GIOVEDÌ SANTO 2020
CENA DEL SIGNORE

 

Il mistero pasquale di morte e risurrezione di Gesù è rivissuto e celebrato attraverso il cosiddetto “Triduo pasquale”. Questa denominazione non significa tre giorni di preparazione alla Pasqua, ma equivale alla celebrazione del mistero pasquale – nella sua totalità – nello spazio di tre giorni, passando dalla passione e morte del Signore (Venerdì Santo) alla sua sepoltura (Sabato Santo) e alla sua risurrezione (Domenica di Pasqua). Non si tratta, dunque, di celebrazioni distinte, ma di un unico mistero celebrato in tre momenti diversi.
Anche se il Giovedì Santo, propriamente parlando, non fa parte del Triduo pasquale, esso tuttavia lo introduce attraverso la S. Messa vespertina, detta “In coena Domini”, che è celebrata in ricordo dell’Ultima cena che Gesù condivise con i suoi apostoli, e che segnò l’inizio della sua passione. Soprattutto, nell’Ultima cena Gesù istituì il sacramento dell’Eucaristia, ossia il rito conviviale della Nuova Alleanza con il quale aveva anticipato, nei segni del pane spezzato e del vino versato, la sua morte redentrice.
Da quel momento, il sacramento dell’eucarestia è diventato il luogo del memoriale della morte e risurrezione di Gesù, memoriale che – lungi dall’essere un semplice rito – è il luogo nel quale si rispecchia il volto della Chiesa, chiamata ad essere un solo corpo e un solo spirito in Cristo Gesù per continuare ad offrire la sua salvezza al mondo intero.
All’istituzione dell’Eucaristia, poi, è strettamente collegata l’istituzione del sacerdozio ministeriale, chiamato così proprio perché esso dev’essere vissuto, da coloro che vi sono chiamati, nella logica del ministero, ossia del servizio, che ha come suo insuperabile modello l’offerta che Gesù ha fatto volontariamente di sé sulla croce, e di cui l’Eucaristia è, appunto, il memoriale.
Soprattutto, nell’Eucaristia attingiamo alla sorgente inesauribile dell’amore, perché è l’amore per noi che ha motivato il sacrificio di Gesù. Partecipare all’Eucaristia significa dunque abbeverarci al “comandamento nuovo” dell’amore che Gesù stesso ci ha insegnato. In altre parole, poiché l’Eucaristia nasce dall’amore immenso con cui Cristo Gesù ci ha salvato, essa non può che essere celebrata nell’amore e generare amore.
Le parole: «Fate questo in memoria di me», dette da Gesù al termine dell’istituzione dell’Eucaristia – e ripetute in ogni Messa dopo la consacrazione del pane e del vino – vanno comprese proprio in questa direzione. Non si tratta semplicemente di far memoria di quanto egli ha fatto, ma di far sì che il ricordo del suo sacrificio incida concretamente sulla nostra vita, pena la sterilità di quel ricordo. Celebrare l’Eucaristia significa, infatti, assumere e far nostro lo stile di vita di Gesù, uno stile di servizio, di dedizione, di amore illimitato.
Similmente, il gesto di Gesù che lava i piedi dei suoi discepoli, prima ancora che di umiltà è un grande gesto che ripropone simbolicamente il dono di sé sulla croce, dono – lo ribadiamo – sostenuto dal suo amore indelebile per noi. Ecco perché anche la lavanda dei piedi è introdotta dalla frase: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine».
Questo stile di donazione, che rappresenta l’identikit del cristiano, è riproposto alla fine di questo brano evangelico, nel momento in cui Gesù rivela ai discepoli il significato profondo del gesto che ha compiuto in qualità di “Maestro” e “Signore”: «Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».
Di qui la sostanziale unità tra le parole pronunciate da Gesù dopo l’istituzione dell’Eucaristia («Fate questo in memoria di me») e quelle pronunciate dopo la lavanda dei piedi («perché anche voi facciate come io ho fatto a voi»).
Quel che conta è il “fare”, ossia lo spendere la nostra vita nella logica del dono, del servizio gratuito e amoroso ai fratelli. A questo è chiamata la comunità cristiana: vivere e operare sull’esempio di Gesù, poiché è nel servizio umile, limpido e duraturo (“fino alla fine”) che la Chiesa rende manifesta la sua missione di amore nel mondo.

 

Mostra di Arte Contemporanea 17 ottobre 2020-28 marzo 2021

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