Un brulichio di fedeli desiderosi di far visita e pregare alla tomba del Santo Patrono nel giorno del suo Transito ha accolto il personale del monastero già all’apertura martedì 21 marzo, giorno di festa in Abbazia in cui chi può cerca di stare ancora di più accanto alla Comunità monastica.

Tutto era pronto già dalla sera precedente nella sala Capitolare per accogliere il Cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero, Mons Lorenzo Loppa, Vescovo di Anagni - Alatri, Mons. Gerardo Antonazzo, Vescovo di Sora - Cassino - Aquino - Pontecorvo, Mons. Francesco Pio Tamburrino, Arcivescovo Emerito di Foggia - Bovino, Mons Camillo Cibotti, Vescovo di Isernia e i tanti sacerdoti e monaci che, come ogni anno, hanno voluto essere presenti per il Pontificale.

A rappresentare il Governo italiano, il Sottosegretario agli Affari Esteri Benedetto Della Vedova che ha avuto modo di trascorrere qualche minuto insieme all’abate Donato prima di dirigersi con gli altri verso la Basilica.
 
Sempre accanto alla Comunità monastica di Montecassino, anche S.E. il Prefetto di Frosinone Emilia Zarrilli e il Dott. Filippo Santarelli, Questore di Frosinone, tra le autorità civili e militari presenti, con tutte le altre autorità civili e militari, gli amici del monastero, gli oblati dell’Abbazia e i rappresentanti delle tre realtà legate alla Fondazione san Benedetto che fa capo a Montecassino: il Corteo Storico Terra Sancti Benedicti, l’Istituto San Benedetto e la Casa della Carità.


In una Basilica gremitissima e festosamente decorata dai bellissimi fiori primaverili, arricchiti quest'anno dalla novità dei piccoli alberi di mandarino, l'Abate Donato all'inizio della Celebrazione ha pronunciato parole di ringraziamento, ma anche una esortazione ad affidare a s.Benedetto le nostre preoccupazioni, i nostri bisogni e il desiderio di vivere con gioia secondo gli insegnamenti del Vangelo, perché si possa costruire una società sempre più pacifica.

Il Cardinale Stella, invitato dall'Abate Donato a presiedere la Celebrazione, al termine della intensa e articolata omelia, ha rivolto ai presenti il seguente invito: "Senza nulla anteporre all'amore di Dio e con il desiderio di portare la Sua carezza compassionevole a ogni fratello o sorella che Egli mette sul nostro cammino, specialmente nella mia famiglia e nella mia comunità, preghiamo San Benedetto, perché interceda per ciascuno di noi, per la Chiesa e per la nostra Europa."

Dopo il pranzo in refettorio, invece, S.E. Stella, nel ringraziare, ha invitato tutti i presenti a non dimenticare che i monasteri e le abbazie oltre ad essere bellissimi luoghi, significano Comunità monastica e per questo dobbiamo augurarci che possa esserci sempre l'apporto di giovani che scelgono questo percorso di vita.

Nel pomeriggio, dopo i Vespri solenni in Abbazia, l’Abate Donato è sceso in città per affiancare S.E. Antonazzo nella celebrazione delle 17.30 prima della processione con la sacra reliquia di S.Benedetto, la sua statua e la presenza sempre numerosa dei figuranti del Corteo Storico Terra Sancti Benedicti.

Al termine, il rientro con la benedizione congiunta del Vescovo di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo Mons. Gerardo Antonazzo e dell’Abate Donato che ha assicurato, come “umile successore di s.Benedetto” la sua preghiera per tutti alla tomba dei fratelli Benedetto e Scolastica sul monte sacro dove riposano le loro spoglie.

Per quanti non hanno potuto esserci, riportiamo il testo integrale dell’Omelia del Cardinale Stella pronunciata durante il Pontificale. 

 

 

OMELIA SANTA MESSA SOLENNITÀ DI SAN BENEDETTO

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Montecassino, 21 marzo 2017 – Ore 10:30

 

 

Saluto cordialmente S.E. Mons. Donato Ogliari, Abate di questo Monastero, le Autorità Civili e Militari, i Padri Benedettini, i Sacerdoti, i Religiosi, le Religiose e tutti voi qui convenuti.

Da alcuni giorni il popolo di Montecassino si prepara, in un clima di preghiera e di festa, a onorare il Santo Patrono di questa Città e dell'Europa. Proprio ieri, accompagnata dai giovani, è arrivata la Fiaccola di San Benedetto, dopo essere stata portata in pellegrinaggio in alcuni luoghi-simbolo del nostro Continente, come segno di luce e di speranza.

Mi sembra, questa, un'efficace immagine, che esprime anche il senso del nostro essere qui radunati per celebrare questa Solenne Eucaristia: siamo pellegrini incamminati verso il Cielo, viandanti alla ricerca della luce divina, la sola che può orientare e dare pienezza alla nostra vita; talvolta, in questo viaggio, ci scopriamo affaticati e stanchi, altre volte il nostro passo si fa incerto, oscuro e vacillante, perciò, abbiamo bisogno di essere illuminati da Cristo, vera luce del mondo.

San Benedetto può farci da guida e da maestro in questo cammino. La "fiaccola" della sua Regola e della sua vita, infatti, può rischiarare il nostro cammino e rendere, così, più luminosa la nostra fede, più operosa la nostra carità e più sicura la nostra ricerca di Dio.

Infatti, il suo insegnamento si riassume nel quaerere Deum, cioè nel cercare il Signore! Solo in Dio, infatti, l'essere umano realizza la propria felicità e il suo cuore trova pace. In tempi confusi e difficili per l'intera Europa, infatti, Benedetto si fece portatore di questo annuncio: la gioia che il cuore dell'uomo desidera non consiste nelle cose, né può ottenersi fino a quando gli uomini non metteranno Dio a presiedere la loro storia personale e comunitaria.

Al contrario, il cammino di ricerca di Dio si fa esperienza vissuta di un'intima e interiore beatitudine, perfino in situazioni personali o sociali non favorevoli, se davvero ci apriamo all'incontro con Dio e, lasciandoci trasformare dal Suo amore, permettiamo alla nostra vita di diventare un dono per gli altri, in un esercizio di gratuità e di servizio.

In questo senso, possiamo comprendere il messaggio sconvolgente di Gesù nel Vangelo appena proclamato; i poveri, gli umili, gli operatori di pace, i miti, gli affamati di giustizia e di verità, anche se apparentemente sembrano deboli agli occhi del mondo, e non di rado vengono "scartati", sono beati. E lo sono nella misura in cui sperimentano su di loro l'amorevole sguardo di Dio e la sua amicizia li strappa dalla loro solitudine e dalle loro fragilità, soprattutto dal loro peccato, proiettandoli nell'abbraccio del Padre misericordioso, che riscalda e consola.

Le Beatitudini, perciò, esprimono la sostanza e sono il cuore del Vangelo, che non consiste nel possedere, nell'apparire, nell'essere primi, nel dominare, ma nella certezza di essere amati e accompagnati da Gesù nel pellegrinaggio della vita verso il Padre, in una letizia del cuore, che è dono dello Spirito.

I Santi vivono in questa consapevolezza perché, come ha affermato Papa Francesco, "Se c'è qualcosa che caratterizza i santi è che sono veramente felici. Hanno scoperto il segreto della felicità autentica, che dimora in fondo all'anima ed ha la sua sorgente nell'amore di Dio. Perciò i santi sono chiamati beati. Le Beatitudini sono la loro via, la loro meta, verso la patria. Le Beatitudini sono la strada di vita che il Signore ci indica, perché possiamo seguire le sue orme" (Omelia Solennità di Tutti i Santi, 1° novembre 2016).

Ma come si raggiunge e si vive la gioia delle Beatitudini? È anche alla portata della nostra vita o occorre, invece, qualche dono straordinario? San Benedetto, nella Sua Regola, risponde a questi interrogativi, giungendo a una meravigliosa sintesi di vita cristiana: Ora et labora! Prega e lavora! Non servono persone extraterrestri, che fanno cose straordinarie, ma, al contrario, cristiani normali, direbbe Papa Francesco, che vivono e testimoniano il Vangelo nelle situazioni più quotidiane e più anonime della loro esistenza.

Quella di Benedetto, allora, è la santità - spesso eroica nel sacrificio e nella dedizione - proprio nella vita ordinaria, una perfezione di vita che sa tenere insieme la preghiera e il lavoro, con le responsabilità, familiari e pubbliche, che la vita affida a ciascuno, fuggendo sia l'idea di una spiritualità astratta e separata dal travaglio della vita quotidiana, come anche, contemporaneamente, l'essere troppo soggiogati delle cose da fare e delle opere da compiere, incapaci di respirare l'aria delle altezze di Dio, che pur parla al cuore e alla coscienza dei suoi figli.

Il Santo di Norcia, invece, da una parte esorta i monaci a "nulla anteporre a Dio" (Regola, 43,3) e quindi al primato dello Spirito, alla sua guida interiore, e alla preghiera filiale che la sostiene, la quale - la preghiera cristiana - ci dona la forza di vivere bene le nostre opere, facendo bene il nostro dovere, per amore di Dio e del prossimo, che, come noi, porta impresso il sigillo amoroso del Padre ed è da lui perdonato e amato, con cuore e con tenerezza di Padre .

Dall'altra parte, poiché "il Signore attende che noi rispondiamo ogni giorno coi fatti ai suoi santi insegnamenti" (Prologo, 35), è necessario, dice il Santo di Norcia, tradurre la vita di preghiera nell'azione concreta e cioè: "Soccorrere i poveri, visitare i malati, aiutare chi è colpito da sventura, consolare gli afflitti... Adempiere quotidianamente i comandamenti di Dio...non odiare nessuno, non alimentare segrete amarezze, non essere invidiosi, non amare i litigi, evitare vanterie, nell'amore di Cristo pregare per i nemici, ritornare in pace con l'avversario prima del tramonto del sole. E non disperare mai della misericordia di Dio" (Regola, 4).

Proprio ricordando questa "regola" di vita cristiana, Papa Francesco ha avuto modo di dire: "Nella nostra vita cristiana preghiera e azione siano sempre profondamente unite. Una preghiera che non porta all'azione concreta verso il fratello povero, malato, bisognoso di aiuto, il fratello in difficoltà, è una preghiera sterile e incompleta. Ma, allo stesso modo, quando nel servizio ecclesiale si è attenti solo al fare, si dà più peso alle cose, alle funzioni, alle strutture, e ci si dimentica della centralità di Cristo, non si riserva tempo per il dialogo con Lui nella preghiera, si rischia di servire se stessi e non Dio presente nel fratello bisognoso. San Benedetto riassumeva lo stile di vita che indicava ai suoi monaci in due parole: "Ora et labora", prega e opera. É dalla contemplazione, da un forte rapporto di amicizia con il Signore che nasce in noi la capacità di vivere e di portare l'amore di Dio, la sua misericordia, la sua tenerezza verso gli altri." (Angelus, 21 luglio 2013).

Carissimi, questa è l'eredità che San Benedetto ci consegna anche oggi. Vorrei proporvi, allora, se me lo permettete, un esercizio pratico: ciascuno di noi risponda, nel silenzio della propria interiorità, a tre interrogativi, facendo quasi un piccolo esame di coscienza.

Il primo riguarda il quaerere Deum, cioè: cerco il Signore nella mia vita? Credo davvero che la gioia profonda del mio cuore sta in Lui, oppure la ricerco solo nelle cose materiali, nel successo, nell'apparire migliore degli altri, peggio nel fare loro danno ?

Il secondo riguarda la nostra relazione con Lui nella preghiera: quanto è importante la preghiera nella mia vita e per le mie scelte? Trovo spazio nelle mie giornate per l'incontro con il Signore e per meditare la sua Parola? Con il cellulare, c'è in qualche angolo dei miei abiti il Vangelo, cioè la Parola che guida e da luce e sapore cristiano alla mia vita?

Infine, ricordandoci che "la gioia del Vangelo... è missionaria" (EG, n. 21), cioè che non possiamo tenerla egoisticamente solo per noi, ma dobbiamo, invece, portarla ai fratelli, possiamo chiederci: quanto, e come si concretizza la mia preghiera nelle opere della mia vita? Come vivo il Vangelo: nelle parole, nelle azioni e nelle scelte quotidiane? Come vivo i miei doveri familiari? Come esercito la mia professione? Come vivo le mie relazioni, domestiche e pubbliche? Come contribuisco al bene, alla verità e alla giustizia attraverso il mio buon esempio, la mia trasparenza di vita? Chi mi vede o mi pensa, è incoraggiato a fare il bene?

Interroghiamoci con onestà e coraggio sul nostro stile di vita cristiana e guardiamo a come, anche oggi, possiamo vivere le Beatitudini; come ci esorta Papa Francesco, "Siamo chiamati ad essere beati, seguaci di Gesù, affrontando i dolori e le angosce del nostro tempo con lo spirito e l'amore di Gesù. In tal senso, potremmo indicare nuove situazioni per vivere le Beatitudini con spirito rinnovato e sempre attuale: beati coloro che sopportano con fede i mali che altri infliggono loro e perdonano di cuore; beati coloro che guardano negli occhi gli scartati e gli emarginati mostrando loro vicinanza; beati coloro che riconoscono Dio in ogni persona e lottano perché anche altri lo scoprano; beati coloro che proteggono e curano la casa comune; beati coloro che rinunciano al proprio benessere per il bene degli altri; beati coloro che pregano e lavorano per la piena comunione dei cristiani... Tutti costoro sono portatori della misericordia e della tenerezza di Dio, e certamente riceveranno da Lui la ricompensa meritata." (Omelia Solennità di Tutti i Santi, 1° novembre 2016).

Senza nulla anteporre all'amore di Dio e con il desiderio di portare la Sua carezza compassionevole a ogni fratello o sorella che Egli mette sul nostro cammino, specialmente nella mia famiglia e nella mia comunità, preghiamo San Benedetto, perché interceda per ciascuno di noi, per la Chiesa e per la nostra Europa.

Beniamino Card. Stella

 

Servizio Fotografico di Roberto Mastronardi

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13 - 21 marzo, festeggiamenti in onore di s.Benedetto. 20 e 21 marzo la Fiera Sancti Benedicti

 

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