"Dono, comunione e servizio: i tre aspetti che dovremmo fare nostri e che Gesù ci ricorda nell'Ultima Cena, nell'episodio della Lavanda dei piedi”. Omelia dell’Abate Donato per il Giovedì Santo.

Ieri pomeriggio in  Abbazia alle 17,30 ha avuto inizio la Solenne concelebrazione vespertina per la Cena del Signore con il rito della Lavanda dei piedi che, come evidenziato nell'omelia dall'Abate Donato, ci  ricorda tre aspetti della vita di Gesù che dovremmo fare nostri sempre : il dono la comunione e il servizio.

L'abate Donato, nella navata centrale della Basilica Cattedrale, ha rievocato l'episodio della Lavanda dei piedi di Gesù agli apostoli, in questo caso rappresentati da dodici ospiti della sede di Cassino della Comunità Exodus di Don Antonio Mazzi. Dopo la celebrazione, la Comunità monastica, con alcuni rappresentanti del gruppo degli scout di Cassino, i visitatori e i cassinati che avevano partecipato alla sacra Funzione, si sono spostati in processione per la traslazione del Santissimo Sacramento nella Cripta della Basilica, luogo della Reposizione.

 

 

Riportiamo la versione integrale dell'Omelia pronunciata dall'Abate Donato ieri sera nella Basilica Cattedrale.

 

Donato Ogliari, Abate di Montecassino

Omelia del 2 Aprile 2015, Giovedì Santo

 

La celebrazione di oggi ben sintetizza il Triduo Pasquale che comincerà da domani, venerdì santo e poi proseguirà per terminare nella veglia pasquale con la risurrezione gloriosa di Gesù. In qualche modo, dunque, la celebrazione di oggi lo sintetizza: i tre evangelisti cosiddetti sinottici, Matteo Marco e Luca quando descrivono l'ultima cena che Gesù ha celebrato con i suoi discepoli ci riportano anche le parole dette da Gesù che sono quelle che sentiamo in ogni celebrazione eucaristica al momento della consacrazione: spezzando il pane Gesù disse "questo è il mio corpo offerto per voi" e versando il vino nella coppa disse "questo è il mio sangue versato per voi".

In quel gesto di Gesù e nelle parole da lui pronunciate è racchiusa la sua passione e morte. Quando cioè il suo corpo sarà spezzato, ossia crocifisso e il suo sangue sarà versato dalla croce.

Dunque la celebrazione così detta dell'ultima cena di Gesù del Giovedì Santo ci introduce nel mistero della sua passione e morte, e ci introduce rendendo in qualche modo visibili quegli aspetti che pure noi, in quanto seguaci di Gesù, dovremmo fare nostri è che possiamo così sintetizzare: dono, comunione e servizio.

Gesù nel gesto dello spezzare il pane e versare il vino indica il dono che fa di se stesso, il dono del suo corpo, il dono della sua vita intera; in qualche modo suggella quello che Egli aveva sempre fatto durante la sua vita. La sua vita era sempre stato un dono agli altri anche se questo si è reso sempre più comprensibile e visibile negli ultimi anni della sua vita quando aveva cominciato il suo apostolato in mezzo alla gente; ma dall'inizio alla fine la vita di Gesù è stato un dono. Un dono a Dio, Suo Padre e un dono all'umanità, a noi.

E perché ha fatto della sua vita un dono? Perché voleva che noi entrassimo in comunione con lui desiderava che noi intuissimo almeno qualche cosa del mistero della Sua persona e, attraverso di lui imparassimo sempre di più a riconoscere la presenza di Dio nella nostra vita, una presenza ricca di Amore e di misericordia.

Il dono è frutto di Amore e la comunione consente di entrare in contatto con l'altro, fa sì che l'altro entri in contatto con noi ed è ancora una volta espressione dell'Amore.

Qui subentra il racconto della lavanda dei piedi che abbiamo ascoltato, tratto dall'Evangelista Giovanni il quale, a differenza degli altri tre evangelisti sinottici di cui parlavamo prima, non dà il racconto dell'ultima cena, ma riporta questa scena della lavanda dei piedi quasi a tradurre in maniera concreta e visibile cosa significhi dare il proprio corpo e versare il proprio sangue: Gesù che si china a lavare i piedi dei suoi discepoli. Il dono che fa Gesù è quello di abbassarsi, di chinarsi profondamente di fronte a ciascuno di noi per lavare le nostre sporcizie, le nostre debolezze, le nostre miserie, tutto ciò che ostacola la comunione con Lui e attraverso di Lui, con i fratelli.

Questo umile abbassarsi: questo è il dono grande che Gesù ci ha fatto e continua a farci. Certo possiamo anche rifiutare questo dono: Giuda, tradendo, ha sigillato questa distanza infinita tra il dono che voleva fargli Gesù, lavando i piedi anche a lui, e la sua resistenza decisa. Ma abbiamo anche Pietro che mostra reticenza di fronte a Gesù: "Non mi laverai mai i piedi" e Gesù risponde : "Se non ti lavo i piedi non entrerai a far parte del mio Regno, non potrai mai essere mio discepolo, non potrai seguirmi fino in fondo". Perché farsi lavare i piedi significa entrare nella logica del dono di Gesù, significa anche noi riprodurre quello che ha fatto Lui, anche noi chinarci sui piedi, in senso metaforico, dei nostri fratelli significa aprirci al dono, fare sì che gli altri possano riconoscere in noi un fedele di Gesù pronto alla condivisione alla solidarietà all'amore.

Dono, Comunione e Servizio. Il servizio è rappresentato da quell'utensile che Gesù utilizza: l'asciugatoio, se lo cinge ai fianchi. Ebbene c'è un altro episodio che verrà riproposto alla nostra attenzione dopo Pasqua nel periodo immediatamente dopo la resurrezione del signore, in cui si narra di una pesca miracolosa avvenuta sul lago di Tiberiade e quando i discepoli ritornano alla spiaggia vedono quest'uomo che sulle prime non riconoscono ed era Gesù risorto. E quando Pietro lo riconosce cosa fa? Si cinge ai fianchi il camice che aveva indosso, si butta in acqua e corre verso la spiaggia per incontrare Gesù. Ripete in qualche modo quel gesto che Gesù aveva fatto nell'ultima cena cingendosi l'asciugatoio. Per dire che, non solo Pietro, successore di Gesù, ma tutti coloro che hanno un ruolo all'interno della Chiesa, ma anche tutti noi battezzati siamo chiamati a imitare Gesù nel cingerci i fianchi, nel predisporci al servizio perché questo è l'unico e vero privilegio che come cristiani possiamo vantare: quello di servire. Abbiamo sentito le parole di Gesù: "perché facciate così anche voi" e ancora "non sono venuto per essere servito ma per servire".

Questa è la logica nella qualche Gesù ci vuole immettere questa sera, celebrazione dell'ultima cena, in questa logica di dono di comunione e di servizio che è la logica che soggiace al suo mistero pasquale di morte e risurrezione.

Chiediamo luce per il nostro cuore, forza per i nostri passi, capacità di non tirarci indietro, di non essere reticenti di fronte all'invito che Egli ci fa a seguire le sue orme, ma a buttarci dietro di Lui con decisione gioiosa e generosa. E allora davvero sarà veramente Pasqua, quando giungerà domenica prossima, e sarà Pasqua anche i giorni dopo e ogni giorno della nostra vita perché rifletteremo in noi, nei nostri gesti, nel nostro modo di essere e di fare, i gesti stessi di Gesù.Giovedi-Santo-Montecassino-14Giovedì-Santo-Montecassino-15Giovedì-Santo-Montecassino-16Giovedì-Santo-Montecassino-17Giovedì-Santo-Montecassino-18Giovedì-Santo-Montecassino-19Giovedì-Santo-Montecassino-20

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