Con questo l’evangelista Luca vuol dimostrare che Cristo Gesù non è un mito o un’idea, ma il Figlio stesso di Dio, che ha scelto di farsi uomo per entrare nel vivo del nostro tempo e della nostra storia al fine di per liberarci dal nostro orgoglio e salvarci. 

Un Dio umile: abbassamento e povertà
Un secondo aspetto del racconto della nascita di Gesù è la doppia incorniciatura dell’evento: da una parte una grande povertà, quella riguardante il modo e il luogo (una grotta adibita a stalla) in cui Gesù è venuto alla luce; dall’altra la manifestazione luminosa nella quale un angelo annuncia ai pastori – anch’essi poveri e ai margini della società – la grande gioia che un Salvatore è nato per loro.
Da questi indizi – ossia il modo con cui il Figlio di Dio è entrato nel mondo, e coloro ai quali per primi si è manifestato, i pastori – ci è facile comprendere come Dio prediliga ciò che è povero, umile e marginale.
Con la nascita di Gesù a Betlemme, Dio mostra in maniera inequivocabile come il suo modo di agire sia opposto a quello del mondo, il quale, invece, predilige e osanna i ricchi, i potenti, in una parola quelli che si impongono agli occhi degli altri per via del loro status sociale che poggia su privilegi e sete di dominio.
Questa, dunque, la rivelazione racchiusa nella nascita di Gesù: Egli si è fatto carne per mostrarci l’Amore immenso di Dio che ci si fa vicino, sorreggendo e illuminando la nostra vita di quaggiù, e spalancandola alla speranza della vita eterna.
Questa è la ragione che ha portato il Figlio di Dio ad abbassarsi e incarnarsi nel tempo e nella storia. E nessuno, ovviamente, è escluso da questo suo Amore. Nessuno è lasciato fuori o emarginato. Tutti ne sono raggiunti. Come ha scritto un filosofo cristiano, Soren Kierkegaard: «Cristo non ritenne mai un tetto tanto misero da impedirgli di entrare con gioia, mai un uomo tanto insignificante da non voler collocare la sua dimora nel suo cuore».

Come accogliere il Bambino Gesù
Ma – ci chiediamo – come accogliere nella nostra vita l’Amore di Dio fattosi visibile nella carne umana di Gesù?
Possiamo trarre alcune utili indicazioni dalla scena centrale del presepio, nella quale – attorno al Bambino Gesù – sono collocati Maria e Giuseppe, e, accanto alla mangiatoia nella quale Gesù era stato deposto, il bue e l’asinello.
Di Maria e di Giuseppe colpisce soprattutto il duplice atteggiamento di stupore e di adorazione. Entrambi questi atteggiamenti sono espressione della consegna di sé che Maria e Giuseppe hanno fatto nei confronti di un disegno misterioso di salvezza che li supera infinitamente, il mistero, appunto, dell’Amore immenso di Dio reso visibile nel Bambino Gesù.
Questi atteggiamenti di stupore e di adorazione dovrebbero pervadere anche il nostro cuore e la nostra mente. Gesù, infatti, continua a nascere anche oggi, e lo fa attraverso di noi ogni qualvolta lo accogliamo con adorante stupore nella nostra vita.
Solo così Egli ci dona la sua luce, quella che illumina e dà senso al nostro cammino di quaggiù. E solo così ci è possibile custodire – vivendolo e testimoniandolo concretamente – il suo Vangelo di salvezza. 
Lo stupore e l’adorazione che ci consentono di accostarci fruttuosamente al mistero del Natale si fanno ancora più grandi al pensiero che Gesù, nonostante le nostre fragilità, si è fidato di noi, affidando alle nostre mani i doni preziosi dell’amore e della pace, perché, insieme con Lui e con i fratelli e le sorelle che condividono la nostra stessa fede, potessimo edificare un mondo più giusto, più solidale e più pacifico. 
Simpatica e non meno significativa è la presenza nel presepio dell’asino e del bue, collocati anch’essi in una posizione privilegiata, accanto al Bambino Gesù che giace nella mangiatoia.
I Vangeli – è vero – non dicono nulla sulla presenza di questi due animali. Essa è il frutto di un’antichissima tradizione popolare (una delle primissime raffigurazioni dell’asino e del bue che vegliano sul Bambino Gesù risale alla seconda metà del IV secolo, ed è scolpita sul cosiddetto sarcofago paleocristiano detto di Stilicone), la quale sembra rifarsi a una citazione del profeta Abacuc che (nella versione dei LXX), recita: «In mezzo ai due animali tu ti manifesterai» (3,2).
In ogni caso, quel che motiva la loro presenza nel presepio è il fatto che sia il bue sia l’asino sono spesso ritenuti simbolo di umiltà, di mitezza e di pazienza. Si pensi, ad esempio, alla scelta di Gesù di entrare trionfalmente in Gerusalemme in groppa ad un asino, presentandosi così con i tratti di un Re pacifico, mite e mansueto, con i tratti, cioè, che manifestano il volto di un Dio paziente, misericordioso e grande nell’amore.

Vulnerabili all’Amore di Gesù
Carissimi fratelli e sorelle, se dunque desideriamo che la luce del Salvatore illumini la nostra vita, non cediamo a quella orgogliosa autosufficienza che si annida nel cuore di ciascun uomo, né mascheriamo le nostre fragilità sotto i paludamenti di pseudo-sicurezze che non hanno fondamento duraturo. 
Al contrario, apriamoci con stupore adorante all’Amore che salva, e accogliamo con cuore umile, mite, fiducioso e riconoscente, il Bambino Gesù che vuole abitare nella nostra vita.
Lasciamolo entrare, affinché ci offra quella sua gioia che niente e nessuno potrà toglierci, e ci doni quella sua pace che resiste ai marosi della vita, che mantiene desta la nostra speranza e che alimenta la nostra testimonianza della carità.
E allora, contemplando il presepe, permettetemi di pregare così, anche a nome vostro: 

«O Bambino Gesù, rendici frammenti di quella luce divina che sei venuto a portarci.
Facci amministratori sapienti del tempo e degli spazi che abitiamo, per trasformarli in un’esperienza di libertà e di amore per Te e per i fratelli.
Aiutaci ad arginare e a sconfiggere ogni forma di cupidigia e di male, e fa’ della nostra vita una fedele e quotidiana narrazione di Te.
Donaci la gioia di incontrati in ogni uomo, soprattutto in chi è povero, fragile, bisognoso o emarginato.
Rendici argilla plasmabile nelle tue mani affinché la costruzione del tuo Regno di Amore e di Pace possa trovare in noi generosi e gioiosi collaboratori». 

Questo è il Natale che auguro a me e a tutti voi. E così sia!

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