Si è svolta a Montecassino giovedì 5 settembre 2019 l’ultima delle tre giornate della 7ª edizione della International Summer School “Europa”, evento formativo organizzato dall’Istituto Internazionale Jacques Maritain, in collaborazione con la Scuola di Alta formazione politica “Giorgio La Pira”, l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale e l’I.R.A.S.E. Nazionale.

I temi della settima edizione sono stati “La donna e il suo senso di umanità nell’Europa di domani” e “L’Europa dei diritti e l’Universo giuridico femminile” ampiamente trattati dai numerosi interventi nel corso delle tre giornate e seguiti con interesse dai 10 vincitori di borse di studio e dagli insegnanti delle province di Caserta e Frosinone che hanno partecipato all’iniziativa e che hanno ricevuto attestati validi ai fini della formazione.

Al centro di ogni giornata certamente l’uomo e la sua dignità, le relazioni tra i popoli anche nel contesto del presente e del futuro dell’Europa e l’importanza della educazione, della formazione per sconfiggere la paura alla base del confronto con la diversità, concetto più volte espresso anche dal direttore della Scuola di Formazione Socio-Politica Giorgio La Pira, Prof. Luigi Di Santo.

Intervento cardine della terza giornata la Lectio Magistralis di S.E. Donato Ogliari, Abate di Montecassino, che così chiude la sua lezione:

 

“Nella temperie culturale e sociale dell’Europa odierna ci viene spontaneo chiederci: quale importanza può ancora rivestire il messaggio di san Benedetto per l’uomo d’oggi, soprattutto per l’uomo secolarizzato delle nostre società occidentali, che sembra aver escluso Dio dal proprio orizzonte esistenziale?
In un saggio dal titolo Europe, la voie romaine, apparso nel 1992, lo storico della filosofia Rémi Brague identifica il modello culturale e religioso dell’Occidente con la “romanità”, intendendo con questo termine una “secondarietà culturale”, ossia la capacità di Roma di costruire la propria identità attraverso l’assimilazione di ciò che era “altro” da sé – nella fattispecie la cultura greca e la religione giudaico-cristiana – facendolo proprio e trasmettendolo ai posteri.
Più precisamente, Brague asserisce che è proprio a partire dall’assimilazione del messaggio cristiano – e dunque dal momento in cui si è formata la “romanità cristiano-cattolica” – che l’umanesimo cristiano ha cominciato a giocare un ruolo decisivo nella formazione dell’identità europea, impregnandone il tessuto culturale. Brague è, infatti, convinto che il «cristianesimo rappresenti, più profondamente, la forma stessa del rapporto europeo con l’eredità culturale». Un’affermazione, questa, che – se dobbiamo darle credito – dà da sola la misura dell’impronta indelebile lasciata dal Cristianesimo sull’anima europea.
È all’interno di questo processo storico, culturale e religioso che vanno collocati la figura di san Benedetto, l’insegnamento della sua Regola e la testimonianza del monachesimo che da lui ha preso il nome. Sono essi – come ha scritto Ludmiła Gryegel – che hanno generato quell’ «umanesimo benedettino che costituisce una parte importante dell’umanesimo cristiano e di conseguenza anche un tratto essenziale dell’ethos europeo» (L. Grygiel).
Non è dunque esagerato considerare san Benedetto e i suoi monaci come i padri dell’Europa. Da essi ci viene la sfida a non rinnegare o a svendere, in nome di pretestuose ideologie, un patrimonio umano e spirituale che – contro qualsiasi deriva disumanizzante – appartiene in maniera autentica ed indelebile all’anima europea.

Tocca a noi ora riappropriarci di quest’anima e, in rispettoso dialogo con tutti, mantenere vivi ed operanti quei valori che hanno fatto la “casa comune europea” di cui vogliamo continuare ad essere soggetti attivi e propulsivi.”

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