MESSA DELL’AURORA
Natale 2020
Lc 2,15-20



Il brano evangelico che è appena stato proclamato è il prosieguo di quello della Messa della Notte. L’umanità che vi è rappresentata, e che troviamo china sul mistero di quel Bambino nato poveramente a Betlemme, non ha nulla a che fare con i potenti, i detentori della legge, gli orgogliosi o gli autosufficienti. Si tratta di persone semplici: dei poveri pastori, una ragazza, Maria, che, per partorire, ha dovuto accontentarsi di una grotta utilizzata come rifugio per gli animali, e il suo sposo, Giuseppe, un uomo umile e semplice. A complemento, poi, la pietà cristiana vi ha aggiunto l’asino e il bue che, oltre a condividere l’ambiente – in primo luogo a loro destinato – contribuiscono a riscaldarlo con la loro presenza.
I pastori, Maria e Giuseppe rappresentano, a modo loro, i credenti o i discepoli di tutti i tempi, di tutti coloro, cioè, che con sincerità e umiltà di cuore riconoscono in Gesù il loro Salvatore e si chinano su di lui per lasciarsi avvolgere dalla sua luce. Ma soffermiamoci sull’atteggiamento dei pastori e su quello, più intimo e raccolto, di Maria.
I verbi che si rincorrono in questa pagina evangelica sono diversi. Da una parte essi indicano movimenti e gesti (i pastori che vanno alla grotta di Betlemme, che trovano e vedono Gesù e i suoi genitori, a cui riferiscono le cose dette dall’angelo…), dall’altra descrivono sentimenti che si alternano e si susseguono (il mettersi cammino “senza indugio”, lo stupore generato dalle parole dei pastori, la reazione di Maria, la lode…).

I pastori
Degno di nota, innanzitutto, è il fatto che i pastori partono alla volta della grotta “senza indugio”. La prima cosa che il Signore chiede a chi si pone alla sua ricerca è che si stabilisca un rapporto di fiducia con Lui. I pastori hanno ascoltato l’annuncio dell’angelo e dopo aver accolto le sue parole si sono messi in cammino con fiducia, desiderosi di verificare con i propri occhi ciò che era stato loro annunciato. E di fatto riscontreranno che è avvenuto «come era stato loro detto».
Val la pena ricordare che la stessa tensione in avanti si verificherà anche con Maria quando, alla notizia che l’anziana cugina Elisabetta era al sesto mese, si metterà in cammino senza indugio per andare a trovarla e costatare le meraviglie compiute in lei dal Signore, al quale nulla è impossibile.
Un altro aspetto importante è l’annuncio. Chiaramente i pastori non fanno altro che trasmettere le parole udite dall’angelo che era loro apparso quella notte. Riferiscono ciò che egli – inviato di Dio – aveva fatto loro conoscere. Questo è il compito del credente, il quale non annuncia cose sue, ma si pone umilmente al servizio del Vangelo di Gesù. Il vero annunciatore di Cristo, anche quando proclama e testimonia apertamente il suo vangelo, rimane – per così dire – dietro le quinte, perché ciò che deve emergere non è lui o lei, ma Gesù e la sua Parola che salva.

Maria
Accanto allo stupore suscitato nei presenti dalle parole dei pastori, l’evangelista tratteggia delicatamente la reazione di Maria, una reazione che ci stupisce per la serena discrezione e l’intrinseca bellezza di cui è rivelatrice: «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore».
Anche Maria ascolta le parole che i pastori riferivano a proposito del Bambino – e che spiegano l’evento che ella stessa aveva vissuto e viveva in prima persona – e le custodisce dentro di sé, meditandole nel proprio. Maria non si ferma alla superficie. Va in profondità. Il suo è un ascolto pensoso, meditabondo, chiarificatore. Maria custodisce, ossia trattiene con cura dentro di sé quello che ha ascoltato, non lo disperde. E tuttavia, questo trattenere con cura, non è un custodire passivo (come quando si custodisce qualcosa di prezioso in un museo), ma è un custodire vivo, attivo, che confronta le parole tra loro, che le rilegge e le interpreta alla luce degli avvenimenti, per cogliervi la verità profonda di cui sono portatrici.
Maria custodisce e medita le parole dei pastori che proclamano la gloria del Bambino che ella ha dato alla luce, perché quel Bambino così glorificato si trova ora « avvolto in fasce e posto in una mangiatoia». Maria aveva bisogno di custodire e di meditare al fine di penetrare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio di cui lei era uno dei protagonisti, e comprendere che la gloria di Dio aveva posto la sua dimora nella povertà della condizione umana.
In questo Maria è figura per eccellenza del discepolo – e dunque della Chiesa – che si pone in ascolto per comprendere i modi spesso imprevedibili con cui il Signore agisce in noi e nella storia. I pastori si erano messi fisicamente in cammino per verificare ciò che era stato detto loro. Maria affronta un cammino interiore volto a comprendere e a illuminare ciò che ella vede e vive. E in questo ci è di ammaestramento perché anche noi abbiamo bisogno di capire come il Signore agisce nella nostra vita, e come vi agisce non solo attraverso la provocazione della sua Parola che – accolta e custodita – va rilanciata nella testimonianza della nostra vita, ma anche attraverso il volto di ogni nostro fratello e sorella, di cui, pure, dobbiamo prenderci cura e custodire, come Maria si è presa cura di Gesù e lo ha custodito, assieme a Giuseppe. Il Natale che ci invita a custodire Gesù ci sprona anche a custodire i nostri fratelli!

Mostra di Arte Contemporanea 17 ottobre 2020-28 marzo 2021

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