Una giornata all’insegna del carisma benedettino quella di sabato 29 febbraio per le delegazioni di Montecassino, Norcia, Subiaco e Cassino al seguito della Fiaccola benedettina “Pro Pace et Europa Una” in Ungheria.

L’Abbazia di Pannonhalma, realtà benedettina attiva dal 996, ha accolto con una straordinaria e familiare ospitalità la Fiaccola benedettina che Papa Francesco ha benedetto mercoledì 19 febbraio e che è stata poi accesa a Norcia nella Basilica di San Benedetto, ancora in ricostruzione dopo il terremoto del 2016.

Come si legge nel testo del Messaggio di Pace di quest’anno, e come ricordato dallo stesso Abate ‎Cirill Tamás Hortobágyi all’inizio della celebrazione, le Abbazie di Pannonhalma e di Montecassino sono legate dal 1212 da una speciale comunione di preghiera che viene rinnovata ogni anno il 25 gennaio, festa della Conversione di San Paolo, nelle rispettive Comunità monastiche.

L’Abate Cirill ha ricordato come Papa Paolo VI abbia definito San Benedetto “Messaggero di Pace” nel proclamarlo Patrono Primario d’Europa nel 1964 e ha quindi aggiunto :”anche voi oggi qui lo siete, messaggeri di pace, portatori della fiamma della Fiaccola benedettina della pace e noi vogliamo unirci a voi in preghiera in un mondo di conflitti e di tensioni in cui abbiamo sempre più bisogno del forte carisma di san Benedetto che non accetta compromessi a buon mercato”.

L’Omelia dell’Abate Donato, che ha presieduto la Celebrazione Eucaristica, è stata incentrata su tre concetti principali: Vedere, Lasciare e seguire “ Il Vangelo di oggi-ha detto l’Abate di Montecassino, invita alla sequela e alla conversione, è un invito a seguire Gesù e convertirci ed è qualcosa che si rinnova ogni giorno. L’invito è rivolto a tutti perché nessuno può dirsi non-peccatore e anche il peccatore più incallito viene raggiunto perché si converta. Ogni giorno - ha proseguito l’Abate Donato- Gesù ci invita a osservare con sguardo attento ed empatico il nostro prossimo, ci chiede di avere uno sguardo che sappia penetrare le necessità degli altri e sappia farle proprie.

Gesù ci invita poi anche a lasciar andare tutto ciò che è pregiudizio e che ci impedisce di accostarci all’altro, tutto ciò che impedisce un approccio positivo con l’altro. Vogliamo costruire la pace e l’unità tra di noi e tra i popoli, allora mettiamo in atto la strategia del rispetto, del dialogo e della condivisione. Diventiamo edificatori di pace attraverso le parole e i gesti con cui ci relazioniamo con gli altri.

Vedere, lasciare e seguire, quindi, nell’ottica di Gesù per essere promotori e costruttori di pace.

San Benedetto e san Martino intercedano per noi.”

In chiusura di celebrazione l’Abate Donato ha poi attinto alla fiamma della Fiaccola “Pro Pace et Europa Una” per accendere le quattro fiaccole da donare ad altrettanti monasteri maschili ungheresi che saranno accese il giorno 21 marzo ad illuminare della stessa luce l’Italia e l’Ungheria. L’Abate Cirill ha poi simbolicamente consegnato delle candele accese anche a tre monasteri femminili ungheresi affinché anche loro si uniscano in comunione di preghiera nel giorno di san Benedetto.

Prima di rientrare a Budapest una visita guidata dell’Abbazia ha permesso alle delegazioni di conoscere meglio una bellissima abbazia che ha al suo interno anche una scuola maschile molto numerosa e tante e diverse attività che la rendono un importantissimo punto di riferimento religioso e culturale in Ungheria.

Di seguito il testo integrale del Messaggio di Pace 2020

 

Scarica qui il pdf del Messaggio di Pace 2020

Servizio fotografico di Roberto Mastronardi

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