LA RISURREZIONE DI LAZZARO
Gv 11,1-44
(Testo evangelico al termine della riflessione)
 

Nel Prologo del suo Vangelo Giovanni afferma che il Verbo di Dio «era la vita e la vita era la luce degli uomini» (Gv 1,4). Il racconto della risurrezione di Lazzaro del vangelo odierno è la drammatizzazione luminosa di Gesù–vita.

La voce del Risorto
Di fronte al sepolcro di Lazzaro, Gesù grida a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!» (v. 43), mostrando in tal modo il suo dominio sulla morte. La risurrezione di Lazzaro – ossia la vita fisica temporaneamente restituitagli – è la prefigurazione della vittoria definitiva sulla morte che Gesù sconfiggerà con la sua risurrezione. La morte non è tuttavia eliminata, ma riceve un significato nuovo che la trascende. Con la sua risurrezione, infatti, Gesù ci dà la garanzia che la nostra vita non finisce quaggiù, ma continuerà eternamente in Dio.
È consolante sapere che la voce di Gesù che, imperiosa, comanda a Lazzaro di uscire dal sepolcro, è quella del “buon pastore” che non permette a nessuno e a niente – neppure alla morte – di strappare dalla sua mano le pecore che gli sono state affidate dal Padre (cf. Gv 10,29). Gesù è il buon pastore che chiama per nome le sue pecore ed esse lo riconoscono (cf. Gv 10,3-4); è il buon pastore che le conduce ai pascoli della vita eterna.
Il pensiero della vita senza fine che ci attende in Dio non deve però distoglierci dall’impegno di quaggiù. Ogni giorno, infatti, siamo chiamati ad ascoltare la voce di Gesù che ci invita ad uscire dai sepolcri dei nostri egoismi e della nostra indifferenza, a liberarci dai lacci che immobilizzano e mortificano le nostre energie positive. Ogni giorno Gesù ci grida di liberare i desideri di bene che abbiamo in cuore per trasformarli in gesti concreti di compassione e di amore per gli altri.
Come corrispondere a questa voce di Gesù che ci chiama alla vita vera? Mi limito a descrivere due modalità presenti nel vangelo della risurrezione di Lazzaro: la fede e la preghiera.
  1. La fede che ci guida
Nell’invitarci a rafforzare e vivificare la nostra fede, il racconto della risurrezione di Lazzaro ci interpella al riguardo,
Il modo di credere dei vari personaggi che entrano in scena ci aiutano a rafforzare e a vivificare la nostra fede.
  • C’è la fede un po’ traballante dei discepoli, basata sul calcolo. Una fede non ancora limpida e trasparente, come si evince dal brevissimo scambio di battute tra Gesù e i suoi discepoli: «Gesù disse ai discepoli: “Andiamo di nuovo in Giudea!”. I discepoli gli dissero: “Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?”» (vv. 7-8). Andando dietro a Gesù i discepoli hanno timore di ficcarsi nei guai, e magari anche di mettere in pericolo la propria vita. A riscattarli dalla loro paura è l’apostolo Tommaso, il quale, rompendo gli indugi, dice: «Andiamo anche noi a morire con lui» (v. 16).
  • C’è la fede di Marta, una fede che inizialmente appare intimorita dall’ineluttabilità della morte, ma che poi emerge in tutto il suo spessore e raggiunge una perfetta confessione della divinità di Gesù: «Gesù le disse: “Tuo fratello risorgerà”. Gli rispose Marta: “So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno”. Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?”. Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”» (vv. 23-27).      
  • C’è la fede di Maria, che ci richiama la necessità di credere fermamente anche nei frangenti dolorosi della vita. Maria che si alza in fretta e va incontro a Gesù, ci invita ad uscire dalla “casa del lutto” – ossia a non rimanere prigionieri delle nostre ferite e sofferenze – per andare fiduciosamente incontro al Maestro. Maria è modello di una fede che sconfigge la disperazione e non si lascia fagocitare dai gorghi del nulla e del nonsenso. Maria ci invita a spalancarci nella fede a quella luce che proviene dal Cristo risorto e che sola ci illumina, ci riscalda, ci dà vita.
  • C’è, infine, la fede di quei giudei che, dopo aver visto il miracolo compiuto da Gesù, credono in lui: «Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui» (v. 45). Probabilmente è ancora una fede fragile, e tuttavia non meno autentica, e che avrà tempo per maturare e divenire adulta.
Il primo modo per scorgere la presenza del Signore Gesù nella nostra vita quotidiana, è dunque quello di avere fede in Lui e di lasciarci condurre da Lui con fiducia, anche quando non riusciamo a capire dove ci sta portando. A questo punto possiamo allora domandarci: la nostra fede è davvero la forza che illumina, sostiene e salva la mia vita? O è un semplice addobbo floreale, pronto a disfarsi e ad appassire di fronte alle difficoltà e alle prove della vita?
  1. La preghiera che ci fortifica
Prima di risuscitare Lazzaro, Gesù si rivolge al Padre nella preghiera: «Gesù allora alzò gli occhi e disse: “Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato”» (v. 41). Gesù ci insegna a riconoscere il primato di Dio nella nostra vita e a pregarlo non solo con insistenza fiduciosa («Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto»: Mt 7,7), ma anche con gratitudine, al pensiero che egli ci ascolta sempre, anche quando la sua risposta non collima con le nostre attese. Dio, infatti, è fedele alle sue promesse di bene e di salvezza, e sa quel che è meglio per noi, anche quando va contro le nostre attese.
Anche qui dobbiamo chiederci: qual è la qualità della nostra preghiera? È sostenuta dalla fiducia e dalla gratitudine? Ci fa davvero sperimentare la continua presenza del Signore, presenza che dà una garanzia di verità alla nostra fede, alla nostra speranza e alla nostra carità?
 
Il Gesù umanissimo e il suo amore di amicizia
In questo racconto della risurrezione di Lazzaro ci troviamo di fronte a un Gesù umanissimo, che solidarizza col dolore altrui, che si commuove, si turba e piange... Questi sentimenti e atteggiamenti manifestano che per Gesù nulla di ciò che l’uomo vive lo lascia indifferente. Soprattutto egli prova compassione per le situazioni di sofferenza e di dolore.
Dal racconto della risurrezione di Lazzaro emerge il profondo legame di amicizia e di affetto che lega Gesù ai suoi amici di Betania, in particolare Lazzaro («Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: “Guarda come lo amava!”»: vv. 35-36). Con quell’amore di amicizia Gesù continua ora ad amare ciascuno di noi, con quello stesso amore di amicizia vuole essere da noi riamato e accolto nel volto di ogni fratello e sorella.
Ci chiediamo: coltiviamo volentieri e con assiduità l’amicizia con Gesù? Lasciamo che il suo amore di amicizia per noi sia il vero sostegno del nostro cammino quotidiano? Condividiamo questo amore di amicizia con quanti ci stanno intorno con la medesima gratuità con cui Gesù ci vuole bene e si fa ogni giorno nostro compagno di viaggio?
***
 
Dal Vangelo secondo Giovanni (11,1-44)
1Un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. 2Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».
4All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 8I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». 9Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».
11Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». 12Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». 13Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. 14Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». 16Allora Tommaso, chiamato Didimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».
17Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betania distava da Gerusalemme meno di tre chilometri 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». 23Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». 24Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». 25Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». 27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
28Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.
32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». 37Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». 40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberatelo e lasciatelo andare».
45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Briciole 8

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