EPIFANIA 2021
Matteo 2,1-12


Quella dei Magi è una pagina dal sapore esotico che fin dall’antichità ha conquistato l’immaginario dei cristiani, piccoli e grandi. Ciò ha contribuito a far sì che questi personaggi venuti dall’Oriente fossero identificati come dei re, che fossero in numero di tre e che avessero dei nomi precisi, mentre il Vangelo non dice nulla al riguardo. Gli stessi doni offerti dai Magi al Bambino – l’oro, l’incenso e la mirra – vennero interpretati come i simboli della regalità di Gesù, della sua divinità e della sua passione e morte.

La ricerca di Cristo luce
Tutto questo, per quanto bello e suggestivo, non deve però farci distogliere lo sguardo da colui che rimane il protagonista principale di questa pagina evangelica, e cioè Cristo Gesù. Del resto, le prime parole pronunciate dai Magi una volta giunti a Gerusalemme, si riferiscono proprio a lui: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo».
Al cuore di questa pagina vi è dunque Gesù. È di lui che i Magi vanno alla ricerca, una ricerca che si snoda sotto la guida di una stella, il cui simbolismo ci porta – ancora una volta – a Gesù, il Dio-fatto-uomo, la luce venuta nel mondo a radunare l’umanità dispersa dalle tenebre del peccato, e a diventare luogo di incontro tra Dio e l’umanità, tra il Creatore e le sue creature.
In questa prospettiva il viaggio dei Magi diventa una metafora della vita cristiana, intesa come ricerca di Cristo e sequela di Lui; una sequela che, per prima cosa, è caratterizzata dal coraggio di distaccarsi dalle proprie sicurezze, da quei pesi ed egoismi che vorrebbero tenere il credente legato alle cose della terra. I Magi sono simbolo di quanti cercano il Signore nella propria vita, di quanti sanno osare e guardare in avanti senza paura per scrutare i segni di Dio nella notte del mondo e accoglierli come un tracciato luminoso per il proprio cammino di quaggiù.
Dal racconto dei Magi, però, si evince anche che il cammino di ricerca e di sequela di Gesù non è né scontato né facile. Anche nella vita del credente, infatti, vi sono momenti in cui la stella – cioè Gesù – sembra scomparire dall’orizzonte, provocando smarrimento, scoraggiamento, delusione, paura.
Tuttavia, la fede vera non retrocede, non si arrende, non si lascia intimidire dalle difficoltà e dalle prove che anche la ricerca del Signore e la sequela di Lui e del suo Vangelo comportano. Solo una fede che sa rischiare è una fede viva, una fede che mantiene intatta la fiducia nel compimento delle promesse del Signore. E solo una fede così può condurre all’adorazione del Cristo, ossa all’adesione piena a Lui, che è poi il punto apicale di ogni autentica sequela di Lui, come anche i Magi ci insegnano.

L’universalità della salvezza
Il brano evangelico presenta, inoltre, una connotazione universalistica della salvezza. “Epifania” è un termine greco che significa “manifestazione”. Gesù, il Figlio di Dio fatto carne, non intende manifestarsi solamente al suo popolo, Israele, ma a tutte le genti, qui rappresentate dai Magi. Il Signore, cioè, si lascia cercare e trovare da chiunque desideri mettersi alla sua ricerca con atteggiamento sincero.
Chi più dei capi dei sacerdoti e degli scribi del popolo – ossia i correligionari di Gesù a cui Erode aveva chiesto un parere – avrebbe dovuto riconoscere con gioia la venuta del Messia e mettersi alacremente alla sua ricerca? E invece, non solo si lasciano prendere pure essi dal turbamento che aveva assalito tutta Gerusalemme, ma dimostrano anche di essere dei freddi esegeti della Parola di Dio. L’hanno sì scrutata, ma non con sincerità di cuore, bensì in maniera distaccata, indifferente, senza che ci fosse un coinvolgimento personale. I Magi, invece, che non appartenevano al popolo d’Israele e non attendevano alcun Messa, si sono prontamente messi alla ricerca di Gesù, appena vista la sua stella in cielo.
Come risuonano vere le parole che Gesù pronuncerà all’indirizzo del centurione pagano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti» (Mt 8,10b-12).
Quanti, ancora oggi, pur non essendo cristiani, cercano con cuore sincero il Signore e – senza saperlo – vivono in consonanza con Lui, lasciandosi raggiungere dalla sua luce! Poiché – non dimentichiamolo – è desiderio di Dio «che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1Tm 2,4).

La lotta tra la luce e le tenebre
Infine, la stella luminosa del Vangelo richiama anche il suo opposto: l’oscurità delle tenebre. Sono le due forze contrastanti – luce e tenebre appunto – che simboleggiano il bene e il male, ossia la lotta che si protrae nella storia tra le ragioni luminose dell’amore, della concordia, dell’accoglienza e quelle tenebrose dell’odio, della divisione, del rifiuto.
Quello della luce – come è noto – è uno dei temi dominanti del Natale. Gesù, il Figlio di Dio, è la «luce vera» (Gv 1,9) venuta ad illuminare il mondo e a liberarlo dalle tenebre del peccato. Di fronte a Lui le pallide luci che il mondo cerca di propinarci come indicatrici della nostra ricerca di felicità si dissolvono rapidamente. Il cristiano sa che la vera «luce del mondo» (cf. Gv 8,12), quella che non viene meno, quella dalla quale lasciarsi illuminare e guidare, è il Cristo.
Egli è la luce di cui siamo chiamati a rivestirci, come è stato proclamato nella prima lettura: «Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te (…) su di te risplende il Signore» (Is 60,1.2).
Questa luce – come diremo nella preghiera dopo la comunione – è sempre con noi e in noi, ed è in ogni luogo nostra compagna di viaggio e nostra guida sicura sul cammino della vita. Questo è il motivo della nostra gioia, e la ragione che ci consente di non allinearci con gli Erodi di questo mondo, ma di stare dalla parte del bene, dalla parte della luce! E così sia!

Mostra di Arte Contemporanea 17 ottobre 2020-28 marzo 2021

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