Nel giorno in cui si torna parzialmente alla normalità, dopo il lockdown che ha visto tutto il Paese bloccato per cercare di contenere la pandemia da Covid-19 e nel centesimo anniversario della nascita di San Giovanni Paolo II, un ristretto numero di rappresentanti delle istituzioni polacche e italiane, insieme all’Abate Donato, si è riunito nel Cimitero Polacco di Montecassino per pregare e ricordare quei soldati, caduti durante la battaglia per la liberazione di Montecassino che arrivò il 18 maggio 1944.

A guidarli allora era il Generale Władysław Anders, e sua figlia, S.E. Anna Maria Anders, oggi Ambasciatore di Polonia a Roma, ha riportato alla memoria di tutti il profondo legame affettivo ed emotivo che la lega a questi luoghi su cui l’Abbazia di Montecassino veglia con la sua imponente e rassicurante struttura. In merito alla celebrazione odierna ha evidenziato come se da una parte la straordinarietà del momento ha impedito che la commemorazione si svolgesse nella sua consueta forma e cioè alla presenza di moltissime persone ed autorità, queste circostanze hanno fatto si che si respirasse una atmosfera più intima e commossa.

Un vento tiepido ha accompagnato la cerimonia sin dall’inizio, ricordando a tutti la stessa silenziosa presenza durante i funerali di San Giovanni Paolo II come ha sottolineato anche l’Abate Donato che al termine della cerimonia ha pronunciato una preghiera per i defunti ed ha benedetto le corone che sono state depositate alla tomba del Generale Anders e di sua moglie dall’ Ambasciatore Anders e dal sindaco della città di Cassino, Enzo Salera.

“Una cerimonia anomala- ha commentato l’Abate Donato, che le circostanze hanno reso più interiorizzata, più partecipata. Abbiamo ricordato e pregato per quei giovani che hanno speso la loro vita per noi, ai piedi di questo monte su cui si erge l’Abbazia. Durante la santa Messa mentre il vento sfogliava le pagine del Messale, ho pensato a quanto succedeva anche durante il funerale di San Giovanni Paolo II a quando il vento sfogliava l’Evangeliario posto sulla sua bara. Anche questo collegamento nel giorno in cui celebriamo i cento anni della della sua nascita ci fa riflettere ancora di più e rende più intenso il momento di spiritualità che abbiamo vissuto. Oggi usciamo anche da un lockdown prolungato e la riapertura, che coincide per noi tutti con questo giorno così carico di significato, fa pensare che siamo sotto buoni auspici, che questo ricominciare a vivere la normalità possa offrire speranza, coraggio e fiducia nel futuro e aiutarci a superare anche questo momento di grave emergenza sanitaria.”

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