Domenica delle Palme a Montecassino: la benedizione del ramo di ulivo e la processione nel Chiostro dei Benefattori in una calda giornata di primavera.

Una bellissima giornata di sole ha fatto da sfondo alla benedizione delle palme nel chiostro dei benefattori.

L'abate Donato per la prima volta ha impartito la sua Benedizione e svolto la sua Processione delle Palme a Montecassino, nel chiostro superiore, alla presenza di tanti cassinati e tanti di visitatori che si trovavano in quel momento nel monastero, e anche dei ragazzi che  partecipavano al primo ritiro spirituale di quest'anno aperto anche alle donne.

Alle 10.30 la processione dei monaci è uscita dalla Basilica Cattedrale per recarsi nel chiostro dei benefattori, dove era stato tutto preparato affinché si potesse procedere alla benedizione. Le foto ci mostrano, infatti, tutte le colonne decorate con foglie di palma e mostrano anche tutte le persone con in mano un rametto d'Ulivo: qualcuno l'aveva portato con sè da casa, altri invece lo hanno trovato a disposizione al termine della scalinata centrale, sulla loggia del Paradiso, dove sono rimasti poi a disposizione di tutti coloro che non avevano potuto partecipare alla cerimonia. Una volta rientrati nella Basilica Cattedrale, è stata celebrata la Santa Messa con la lettura della Passione di Cristo da parte di Don Alessandro, Don Luigi Maria di Bussolo e Don Antonio Potenza.

Ci farà piacere accogliere quanti vorranno venire in Abbazia per il triduo pasquale a partire da giovedì pomeriggio. Per maggiori dettagli consultate l'orario a questo link.

Di seguito riportiamo il testo integrale dell'omelia dell'abate Donato.

 

 

Testo integrale dell'Omelia dell'Abate Donato.

 

Domenica delle Palme
29 marzo 2015

 

Carissime sorelle e carissimi fratelli, stiamo celebrando oggi, sommati in un'unica festa, queste due realtà che costituiscono il mistero pasquale di Gesù : la sua morte e la sua resurrezione, due aspetti che all'apparenza sembrano stridere, non andare d'accordo l'uno con l'altro.

Il primo, quello che definisce la domenica delle palme lo abbiamo visto rievocando l'ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme che entra quasi a prendere possesso della città, della vita, il Signore.

Il secondo, lo abbiamo sentito gli ultimi istanti della sua vita in cui lo sfondo cambia rapidamente: dall'esaltazione dagli Osanna che vengono lanciati in direzione di Gesù, si passa alla sua sofferenza, alla sua passione, alla sua morte in croce.

Questi due elementi costituiscono il cuore della nostra fede noi crediamo in Gesù morto e risorto e questi elementi stanno assieme, non possono essere separati.

Ma vorrei evidenziare con voi due aspetti di questo racconto della passione, che sono in realtà due atteggiamenti che si possono avere di fronte al Cristo crocifisso: il primo è quello dei molti passanti, dei sacerdoti, degli scribi che deridono Gesù e gli dicono: "Hai salvato tanti, salva te stesso", questo è il momento di dimostrare che sei il Figlio di Dio, scendi dalla croce e allora ti crederemo.

Ma Gesù non scende dalla croce. Chiunque, potendo, lo avrebbe fatto, ma non Gesù, perché Gesù è figlio di Dio, e Dio si è incarnato nel Suo figlio, Gesù, proprio per essere amato da noi uomini, per prendere su di sé la nostra condizione umana, la nostra sofferenza, le tragedie che si consumano nel tempo , nella storia. Se fosse sceso dalla croce, avrebbe rinunciato a fare sua la nostra sofferenza e avrebbe rinunciato a fare sua anche la conseguenza estrema del dolore cioè la morte.

Gesù ha voluto andare fino in fondo, ha voluto dimostrare il suo amore per noi fino all'atto supremo del dono di sé. E questo lo ha capito il centurione, che vedendo colpire Gesù dice: "Davvero costui era figlio di Dio". Un uomo che era abituato a vedere morire la gente, chissà quanti ne aveva condotti alla morte, eppure di fronte a Gesù esprime una vera e propria professione di fede: "Costui davvero è il figlio di Dio".

Cosa deve averlo colpito dalla morte di Gesù? In quell'affrontare liberamente la morte sapendo che, facendo così, avrebbe corrisposto alla volontà del Padre suo. Andare fino in fondo con amore, non subendo. Qui sta la differenza.

Un antico scrittore ecclesiastico diceva Caritas est Passio, l'Amore è passione. Un amore che non sa soffrire o che non sa cosa sia il sacrificio, non è amore. Gesù sulla croce ci ha dimostrato fino a che punto può arrivare l'Amore, fino a morire per l'umanità intera e dicendo umanità intera, intendiamo anche coloro che lo stavano crocifiggendo, i suoi nemici. Non ha forse detto: "Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno"? Questo ha colpito il cuore del centurione: un amore disarmato. E in quell'amore disarmato ha colto la vera potenza che muove il mondo e proviene dal cuore stesso di Dio: l'Amore. Un Amore che sa servire al contrario di coloro che sembrano capaci solamente di asservire. Un Amore che non si impone, che non domina, che non esclude l'altro, ma un Amore che si abbassa per racchiudere nel suo abbraccio ogni nostra sorella e ogni nostro fratello.


Resta quella goccia di fuoco amorosa che Gesù sulla croce ha infuso nell'umanità: nel tempo e nella storia dell'uomo le cose non sono più le stesse, anche se intorno a noi continuiamo a vedere tante contraddizioni tanta violenza tanta sofferenza, tante tragedie talora incomprensibili. La morte per Amore di Gesù ci dice che l'ultima parola è proprio quella: l'amore che trionferà.

Ebbene cari fratelli e sorelle, certo non è facile comprenderlo fino in fondo, lo possiamo dire con le parole, ma è difficile comprendere fino in fondo che cosa significhi la croce di Gesù figlio di Dio, per noi. Forse la cosa migliore è proprio quella di inginocchiarci di fronte ad essa e di contemplarla come faremo anche durante il triduo pasquale, di adorarla, di spegnere ogni parola e pensiero e abbandonarci a questo atto perfetto di Amore sul quale si basa la nostra fede.

Dopo tutto Gesù non ci chiede di comprendere la sua croce ma di aggrapparci ad essa, di fidarci di essa, di affidarci ad essa sapendo che da lì proviene ogni nostro bene e ogni bene per l'umanità.

E così sia.

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