ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
2019
Ab. Donato Ogliari
L’Assunzione al cielo in anima e corpo di Maria Santissima è l’anticipazione del nostro comune destino.Appoggiandosi su un dato fondamentale della dottrina cristiana – quello riguardante la risurrezione della carne – essa ci ricorda che l’essere umano è “uno”.
Perciò, non solo l’anima, che è immortale, è destinata alla vita divina, ma anche il corpo. Anch’esso, benché mortale e soggetto alla corruzione, un giorno sarà misteriosamente trasfi¬gurato e avrà lo stesso destino del¬l’anima. Entrambi, infatti, sia l’anima sia il corpo, agli occhi di Dio, sono santi.
Al di là del privilegio accordato alla Madre di Gesù, il cui corpo, come quello del Figlio, è stato sottratto alla corruzione del sepolcro, il dogma dell’Assunzione di Maria riguarda dunque anche il nostro futuro nell’aldilà, un futuro che, in qualche modo, già spande la sua luce sul nostro cammino di quaggiù.
Le letture proposteci in questa solennità ci offrono alcune indicazioni al riguardo; ci dicono, cioè, come la vita terrena si presenta ai nostri occhi e con quale spirito affrontarla.

Prima lettura (Libro dell’Apocalisse 11,19a; 12,1-6a.10ab)
La prima lettura, tratta dal Libro dell’Apocalisse dell’apostolo ed evangelista Giovanni, ci ha descritto la visione di un segno grandioso nel cielo: una donna vestita di sole e con la luna sotto i suoi piedi, che gridava per le doglie del parto. Accanto a questo segno, il veggente di Patmos ne vede, però, un altro: un enorme drago rosso, pronto a divorare il bambino appena la donna lo avesse partorito.
In quella donna vestita di sole è simboleggiata la Chiesa tentata e perseguitata dal Maligno, simboleggiato appunto dal drago rosso. E poiché la Chiesa è presente in ciascun membro che la compone, ne consegue che tutti noi, credenti in Cristo, siamo nella posizione di doverci confrontare con la potenza demoniaca che cerca di ostacolare la nostra adesione al Cristo e di impedire che contribuiamo fattivamente all’edificazione del suo regno di giustizia e di pace su questa terra.
Pur sempre in rapporto alla Chiesa, vi è poi un’interpretazione più specificamente mariologica, che vede, cioè, adombrata nella donna vestita di sole la figura di Maria, Madre di Dio e madre nostra. Anche lei, Maria – che qui appare come “primizia e immagine della Chiesa” (Prefazio) – è dunque accomunata a quest’ultima nella sua quotidiana lotta contro il potere del Maligno.
Sull’esempio di Maria, ciascuno di noi è chiamato a vestirsi di sole, ossia a lasciarsi raggiungere dalla luce salvifica che viene da Dio per essere portatore della sua vita divina nel mondo. Come? Aderendo al Cristo e testimoniandolo attraverso una fede viva e una testimonianza concreta e coerente. Solo così possiamo contrastare il male presente nel mondo ed indicare nel Cristo la Via, la Verità e la Vita che ci conducono alla vera felicità e alla salvezza.
Guardando a Maria Assunta – “segno di consolazione e di sicura speranza” (Prefazio) per noi che siamo ancora pellegrini sulla terra – siamo perciò sospinti ad avere fiducia nell’esito positivo e buono della storia. È vero che il futuro dell’umanità è, per molti aspetti, minacciato. Sembrano prevalere l’indifferenza e l’egoismo, e la prepotenza e la vio¬lenza non allentano la loro presa.
Ciò nonostante, il futuro di gloria che il Signore risorto ci ha dischiuso, e nel quale, in associazione intima con Lui, anche Maria è stata introdotta, ci dice che la bellezza e la vitalità della Donna dell’Apocalisse – ossia della Chiesa peregrinante sulla terra sotto lo sguardo materno e protettore della Vergine Maria – sono più forti della malvagità di qualsiasi drago!

VANGELO (Luca 1,39-56)
La pagina evangelica proclamata ha per protago¬niste due donne: Maria e la cugina Elisabetta, entrambe abitate dal mistero di Dio che pulsa di vita nel loro grembo.
«Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo»
È significativo che le prime parole pronunciate da E¬lisabetta alla vista di Maria siano: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo». Da tale saluto apprendiamo che la genuinità dell’incontro con l’altro e la fecondità del dialogo si misura sulla base di un pensare e di un parlare intrisi di benedizione.
Poter pensare e dire “Tu sei benedetto!” a chi ci sta vicino e ci è familiare o a chi tocca di striscio il nostro cammino; a chi suscita le nostre simpatie e a chi non le suscita; a chi ha titoli per essere riconosciuto e farsi valere e a chi non ha niente e nessuno su cui appoggiarsi; questa è la testimonianza che il cristiano è chiamato a dare!
Se riuscissimo a dire, anche solo in cuor nostro, a chiunque incrociamo sul nostro cammino: «Tu sei benedet¬to!», ciò significherebbe far trionfare, contro l’indifferenza e l’anonimato, il desiderio di dialogo, di conoscenza e di condivisione fraterna; significherebbe permettere all’amore di Dio di moltiplicarsi attraverso relazioni improntate a positività e bontà, contro ogni forma di chiusura, di diffidenza o di ostracismo verso l’altro.

«L’anima mia magnifica il Signore»
Toccata dalle parole di benedizione pronunciate dalla cugina Elisabetta, Maria prorompe in un canto di gioia: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore».
Magnificare signi¬fica rendere grande. Ma come possiamo noi, piccole e fragili creature, magnificare il nostro Creatore? Eppure, noi abbiamo la possibilità di far grande Dio, e questo avviene nella misura in cui gli diamo tempo, mente e cuore; nella misura, cioè, in cui gli lasciamo spazio affinché i suoi pensieri e i suoi propositi di bene diventino i nostri pensieri e i nostri propositi. Soprattutto, noi facciamo grande Dio nella misura in cui ne riconosciamo le tracce sul volto di ogni nostro fratello e sorella.
Maria, che ha generato il Signore della vita, ci insegna ad abitare la terra con gli occhi intrisi di cielo; ci insegna a be¬nedire ogni essere umano e a fare grande Dio incarnando in noi le sue aspettative di bene e vivendo nella logica del suo amore.

LA GIOIA DELL’UMILE COLLABORAZIONE
Una parola, infine, sulla gioia sperimentata da Maria ed Elisabetta al momento del loro incontro. Essa è solo apparentemente una gioia che nasce da emozioni e sentimenti umani; non è, cioè, solo espressione di un forte legame di parentela e di un grande affetto reciproco.
La gioia che – per così dire – avvolge le due donne si colloca su un piano diverso e più alto. Essa è motivata dalla presenza di Dio nella loro vita, una presenza pregna di Spirito Santo per Maria di Nazareth, la quale, in quel momento, portava in grembo il Figlio di Dio – generato, appunto, miracolosamente per opera dello Spirito Santo –, e una presenza provvida e misericordiosa per Elisabetta, beneficata con l’attesa di un figlio, lei che tutti dicevano sterile.
L’esplosione di gioia, di cui entrambe le donne fanno esperienza, nasce dal vedere realizzate nelle loro vite le promesse di Dio nei confronti dell’umanità. Nella visita di Maria ad Elisabetta, infatti, è Dio – rappresentato da Gesù nel grembo di Maria – che va incontro all’umanità in attesa – rappresentata da Giovanni il Battista, che sussulta di gioia nel grembo di Elisabetta!
La gioia di Maria, soprattutto, è una gioia che nasce dalla consapevolezza di essere un umile strumento nelle mani di Dio, uno strumento tramite il quale la salvezza è entrata nel mondo. La sua gioia scaturisce dal sentirsi parte di quei “poveri di Jahvè” che ripongono in Dio ogni loro fiducia e speranza.
A differenza degli orgogliosi, dei superbi, di coloro, cioè, che sono pieni di sé e non fanno spazio a Dio, Maria si è consegnata incondizionatamente al Signore, si è resa cera malleabile nelle sue mani. È proprio da questa sua attitudine interiore – ossia dal riconoscimento della grandezza di Dio che manifesta la sua salvezza attraverso la vita degli umili – che nascono la gioia e la gratitudine di cui il Magnificat è espressione.

Come si vede, con la sua Assunzione, Maria non solo ci fa intravedere il nostro futuro destino, ma, nello stesso tempo, ci indica anche come procedere nel cammino, spesso faticoso, di quaggiù.
Ella ci invita ad essere vigilanti e luminosi nell’affrontare le seduzioni e le ostilità del Maligno, aperti e benedicenti nei confronti dei nostri fratelli e sorelle, e umilmente gioiosi nel riconoscere che anche noi siamo chiamati ad essere nel mondo strumenti di salvezza, ossia testimoni dell’amore che Gesù ha portato sulla terra per aiutarci a vincere il male col bene.
Ci consoli e ci protegga la Vergine Maria, nostra tenerissima Madre. E così sia.

Esposizioni - Franco Marrocco fino al 30 agosto e Franca Pisani fino al 27 ottobre 2019
Museo Abbazia di Montecassino

Totem Marrocco jpg

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