"Quando siamo capaci di andare oltre le apparenze, accogliamo la luce di Dio in noi": S.E. Donato Ogliari, abate di Montecassino, nel giorno dell'Epifania.

Epifania 2015
Montecassino
Basilica Cattedrale

"Epifania" come sappiamo è un termine greco che significa "manifestazione" e, nel caso specifico della festa di quest'oggi, allude alla manifestazione di Dio che, in Gesù, ha assunto la nostra carne mortale: è il messaggio del Natale. Nell' Epifania, però, abbiamo una accentuazione un po' diversa, universalistica, ossia aperta a tutta l'umanità, rappresentata proprio da questi tre Magi che, provenienti dall'Oriente, giungono alla grotta di Betlemme per adorare il Re dell'Universo, Gesù.

Ma, soprattutto, rispetto al Natale siamo chiamati a guardare alla festa dell'Epifania da una prospettiva leggermente diversa; la prospettiva del Natale è, per così dire, discendente: celebriamo l'incarnazione del figlio di Dio, ossia il movimento di Dio verso l'uomo, Dio che si fa uno di noi.

Nella festa di quest'oggi, l'Epifania, la prospettiva è leggermente diversa: contempliamo, cioè, il movimento dell'uomo verso Dio, la risposta a ciò che Dio ha fatto. In altre parole, il nostro cammino di fede, di ricerca di Dio rappresentato ancora una volta da questi tre Magi.

Il tema dominante, è quello della Luce e ricorre già nella prima Lettura, questo invito: "Rivestiti di luce", non rivestiti del cappotto invernale o degli abiti di questa stagione, il Signore ci invita a rivestirci di luce, che chiaramente non è una luce che si vede dall'esterno, è una luce che il Signore stesso produce dentro di noi, nel nostro cuore, ed è una luce che noi tutti abbiamo già ricevuto al momento del Battesimo. Gli antichi Cristiani, soprattutto della parte orientale, definivano il Battesimo "Illuminazione" perché lo spirito in quel momento prende possesso di noi, lo spirito di luce, lo spirito del Signore e dal quel momento quella luce non ci abbandona, cresce sempre di più se noi le concediamo di crescere, e soprattutto non smette di diffondere il suo splendore attraverso di noi.

Franz Kafka , scrittore cecoslovacco, definiva Gesù un «abisso di luce», e poi subito dopo metteva in guardia i suoi lettori dicendo che di fronte a Lui non dobbiamo «chiudere gli occhi per non precipitare», ma li dobbiamo tenere ben spalancati, perché da quell'abisso di luce che è Gesù proviene la vera vita e la vera gioia per ciascuno di noi.

Ce lo conferma anche il racconto dei Magi propostoci dalla Liturgia odierna. Essi sono sospinti e guidati verso la grotta di Betlemme da una stella luminosa, quindi una luce che essi vedono nel cielo e che seguono con fiducia, perché hanno visto in quella luce un segno potente, il segno che qualcuno di veramente grande è nato sulla Terra e perciò si mettono in cammino a seguire questa stella: «Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti per adorarlo» (Mt 2,2).

La stella, lo sappiamo, è simbolo di Cristo che attira a sé tutti gli uomini, colui del quale il profeta Balaam nell'antichità aveva già preannunciato la venuta utilizzando proprio l'immagine della stella: «Io lo vedo, ma non ora; io lo contemplo, ma non da vicino: una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele» (Nm 24,17).

Come i magi, dunque, anche noi siamo invitati a metterci fiduciosamente in cammino dietro questa stella che noi sappiamo già essere Gesù e lasciarci come loro guidare da essa.

E tuttavia, questa "stella" chiede innanzitutto di essere riconosciuta e accolta. Come?

Ce lo insegnano ancora una volta i magi:

– quando, come loro, sappiamo guardare in alto, e non semplicemente all'altezza del nostro naso, presi come siamo da mille preoccupazioni, indaffarati certamente anche in cose giuste che concernono la nostra vita quotidiana, la vita delle nostre famiglie, ma il Signore ci chiede ogni tanto di alzare lo sguardo, di ricordarci che c'è anche Lui, e di ricordarci soprattutto che la nostra vita insieme con Lui è ben diversa da quando è condotta senza di Lui. L'invito a guardare in alto, dunque, è un invito ad uscire da noi stessi, dal guscio delle nostre piccole autosufficienze, per affidarci al Signore, la stella polare del nostro cammino, colui che può davvero dare un senso vero, duraturo al nostro cammino.

– quando accogliamo volentieri il confronto con le Scritture nelle quali la Parola di Dio, ci viene incontro, non solo ci parla, ma ci indica quale direzione imprimere al nostro cammino; l'importanza della parola di Dio nella nostra vita di credente, non è un di più di cui possiamo fare a meno, o qualche cosa da relegare alla domenica quando andiamo alla Messa e che ascoltiamo, a Dio piacendo, con attenzione. La Parola di Dio se deve essere davvero Luce e guida ai nostri passi, va accostata un po' più spesso di una volta la settimana e, soprattutto, occorre che si familiarizzi con essa, che ci si abitui ad essa, perché in essa Dio ci parla, ci indica appunto come proseguire nel nostro cammino incontro a Lui e incontro ai fratelli. Ma, accanto alla Parola di Dio, ci sono anche le mediazioni umane che sono importanti. Ancora una volta i Magi, quando non vedono più la stella nel cielo, si fermano a Gerusalemme e chiedono informazioni: non siamo delle monadi, per usare un termine filosofico, delle persone che bastano a se stesse ma abbiamo bisogno degli altri e abbiamo bisogno degli altri anche nel nostro cammino di fede, anche nella nostra vita spirituale. Abbiamo bisogno della loro mediazione, soprattutto del loro esempio, della loro testimonianza, del loro incoraggiamento.

– quando, come i Magi, siamo capaci di andare oltre le apparenze: quello che è sotto i nostri occhi e quello che sperimentiamo nella nostra vita di ogni giorno, nel senso che c'è sempre qualche cosa di più se sappiamo leggere e discernere la realtà alla luce della Parola di Dio di cui dicevamo prima. I Magi cercavano un Re e si ritrovarono davanti un neonato adagiato su una mangiatoia in una squallida grotta che serviva da stalla. Ben diverso, dunque, da quello che si immaginavano, però sono riusciti ad andare oltre le apparenze, sono riusciti a riconoscere la presenza di Dio in quel pargoletto adagiato nella mangiatoia e così anche a noi il Signore chiede di non dare nulla per scontato e di uscire un po' dai nostri schemi, perché Egli si presenta talora in mezzo a noi, nella nostra vita in modi imprevisti, impensati, che noi dobbiamo saper riconoscere perché sempre e ovunque il Signore posa i Suoi occhi sopra di noi e se percepiamo questo la nostra vita acquista davvero una dimensione diversa.

– quando, come i Magi, sappiamo adorare il Signore nello stupore e nella gioia del coinvolgimento. Il termine latino "adorare" sembra derivare dal composto "ad os", "alla bocca", e quando ci si stupisce di qualche cosa quello è proprio il gesto di il gesto che indica lo stupore, il "portare la mano alla bocca". Ma si porta la mano alla bocca anche per mandare un bacio e dunque c'è questo doppio coinvolgimento: non semplicemente lo stupore, ma lo stupore gioioso, affettivo quasi, perché il signore richiede anche questo da parte nostra, il signore vuole l'adesione del nostro cuore, vuole che gli vogliamo bene, che lo consideriamo un amico, che riponiamo in Lui la nostra fiducia perché Egli non verrà mai meno a questa fiducia che riponiamo in Lui.

– quando, come i Magi siamo capaci di donare, di condividere non solo quello che abbiamo, ma soprattutto quello che siamo. E non importa se ai nostri occhi sembra troppo poco quello che abbiamo da offrire al Signore, non dimentichiamoci che Lui sa moltiplicare anche due pesciolini e dunque anche quel poco che noi siamo se glielo presentiamo davvero con gioia, con verità, Egli sa farlo fruttificare come Lui solo sa fare.

– quando ci rendiamo conto che lo stare insieme con il Signore significa lasciare che la luce della Sua presenza ci cambi interiormente quando c'è bisogno di essere cambiati, in una parola : ci converta. Come i Magi, che – anziché corrispondere all'invito del malvagio Erode – ritornano al loro paese per una strada diversa. Quando l'incontro col Signore è autentico, ci rinnova dal di dentro e ci indica talora strade diverse da quelle che siamo abituati a frequentare, strade che ci portano ad una comunione sempre più viva e autentica con Lui e con gli altri.

Questo è ciò che produce in noi la luce di Gesù, Lui nostra stella, se la riconosciamo e l'accogliamo nel nostro cuore, senza dimenticarci che tutto ciò ha come scopo ultimo il dono di noi stessi a Lui e agli altri. Quella Luce che noi riceviamo e di cui il Signore ci fa parte, non va tenuta per noi, ma va condivisa, perché questa è la natura della luce: la luce non serve a se stessa, la luce serve per fare chiaro alla natura, quando si risveglia al mattino, a noi perché la possiamo contemplare e vedere, perché ne possiamo gioire, ma la luce non serve a se stessa, serve nella sua relazionalità, ha una funzione per gli altri. E così deve essere anche per noi: la luce che è Cristo, che noi accogliamo in noi, deve poi riflettersi sugli altri, nei nostri rapporti con loro, nel nostro modo di agire, nel nostro modo di essere, nel nostro modo di parlare.

Quante volte, anche senza rendercene conto, trasmettiamo agli altri un po' di quella luce che il Signore riversa nel nostro cuore? E quante volte abbiamo a nostra volta costatato l'importanza di quelle persone che, al momento giusto, hanno incrociato la nostra vita portandovi un raggio benefico di luce, quella stessa che proviene da Gesù?

Papa Benedetto XVI nell'enciclica Spe salvi ha questa bella espressione:

"La vita è come un viaggio sul mare della storia, spesso oscuro ed in burrasca, un viaggio nel quale scrutiamo gli astri che ci indicano la rotta. Le vere stelle della nostra vita sono le persone che hanno saputo vivere rettamente. Esse sono luci di speranza. Certo, Gesù Cristo è la luce per antonomasia, il sole sorto sopra tutte le tenebre della storia. Ma per giungere fino a Lui abbiamo bisogno anche di luci vicine – di persone che donano luce traendola dalla sua luce ed offrono così orientamento per la nostra traversata" (Spe salvi, n. 49).

E chi di noi non ha fatto esperienza, senza rendersene conto, senza accorgersene, di avere trasmesso un po' di luce che aveva ricevuto egli stesso dal Signore agli altri o di averla egli ricevuto da qualche incontro, da qualche persona che ha incrociato la sua vita e ha depositato nel suo cuore una traccia luminosa.

In tal senso tutti noi, come dicevamo all'inizio, che nel Battesimo abbiamo ricevuto la luce di Cristo, siamo chiamati ad essere delle piccole, luminose epifanie, epifanie dell'amore del Signore, ovunque siamo e con chiunque incontriamo sul nostro cammino. In tal modo, allora, il miracolo del Natale, che l'Epifania ci ricorda, sarà continuamente rinnovato e reso presente dalla nostra testimonianza.

E così sia.

Epifania Epiphany 2 Montecassino Abate Ogliari

 

Epifania Epiphany 2 Montecassino 2015


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