SOLENNITÀ DI S. SCOLASTICA 2019

«Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma il Signore le rispose: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta”» (Lc 10,38-42). 


Il Vangelo odierno si apre con un racconto sull’ospitalità, da sempre considerata una delle modalità più significative della fraternità cristiana. Qui, però, l’ospitalità esercitata da Marta e Maria assume tratti particolari, perché l’ospite non è semplicemente l’uomo Gesù, mail Signore stesso, che entra nella casa di Betania con una parola che capovolge abitudini e modi di vedere e di vivere.
Tutto ruota attorno a due atteggiamenti diversi che, sulle prime, sembrano contrapporsi l’uno all’altro: da una parte l’ascolto attento di Maria che, seduta ai piedi di Gesù, pende dalle sue labbra, e dall’altra l’agire indaffarato di Marta, che porta avanti i servizi di casa.
Maria
Prima di descrivere l’atteggiamento di ascolto di Maria, va sottolineata la libertà con cui Gesù propone il suo insegnamento a una donna. La legge ebraica, infatti, proibiva la comunicazione dei segreti di Dio sia ai pagani sia alle donne.
Gesù, che dimostra di essere sovranamente libero, non fa discriminazioni di sorta. Per lui ogni essere umano, uomo o donna che sia, è una persona destinataria dell’amore di Dio. Perciò, anche le donne sono chiamate ad ascoltare il suo vangelo di salvezza e a farsi sue discepole.
Così, al di là della scena domestica e intima qui rappresentata, Maria che si abbevera alle parole che escono dalla bocca di Gesù appare come la figura tipica del discepolo che ascolta attentamente il suo Maestro e Signore.

Marta
Rispetto alla sorella Maria, Marta svolge un ruolo decisamente attivo: è lei, infatti, che, dopo aver accolto l’ospite Gesù, si occupa dei molti servizi di casa (per l’occasione c’era da preparare il pranzo e la tavola), il che la distoglie dall’ascoltare la parola del Signore.
Alla richiesta impaziente di Marta: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti», segue il dolce rimprovero di Gesù: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno». Tale rimprovero è motivato dal fatto che Marta non solo si lascia troppo distrarre nella mente, ma si lascia anche prendere dall’agitazione e dall’affanno.
L’evangelista Luca accentua volutamente Il suo affaccendarsi per metterlo in contrasto con la posizione di ascolto assunta da Maria, ed è probabile che, in tal modo, egli voglia alludere a qualche eccesso di zelo nella comunità cristiana a cui il suo Vangelo era diretto, un attivismo che aveva dato predominanza alle opere rispetto all’ascolto della Parola del Signore. Se è vero, infatti, che la comunità cristiana dev’essere una comunità di servizio, è altrettanto vero che essa dev’essere anche e soprattutto una comunità capace di porsi in ascolto delle parole del suo Signore, perché è da esse che trae la linfa vitale per il suo agire.

L’insegnamento di Gesù
Gesù, dunque, non nega l’importanza del servizio di Marta che, di fatto, rappresenta un comportamento cristianamente autentico e ineccepibile, e di cui Gesù stesso ci ha dato l’esempio, come dirà ai suoi discepoli durante l’ultima cena: «Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve» (Lc 22,27). 
Non è dunque la diakonia, il servizio come tale, ad essere biasimato da Gesù. Ciò che egli biasima è l’affannarsi e il preoccuparsi in modo ansioso e assillante per le molte cose da fare. 
In altre parole, la tensione non è tra l’ascolto e il servizio, ma fra l’ascolto e il servizio che distrae, fra lo stare con Gesù (l’ospite) e il troppo affaccendarsi che impedisce di fargli compagnia.

«...di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta»
Il diverso comportamento delle due sorelle offre dunque a Gesù l’occasione per un insegnamento che va al di là delle circostanze concrete, ossia dell’episodio di Betania. Da esso, appunto, deduciamo che ciò che deve avere priorità su tutto è l’ascolto della parola di Gesù, la disponibilità a riconoscere e ad accogliere il Regno di Dio incarnato nella sua persona. Tutto il resto – per quanto importante – è relativo rispetto all’atteggiamento basilare dell’ascolto che, nella relazione con Gesù, costituisce la “parte migliore”..
Potremmo anche dire che la tensione, alla fine, è tra ciò che è secondario e ciò che è necessario, fra il troppo e l’essenziale. In fondo, «le troppe cose impediscono non soltanto l’ascolto, ma anche il vero servizio. Fare molto è segno di amore, ma può anche far morire l’amore. L’ospitalità ha bisogno di compagnia, non soltanto di cose. Persino il troppo “dare”, anche per amore, rischia di togliere spazio alle relazioni» (B. Maggioni).
È a questo livello che si innesta il grande insegnamento che ci proviene da S. Scolastica. In occasione dell’ultimo colloquio con Benedetto, lei presentiva come prossima la sua morte, e perciò desiderava prolungare il colloquio spirituale col fratello e godere un po’ più a lungo della sua “compagnia”.
Dal canto suo, di fronte alla richiesta della sorella, Benedetto si dimostra rigido e vuol far prevalere l’osservanza letterale della Regola, che gli imponeva di ritornare in monastero prima del tramonto del sole. Benedetto, cioè, dava precedenza alle “cose da fare” in ossequio alle norme, e ciò gli aveva appannato la capacità di capire le ragioni dell’amore. Il servizio vero che in quel frangente gli era richiesto era quello di dare maggiore spazio alla relazione con la sorella, di intrattenersi più a lungo con lei.
Tuttavia – com’è noto – ci volle il miracolo della pioggia scrosciante, impetrato dalla preghiera di Scolastica, per far recedere Benedetto dal suo proposito di rientrare in monastero, e per fargli comprendere che le vie di Dio, le vie dell’amore appunto, sono infinite, e possono travalicare il dettato delle norme stilate dall’uomo. Infatti, per quanto anche queste ultime possano essere strumento del suo amore, non possono tuttavia delimitare o coartare l’agire libero di Dio.
Il miracolo – scrive Gregorio Magno – fu infatti «ottenuto dall’amore di una donna per la potenza di Dio onnipotente. (...) Infatti, secondo la parola (dell’evangelista) Giovanni. “Dio è amore”. Perciò, giustamente, fu più potente colei amò di più!».Le foto della Celebrazione della mattina in Abbazia.
Le foto della Celebrazione pomeridiana presso il Monastero di Santa Scolastica a Cassino