VEGLIA PASQUALE 2020

In questa Veglia pasquale celebriamo l’evento che fonda la nostra fede cristiana: la Risurrezione del Signore, ossia il suo passaggio dalla morte alla vita senza fine in Dio.
Il rivivere questo evento ci spinge a ridare forma e consistenza alla nostra vita, guardando ad essa con occhi nuovi, ricolmi della Luce del risorto! Forse, infatti, c’è in noi qualche lato oscuro che vorremmo fosse raggiunto da questa luce; qualche aspetto che ci mortifica e che, oltre a farci soffrire, ci rende magari fonte di sofferenza anche per gli altri, a cominciare dalle persone a noi più vicine.
Se poi ci guardiamo attorno, costatiamo un accumulo tale di violenza, di miseria, di ingiustizia in ogni parte del mondo, da avvertire un senso di impotenza e di smarrimento circa l’effettiva capacità del messaggio cristiano di rendere più autentica e più bella la convivenza fra gli esseri umani.
Tuttavia, è proprio su questo sfondo che in questa notte santissima celebriamo con stupore, grato e riconoscente, l’amore indefettibile di Dio, un amore che è in grado di raggiungerci, di liberarci e di guarirci al cuore di ogni situazione negativa. Ne è garanzia la forza vivificatrice della risurrezione con cui Dio ha risposto alla violenza omicida e disgregatrice di cui Gesù era stato vittima.
Gesù risorto è la mano che, una volta per tutte, Dio ha teso a noi, pellegrini nella storia ancora alle prese con la potenza del male e le sue paralizzanti suggestioni. Queste ultime non ci fanno più paura perché sappiamo che, con Gesù risorto, possiamo farvi fronte, contrastarle e vincerle con la forza del suo amore.
Perché ciò avvenga, occorre, però, che non ci lasciamo attanagliare dalla morsa della paura che impedisce al nostro cuore di fidarci del Signore. L’invito a non temere, rivolto sia dall’angelo sia da Gesù risorto alle donne che si erano recate al sepolcro il mattino di Pasqua, risuona in tutta la sua portata anche per ciascuno di noi. Non abbiamo paura! Rotoliamo via la pietra che occlude l’ingresso del nostro cuore, e lasciamo che vi penetri la luce gioiosa del Cristo Risorto, apportatrice di vita nuova!
Tra poco scandiremo insieme questo nostro proposito di non lasciarci imprigionare dalla paura, riaffidandoci a quella forza luminosa che abbiamo ricevuto al momento del nostro battesimo, quando siamo stati immersi nel mistero di morte e risurrezione di Gesù, fonte della vera vita. Rinnovando le promesse battesimali, professeremo la nostra fede in Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo, e grideremo la nostra rinuncia al Maligno e alle sue suggestioni.
Questo nostro proposito diventi il nostro impegno quotidiano, e lo diventi alla luce dell’Alleluia, il canto di lode e di fiducia che abbiamo fatto gioiosamente risuonare in questa notte e che la Chiesa, nel suo cammino di quaggiù, rivolge al Signore affinché renda la vita dei suoi figli – risorti con lui a vita nuova nel battesimo – un ininterrotto canto di amore, testimoniato nella quotidiana ricerca del bene, della giustizia e della pace. Come ci esorta sant’Agostino in un suo noto passo:

«Alleluia significa “lodate il Signore”. Lodiamo il Signore, fratelli, con la vita e con le labbra, col cuore e la bocca, con la voce e la condotta. Dio vuole che noi cantiamo l’alleluia, senza che ci siano stonature in colui che canta. Facciamo sì che la nostra vita e le nostre labbra, la nostra voce e la nostra condotta siano all’unisono. Lo ripeto: il nostro bel canto non condanni la nostra cattiva condotta. Cantiamo l’alleluia pur in mezzo alle preoccupazioni, perché possiamo cantarlo un giorno nella pace totale. Cantiamo l’alleluia in mezzo ai pericoli e alle tentazioni, tutti insieme. Su questa terra il cantore deve morire, in cielo vivrà per sempre. Quaggiù canta la speranza, lassù il possesso. Quaggiù è l’alleluia del cammino, lassù quello della patria. Canta come fa il viandante, canta, ma cammina. Canta per sostenere la fatica, non lasciarti prendere dall’indolenza. Canta e cammina. Che significa: cammina? Avanza, avanza nel bene. Avanza in rettitudine di fede, in purezza di vita. Canta e cammina».

E così sia!

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