NATALE 2019
MESSA DELLA NOTTE
Ab. Donato Ogliari

Al centro della profezia di Isaia che abbiamo ascoltato nella prima lettura (Is 9,1-6) vi è la prodigiosa nascita di un bambino che sarà intronizzato solennemente come nuovo sovrano.
La tradizione cristiana ha interpretato quell’oracolo come un’allusione alla nascita di Gesù, unico e vero re della storia e del tempo, e ha mantenuto intatta la motivazione di fondo che soggiace alla profezia di Isaia, che cioè quella nascita sia un dono fatto agli uomini: «un bambino è nato per noi».
Questa stessa motivazione, infatti, ritorna nel brano evangelico proclamato (cf. Lc 2,10-11), quando l’angelo, indirizzandosi ai pastori intimoriti, dice: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia (...): oggi nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore».
Il senso profondo dell’incarnazione di Gesù risiede proprio qui: il Figlio di Dio è venuto sulla terra “per noi”, per amore nostro. Facendosi uomo, egli ha voluto essere pienamente coinvolto nel tempo e nella storia, inserito nello scorrere dei nostri giorni e negli spazi della nostra esistenza. Gesù è nato tra noi e per noi perché è l’Emmanuele, il Dio-con-noi, il Dio che vuole starci accanto per sostenere con la forza luminosa del suo amore il cammino, spesso accidentato, della nostra vita.
Come ci ha riportato la pagina evangelica, l’ingresso del Figlio di Dio nel mondo e l’assunzione della nostra carne, sono avvenuti in una cornice di povertà.
Nascendo in una grotta che fungeva da stalla, Gesù ha voluto farci comprendere di essere venuto sulla terra per condividere i limiti della nostra umanità, le asperità, le povertà, le sofferenze della vita.
Il fatto, poi, che sia stato deposto sul fieno, in una mangiatoia – ossia nel luogo dove gli animali si cibano – anticipa il meraviglioso miracolo dell’eucaristia, grazie al quale Gesù si dona a noi in cibo perché possiamo diventare un tutt’uno con Lui e godere di una presenza che non è solo esterna, ma che ci tocca intimamente e coinvolge tutto il nostro essere.
Che la cornice umile e povera che ha fatto da sfondo alla nascita di Gesù facesse parte di un disegno ben preciso di Dio, e non fosse il risultato di un caso, è testimoniato anche dal fatto che i primi destinatari dell’annuncio gioioso della nascita del Salvatore sono i pastori, persone povere ed emarginate.
È ad essi che l’angelo reca il lieto annunzio, manifestando in tal modo la predilezione di Dio per gli umili, i poveri, gli ultimi, per coloro, cioè, che nella società non hanno niente e nessuno su cui appoggiarsi, e che proprio per questo sono generalmente più disponibili e desiderosi di accogliere la salvezza che viene loro offerta da Gesù.
Questo, carissimi fratelli e sorelle, è l’atteggiamento con cui anche noi siamo chiamati a vivere il Natale, accostandoci ad esso con un cuore umile e povero.
Se non riconosciamo le nostre fragilità e le nostre debolezze ammettendo di aver bisogno dell’amore del Signore;
se siamo pieni di noi stessi e nel nostro cuore c’è spazio solo per la ricerca egoistica del nostro tornaconto;
se l’unico nostro interesse è quello di raggiungere i primi posti, di ottenere successo, di accumulare denaro e beni materiali,
allora non c’è posto per Gesù nella nostra vita, come non c’era posto per Lui nei ricoveri e negli alberghi di Betlemme in quella notte in cui stava per venire al mondo.
Se, invece, ci apriamo alla luce dell’amore con cui ci viene incontro, allora non tarderemo a renderci conto che anche lì dove ci sembra di essere giunti a un vicolo cieco, o lì «dove ci sentiamo incompresi, respinti e rifiutati, proprio lì Dio vuole nascere in noi. Lì dove non vogliamo guardare (...) negli abissi della nostra anima, lì dove in noi fa freddo e si nascondono i nostri lati duri, proprio lì è presente in noi la mangiatoia in cui Dio vuole depositare il proprio Figlio, affinché possa nascere anche in noi...e fare di noi l’uomo sognato da Dio» (A. Grün).

Tornando al racconto evangelico, esso terminava con l’apparizione del coro celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».
La proclamazione del dono della pace sintetizza l’avvenuto incontro tra Dio e l’uomo, incontro che si è concretizzato con la nascita di Gesù. In Lui la gloria dovuta a Dio si riverbera nella pace riversata sugli uomini. Dare gloria a Dio significa, allora, riconoscere che la pace rappresenta il volto concreto del suo amore.
Di fatto, come Dio gioisce nel prendersi cura di noi e nel mostrarci la sua benevolenza, così anche noi siamo chiamati, ovunque siamo, a farci promotori di pace.
Sorelle e fratelli carissimi, che il mistero del Natale di Gesù ci renda sempre più coscienti del compito che il Signore ci ha affidato, quello, cioè, di custodire in noi il dono della sua pace e di farla crescere attorno a noi, adoperandoci affinché le parole e i gesti di pace, seminati nel solco della nostra giornata, possano arginare ogni sussulto di sopraffazione, di ingiustizia, di violenza.
Allora, davvero, Gesù non sarà nato invano, anzi potrà continuare a rinascere nella nostra vita per fare di essa una presenza luminosa in un mondo assetato di speranza e di gioia. Buon Natale!

#AdottaunSampietrino : Campagna di Crowdfunding dell'Abbazia di Montecassino

campagna abbazia crowdfunding

13 - 21 marzo, festeggiamenti in onore di s.Benedetto. 20 e 21 marzo la Fiera Sancti Benedicti

 

san benedetto 2020

 

8 dicembre-2 febbraio: in mostra tre capolavori mai esposti prima

A3web MONTACASSINO SCOPRIRE 2 copia