Quello che si è svolto domenica 19 luglio 2020 nel chiostro bramantesco dell’Abbazia di Montecassino non è stato soltanto il quinto concerto della Banda Don Bosco Città di Cassino nel millenario monastero benedettino.

Il lungo e forzato periodo di lockdown dovuto all’emergenza sanitaria nazionale ha portato anche i 75 componenti della Banda Don Bosco a rimanere isolati e tornare a suonare insieme dopo mesi in cui l’unico modo per provare e vedersi era attraverso lo schermo di un computer o di uno smartphone è stato emozionante e impegnativo allo stesso tempo. L’Abate Donato  e il Maestro Marcello Bruni, spronati dall’Associazione Amici di San Benedetto hanno voluto accettare la sfida di poter anche quest’anno portare il concerto in Abbazia in onore di San Benedetto Patrono Primario d’Europa e di Cassino.
La serata è stata aperta dall’omaggio al Maestro Morricone, scomparso di recente, con The Mission, il primo dunque dei nuovissimi brani in scaletta proposti in una avventura ancora più emozionante e motivante di preparare un concerto in meno di un mese, da quando cioè l’abate Donato ha chiesto al Maestro Bruni di tornare, in una quasi normalità, a far risuonare le note degli strumenti della Banda ancora una volta nel chiostro bramantesco.

La sfida è stata accettata e senza dubbio si può dire ampiamente superata.
Dopo The Mission, dunque, è stata la volta di un brano tratto dall’Allegretto della Settima Sinfonia di Beethoven, nel 250° anno della sua nascita, arrangiata per banda da Donald Furlano. A seguire Adagio di Lara Fabian, in un adattamento di Tomaso Albinoni, poi Bohemian Rapsody dei Queen, La Vita è Bella, Nothing’s Gonna Change My Love For You per sax contralto e Banda e a seguire un medley di canzoni tradizionali napoletane e del repertorio di Renzo Arbore.

Subito dopo Bohemian Rapsody, la voce narrante dell’ Abate Donato all’interno di Oblivion di Astor Piazzolla, ha recitato testi parafrasati della Regola di San Benedetto, trascritti qui di seguito:

S. Benedetto, maestro di sapienza umana e spirituale, tu ci hai insegnato a riporre in Dio la nostra speranza e a non disperare mai della sua misericordia.
Aiutaci a non anteporre nulla all’amore del Cristo, nel quale è racchiuso il segreto della nostra felicità.
Aiutaci a respirare di questo amore perché possiamo, a nostra volta, offrirlo a chi ci sta accanto, con uno sguardo colmo di rispetto, di accoglienza, di tenerezza.
In un mondo in cui sembrano imporsi le parole gridate e i gesti violenti, l’amore di Gesù ci aiuti a ricercare la via del dialogo, della comprensione, della fraternità, della pace.


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S. Benedetto, amico di Dio e degli uomini, aiutaci a non lasciarci irretire dalle passioni tristi che inaridiscono lo slancio del nostro cuore e tarpano le ali dei nostri desideri.
Aiutaci a riconoscere il sorriso di Dio nei solchi della storia, perché anche la nostra vita diventi un sorriso luminoso,
– che porti gioia in famiglia,
– dia sostegno nel lavoro,
– sia segno tangibile di amicizia,
– doni sollievo a chi è sfiduciato,
– sia di incoraggiamento nelle prove e medicina nella tristezza.
Insegnaci a portare un po’ di luce in questo nostro mondo così assetato di concordia, di giustizia, di solidarietà, di amore.
Soprattutto, aiutaci a mantenere viva la speranza che – insieme con Dio – nessun gesto di bontà andrà perduto.

Dopo il bis, al termine del concerto, presentato da Elena Pittiglio, l’Inno Nazionale ha chiuso una splendida e indimenticabile serata in cui alla direzione della Banda non c’era come di consueto il maestro Bruni, ma due giovani Maestri: Francesco Bruni e Marco Musollino che non hanno tradito la forte emozione nella loro esemplare performance.
L’Abate Donato nei saluti finali ha ricordato commosso quel momento in cui insieme alla Associazione Amici di San Benedetto, ha voluto provare a vedere se si riuscisse a realizzare un concerto come segnale anche di ripresa e di speranza per i giovani musicisti della Banda che - ha sottolineato “hanno dato prova ancora di più della loro bravura e professionailità, non essendosi potuti incontrare per così tanti mesi”.

Gli ingressi contingentati dovuti alle norme anti Covid-19 non hanno permesso di avere un pubblico numeroso quanto nelle passate edizioni, ma il calore dei circa 200 presenti, seduti su cuscini rossi opportunamente distanziati, è certamente arrivato attraverso i forti applausi che risuonavano nel chiostro, illuminato da un suggestivo tramonto di metà luglio.

Servizio fotografico di Roberto Mastronardi

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