MARIA SS. MADRE DI DIO
1° Gennaio 2020

Nella festa odierna convergono tre aspetti: mentre dal punto di vista civile il 1° gennaio segna l’inizio di un nuovo anno, nella Chiesa cattolica si celebra contemporaneamente la solennità di Maria SS.ma Madre di Dio (che chiude l’ottava solenne del Natale) e la 53ª Giornata mondiale per la pace.

Un nuovo anno
Per quanto riguarda il primo aspetto, l’inizio dell’anno civile, non c’è niente di meglio che riprendere la bellissima formula di benedizione contenuta nella prima lettura (cf. Nm 6,22-27):
«Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace» (vv. 24-26).
Al cuore di questa benedizione sta l’espressione “il Signore faccia risplendere” e “rivolga a te” il suo volto. Nel mondo semitico vedere il volto di qualcuno significava non solo vedere la persona, ma soprattutto entrare in relazione con essa. Se poi si trattava di un re o di un dignitario di corte, il vederne il volto significava l’essere ammessi alla loro presenza.
Applicate a Dio, le espressioni “faccia risplendere” e “rivolga a te” il suo volto risuonano come una benedizione rivolta a noi uomini, benedizione che, concretamente, si esprime con il dono della sua pace e della sua protezione.
Per noi cristiani, poi, questo è ancor più vero perché – come ci ha ricordato la seconda lettura – Dio ha mandato «nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre!». Tra Dio e noi, e noi e Lui, vi è, cioè, un rapporto di paternità e di figliolanza che rende ancor più piena la benedizione di Dio su di noi e più sicure la pace e la protezione che egli stende sulla nostra vita.
Di queste ultime, del resto, abbiamo sempre bisogno, e per questo le imploriamo anche oggi per il cammino che ci si apre dinanzi in questo nuovo anno. Ne abbiamo bisogno per impedire che il centro del nostro io si sfilacci e perda il contatto con la sua presenza amorosa che ci sostiene. Ne abbiamo bisogno per rafforzare la fiducia negli altri, per ridare fiato alla speranza perché non si affievolisca, per riappropriarci ogni giorno della gioia di amare chi ci sta accanto e di mostrare benevolenza a quanti incontriamo lungo i sentieri della vita.
Sì, perché il tempo che abbiamo a disposizione (e non sappiamo quanto sia) non è solo nostro, ma va vissuto nell’ottica del dono di noi stessi verso quelli che ci circondano. È, cioè, un tempo per imparare sempre più e meglio ad aprire il nostro cuore e la nostra vita agli altri, un tempo per ascoltare e per dialogare, un tempo per perdonare e per costruire o riallacciare relazioni, un tempo per condividere gioie e dolori, un tempo per essere solidali con chi è meno fortunato di noi.
«Trova il tempo per amare ed essere amato / trova il tempo di dare. / È il segreto dell’eterna giovinezza / è il privilegio dato da Dio / il giorno è troppo corto / per essere egoisti. Trova il tempo di fare la carità. / È la chiave del paradiso» (Madre Teresa di Calcutta).
Per noi credenti il tempo è, dunque, un tempo per la vita, un tempo in cui sperimentare la presenza misericordiosa di Dio nella nostra vita, una presenza che ci sostiene e ci sprona ad affrontare il futuro con la forza luminosa dell’amore che Gesù ci ha insegnato.

Maria Ss. Madre di Dio
Il secondo aspetto che caratterizza l’inizio del nuovo anno è la solennità liturgica di Maria SS. Madre di Dio. A parlarci sommessamente di Maria è il brano evangelico proclamato (cf. Lc 2,16-21). Esso ci riporta alla stalla di Betlemme dove i pastori accorrono per vedere il Bambino Gesù. «Dopo averlo visto – scrive l’evangelista Luca –, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro» (v. 17).
Molto bella e realistica la sequenza descritta dall’evangelista: prima lo sguardo dei pastori cade sul Bambino adagiato nella mangiatoia, poi si solleva verso Maria e Giuseppe. È la sequenza che anche noi generalmente seguiamo quando facciamo visita a una neo-mamma: dapprima lo sguardo si posa sul neonato, quindi, in un secondo momento, si sposta sulla madre che lo ha dato alla luce, e ci si congratula con lei.
Così hanno fatto i pastori, i quali riferiscono anche ciò che l’angelo aveva loro annunziato, che, cioè, quel bambino nato a Betlemme era il Salvatore, il Cristo Signore! Non si trattava di un semplice figlio d’uomo, ma del Figlio di Dio, che ha assunto la nostra carne per redimerci dal peccato e ricongiungerci a Dio.
E così facciamo anche noi oggi: attraverso il rito liturgico, contempliamo e adoriamo il Figlio di Dio nato per noi, e nello stesso tempo volgiamo il nostro sguardo interiore verso la sua mamma, Maria, e lodiamo il Signore perché per mezzo di lei ci ha Gesù e, grazie a Gesù, è diventata anche la nostra mamma.
E di lei, Madre di Dio e madre nostra, vogliamo far nostra quell’attitudine interiore descritta dall’evangelista Luca quando dice che «Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Custodiva, cioè, e meditava tutto ciò che i pastori avevano detto di Gesù. Anche per noi, il custodire, ossia il trattenere dentro di noi, e il meditare tutto ciò che riguarda Gesù e ci porta a Lui, a cominciare del suo Vangelo, costituisce il segreto per una vita che sia raggiunta e toccata dalla presenza di Dio, di una vita cristiana riuscita, di una vita, cioè, che si lascia prendere per mano da Gesù e si lascia accompagnare, sostenere e illuminare dalla sua Parola.

53ª Giornata mondiale per la pace
Come ogni anno, anche per il 2020  papa Francesco ha consegnato alla Chiesa universale un messaggio che la sproni a vivere e a progredire sui sentieri della pace. Il messaggio per questo nuovo anno ha per titolo: “La pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica”.
La pace – ci ricorda papa Francesco – è un cammino di speranza di fronte agli ostacoli e alle prove; è un cammino di ascolto basato sulla memoria, sulla solidarietà e sulla fraternità; è un cammino di riconciliazione nella comunione fraterna; è un cammino di conversione ecologica, nella duplice consapevolezza che ogni cammino di riconciliazione e di pace richiede, infatti, pazienza, fiducia e speranza, e che «si ottiene tanto quanto si spera» (S. Giovanni della Croce.
Più manteniamo viva e ardente la speranza per la pace, e più la otterremo. Infatti, afferma papa Francesco, «si tratta di credere nella possibilità della pace, di credere che l’altro ha il nostro stesso bisogno di pace. In questo, ci può ispirare l’amore di Dio per ciascuno di noi, amore liberante, illimitato, gratuito, instancabile».
Maria, Madre di Dio e madre nostra, ci aiuti a mantenere desto e vivo il nostro impegno per la pace, vegli sul nostro cammino e ci protegga col suo manto materno. E così sia.

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