel sepolcro, si spaventano alla vista dell’angelo – un giovane in bianche vesti – perché riconoscono in lui un messaggero del mondo divino, una realtà misteriosa che le sovrasta e di cui, appunto, hanno paura. È la paura di rapportarsi a un Dio percepito come lontano, severo e inaccessibile.
E tuttavia, proprio grazie alla risurrezione di Gesù, posta al cuore della nostra fede, questa paura viene dissolta. Infatti, risorgendo, Gesù porta con sé la nostra carne mortale e colma definitivamente la distanza tra il mondo divino e quello umano. L’uomo ha ora la possibilità di accedere alla comunione con Dio e di godere, senza paure, del suo immenso amore di Padre.
L’incontro con il Risorto che ci precede
L’angelo – come abbiamo sentito dal racconto evangelico – dice alle donne di andare a riferire a Pietro e agli altri discepoli che il Signore risorto li precede in Galilea. Là essi lo vedranno.
Innanzitutto, va rilevato come le donne, considerate ultime nella cultura orientale, siano state scelte per essere le prime testimoni e annunciatrici della risurrezione di Gesù.
Questo capovolgimento ci rimanda all’esperienza, che anche noi facciamo, di come il Signore talora stravolga i nostri schemi e le nostre convinzioni, per portarci a condividere la sua logica evangelica, dove ai criteri mondani si sostituisce quell’unico criterio che dà consistenza ad ogni nostra parola e ad ogni nostro gesto: il dono di noi stessi illuminato dall’amore insegnatoci da Gesù, e che la sua risurrezione ha riscattato in ogni sua fibra.
Infine, l’annotazione che il risorto precede i suoi in Galilea, ci ricorda che ogni passo nella direzione di una vita sempre più somigliante a quella di Gesù, trova in Lui, il Risorto, una presenza luminosa che ci accompagna e ci sostiene. Egli ci precede per indicarci il cammino da seguire insieme con Lui. Soprattutto, non ci lascia mai soli. Anche nei momenti più bui Egli è la stella polare a cui volgere fiduciosi il nostro sguardo.
Sull’onda di questa certezza, sorelle e fratelli carissimi, lasciamoci accompagnare dal canto dell’Alleluja pasquale che, in questa notte santa, è tornato a risuonare nelle nostre chiese. Allelluja significa: “Lodate Jahvè/Dio”, e oltre che un canto di giubilo e di lode a Dio che ha risuscitato Gesù, esso è anche il grido della Chiesa che, nel suo pellegrinaggio terreno, si affida al Risorto con fiducia e speranza.
E allora – prendendo in prestito le parole di Sant’Agostino –
«Lodiamo il Signore, fratelli, con la vita e con le labbra, col cuore e la bocca, con la voce e la condotta. Dio vuole che noi cantiamo l’alleluia, senza che ci siano stonature in colui che canta. Facciamo sì che la nostra vita e le nostre labbra, la nostra voce e la nostra condotta siano all’unisono. Lo ripeto: il nostro bel canto non condanni la nostra cattiva condotta. Cantiamo l’alleluia pur in mezzo alle preoccupazioni, perché possiamo cantarlo un giorno nella pace totale. Cantiamo l’alleluia in mezzo ai pericoli e alle tentazioni. (…) Canta come fa il viandante, canta, ma cammina. Canta per sostenere la fatica, non lasciarti prendere dall’indolenza. Canta e cammina. Che significa: cammina? Avanza, avanza nel bene. Avanza in rettitudine di fede, in purezza di vita. Canta e cammina».
E così sia!

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