ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA 2018


Nella liturgia della Chiesa si faceva menzione della “Dormizione” della Beata Vergine Maria o della sua Assunzione corporea in cielo già nel VII secolo. Il dogma di fede che sta alla base della solenne celebrazione odierna, e che fu proclamato da papa Pio XII nel 1950, ha dunque ratificato – dandovi un supporto teologico e dottrinale – un convincimento che la Chiesa aveva già fatto suo da parecchio tempo.
Il senso profondo di questa festa è presto detto: come era stata preservata dal peccato originale per diventare la madre del Figlio di Dio, così Maria è stata anche sottratta alla corruzione della morte per essere associata alla glorificazione di Gesù risorto.Alla luce di questa verità di fede, e tenendo presenti le parole della preghiera iniziale (Colletta), con cui abbiamo chiesto a Dio di aiutarci a vivere in questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni, facciamo nostre alcune indicazioni che emergono dalla Parola di Dio appena ascoltata.

1ª lettura (Ap 11,19;12,1-6.10)
La “donna” vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle, rappresenta la Chiesa che, fedele al suo mandato, continua a generare Cristo annunciando al mondo il suo Vangelo di salvezza. Ad essa, tuttavia, si contrappone una forza demoniaca, rappresentata da un enorme “drago rosso”, che contrasta la presenza e l’operato della Chiesa, pur senza riuscire a sopraffarle. Nei disegni di Dio, infatti, la vittoria finale appartiene alla Chiesa, la quale, ammantata della luce divina e da essa sostenuta (il sole, la luna e le stelle ne sono appunto i simboli), trionferà definitivamente sulle potenze tenebrose del male.
La ragione per cui questo brano è riportato nella liturgia odierna va ricercata nell’interpretazione mariologica a cui, nel tempo, tale brano è stato sottoposto. La donna dell’apocalisse è stata, infatti, intesa come riferentesi a Maria che, pellegrina nella fede, non è venuta meno al suo statuto di madre del Cristo, e ha perseverato con lui fino al Calvario.
In tal senso, Maria diventa esemplare del cammino che ogni credente è chiamato a percorrere dietro a Gesù, rimanendogli fedele anche quando il suo cammino che gli si profila dinanzi si oscura e si scontra con la presenza della croce, resa visibile dalle prove e dalle tentazioni della vita e dalla lotta contro le suggestioni e le potenze oscure del male.

2ª lettura (1Cor 15,20-27)
Anche sullo sfondo del brano della Lettera di S. Paolo ai Corinzi si percepisce la presenza di questa antinomia tra bene e male, e tra morte e vita. 
La risurrezione di Cristo – scrive S. Paolo – è garanzia di vittoria, in quanto rappresenta la primizia della definitiva sconfitta delle forze antagoniste e dissacratrici che il Maligno mette in campo per frenare la crescita e l’avvento del Regno di Dio. La stessa morte – che è frutto del peccato – sarà «l’ultimo nemico a essere annientato».
Ora, se Cristo Gesù è la primizia dei risorti, Maria – che con la sua assunzione al cielo è stata resa partecipe del suo stato glorioso – anticipa quel destino di gloria che è riservato a tutti i credenti. Se Gesù è la primizia, Lei è la prima di quella carovana immensa di creature che, in virtù della morte e risurrezione del suo Figlio, Dio recupererà alla comunione con Sé introducendole per sempre nell’eternità divina.
Per noi, ancora pellegrini sulla terra, l’assunzione di Maria risplende dunque come «un segno di consolazione e di sicura speranza» (v. Prefazio), e diventa nello stesso tempo un appello a non lasciarci sedurre dal fascino del Maligno, ma a perseverare nella via della vita, quella indicataci dal Signore Gesù, quella che, appunto, ci apre l’ingresso alla comunione eterna di amore con Dio.

Vangelo (Lc 1,39-56)
Anche nel cantico del Magnificat riappare la contrapposizione tra ciò che è in sintonia con il volere di Dio – e dunque espressione di vita – e ciò che è invece espressione dell’egoismo, della prepotenza e della violenza, frutti di morte che crescono dalla radice del male e che ad esso si nutrono.
Innanzitutto, le parole del Magnificat rivelano come la salvezza dipenda dalla fedeltà misericordiosa di Dio, il quale agisce gratuitamente, secondo una modalità che rovescia le logiche umane e predilige gli umili, i piccoli, gli affamati, in una parola gli ultimi, ossia tutti coloro che non hanno appoggi umani su cui contare.
A suo modo, dunque, anche il cantico del Magnificat rende intellegibile la vicenda di Gesù, soprattutto il dato scandaloso della croce, che Egli ha abbracciato come strumento della nostra salvezza.
Come Gesù è giunto al trionfo della risurrezione passando attraverso l’umiliazione della passione e della morte di croce, così anche noi credenti, messi alla prova dalla prepotenza e dal sopruso di coloro che si oppongono a Dio, siamo chiamati a perseverare nella fede e nella testimonianza evangelica, certi che la nostra perseveranza sarà trasformata in vittoria.
Questa certezza si basa anche sul fatto che con la sua Risurrezione, il Cristo ha già destituito di ogni pretesa assolutistica le potenze di questo mondo, svuotandole dell’illusione di poter esercitare una signoria incontrastata sulla storia. Perciò, se vissute secondo la logica evangelica dell’amore, con il cuore libero e distaccato, anche le nostre croci quotidiane ci preparano ad entrare nell’ottica della salvezza. 

In conclusione, contemplando l’Assunzione di Maria al cielo, noi non contempliamo solamente un privilegio accordato alla Madre di Gesù, ma vediamo realizzato in Lei il progetto che Dio ha anche su ciascuno di Noi. Un giorno Dio glorificherà anche noi nella vita eterna, facendoci recuperare – Lui solo sa come – i colori, le sensazioni e i sentimenti che, attraverso il nostro corpo, hanno caratterizzato il nostro impegno a vivere il nostro cammino di quaggiù alla luce della vita buona propostaci dal Vangelo di Gesù. 
Maria, ad esempio, che sulla terra è stata la madre fedele di Gesù, continua ora, in cielo, ad esercitare quella sua maternità verso tutti coloro che fanno parte del Corpo mistico del suo Figlio, la Chiesa. 
Affidiamoci dunque con fiducia al suo sguardo e alla sua tenera protezione di madre, certi che la nostra Madre celeste non mancherà di aiutarci a “vivere in questo mondo costantemente rivolti a quei beni eterni” che, soli, sono in grado di dare un senso duraturo al nostro cammino di quaggiù.
E così sia.

Paola Romano e Franca Pisani espongono fino al 27 ottobre 2019 -
Museo Abbazia di Montecassino

Copia di TotemRomano

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