"Il grido di Gesù che muore è un grido d'Amore che vive in eterno e rischiara con la sua luce la nostra esistenza". La celebrazione del Venerdì Santo a Montecassino

Oggi pomeriggio alle ore 16,00 nella Basilica Cattedrale l'Abate Donato, dopo l'atto penitenziale di prostrazione silenziosa ai piedi dell'altare, durata qualche minuto, ha iniziato la  celebrazione del Venerdì Santo. 

La lettura della passione di Cristo ad opera di Don Giuseppe, Don Antonio e Don Alessandro ha poi lasciato spazio alle riflessioni dell'Abate Donato che riportiamo per intero :


IL GRIDO D'AMORE

Venerdì Santo 2015

In questo momento così grave e solenne nel quale celebriamo la Passione e Morte del Signore, siamo invitati, sull'onda del racconto evangelico, a contemplare con lo sguardo della fede gli istanti supremi della vita del nostro Salvatore.

Mi piace pensare come al battito del suo cuore di carne che andava spegnendosi, si sarebbe sostituito il battito del cuore di Dio, nel momento stesso in cui gli avrebbe consegnato a Lui lo spirito (cf. Gv 19,30) che, per l'evangelista Giovanni, coincide con la sua glorificazione.

Se, umanamente parlando, la vicenda terrena di Gesù si chiudeva come una disfatta, dal punto di vista di Dio tutto ricominciava. La morte di croce, affrontata da Gesù per amore, diventava veicolo di vita nuova e di salvezza per l'umanità.

Ora, quell'immenso amore con cui Gesù aveva liberamente abbracciato la croce, attendeva solo di esplodere, vittorioso, la notte di Pasqua, per rendere a tutti manifesto l'esito del suo sacrificio sul Calvario: la definitiva vittoria sul male e sulla morte.

È il paradosso racchiuso nella croce di Cristo. Ed è la ragione per cui noi cristiani la chiamiamo "gloriosa" e l'adoriamo.

Ma immaginiamoci per un attimo assieme a Maria, la madre di Gesù, e alle altre donne che con lei stavano ai piedi della croce (cf. Gv 19,25).

Con loro accogliamo e facciamo nostre le ultime parole pronunciate da Gesù a suggello della sua vita terrena: «"È compiuto!" E, chinato il capo – prosegue l'evangelista – consegnò lo spirito» (Gv 19,30). Sulla soglia della morte Gesù proferisce una semplice, serena costatazione nella quale è racchiusa la consapevolezza della sua immolazione: "È compiuto!".

Gesù è consapevole che, solo abbracciando la morte di croce fino in fondo, avrebbe portato a termine la sua missione, quella che il Padre gli aveva affidato: rivelare il suo disegno di amore per l'umanità ferita.

Diversamente da Giovanni, gli altri tre evangelisti, Matteo, Marco e Luca, nel descrivere Gesù che muore, riportano che egli emise un «forte grido» (Mt 27,50; Mc 15,34; Lc 23,46).

In tal modo essi pongono l'accento sulla drammaticità della sua morte, e soprattutto vogliono farci comprendere che in quel grido è racchiusa la solidarietà estrema con cui Gesù vive e fa suo il grido di dolore che sale incessantemente dall'umanità, gravata dall'esperienza del peccato e della morte.

Se volessimo dare un nome a questo grido che sale a Dio dall'umanità, avremmo l'imbarazzo della scelta, tante sono le ingiustizie, le oppressioni, le devastazioni, i genocidi, le guerre, note e sconosciute, e le violenze di ogni genere, perpetrate soprattutto a danno dei più deboli.

Ma vi è un grido che in qualche modo percorre e attraversa tutti gli altri. È un grido in sé poco appariscente perché di natura interiore; è il grido di angoscia e di disperazione che sembra pervadere il nostro tempo e attanagliare in una morsa letale il cuore di molti.

Al riguardo non c'è forse rappresentazione più emblematica di quella che Edvard Munch – un pittore norvegese del '900 – ha dipinto in un suo famoso quadro intitolato: "L'urlo" o "Il grido".

L'artista vi ha raffigurato un uomo dal volto deforme, la cui bocca si apre in uno spasmo innaturale. È un urlo che esprime il vuoto devastante dell'angoscia e della disperazione, un urlo nel quale non sembra esserci spazio per alcuna forma di conforto, e men che meno per una possibile redenzione.

È un urlo, per l'appunto, che descrive bene l'animo dell'uomo contemporaneo, intriso di passioni tristi e corroso dalla solitudine, dell'uomo che crede di potersi affrancare da Dio e che finisce, invece, col ritrovarsi prigioniero della propria angosciosa disperazione.

Non così il grido di Gesù sulla croce. In esso c'è sì tutta la crudezza della derelizione e l'atrocità del dolore, ma vi è anche tutta l'incontaminata e illimitata fiducia che Gesù ripone nel Padre suo. Gesù sa di non essere solo.

Nel dire: «Tutto è compiuto!», è come se Gesù dicesse: «Ho dato tutto me stesso e ho preso su di me il peso indicibile del peccato del mondo affinché gli uomini abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza. Ora ritorno al Padre, felice di avere ubbidito alla sua volontà e di essermi immolato per la salvezza del mondo».

Nel grido di Gesù che si consegna alla morte sul Calvario, avvertiamo dunque distintamente l'infinito amore con cui si fa solidale con le nostre miserie, le nostre povertà e le nostre sofferenze. Sì, contemplando il Crocifisso, noi abbiamo la certezza che dalla sua morte promana una luce nuova, la luce dell'amore, una luce che può rischiarare ogni esperienza buia, dolorosa, drammatica della nostra esistenza.

Non si può smorzare il grido dell'amore, tanto più se questo amore ha una radice divina. Si può spegnere il corpo e il cuore di Gesù facendolo morire fisicamente, ma non si può far morire l'amore di Dio che pulsava nelle sue vene e che trascina con sé, nel vortice del suo ultimo grido, ogni particella del proprio essere in disfacimento.

Sì, in Gesù tutto giunge a compimento in virtù della forza luminosa e travolgente dell'Amore, e grazie alla sua Passione e Morte, anche l'umanità affranta e sfinita ha ritrovato accesso alle grazie abbondanti dell'Amore che tutto può.

 

E così sia.

 

 

Al termine della preghiera l'Abate Donato si è spostato nella navata centrale, da dove inginocchiandosi ha poi raggiunto la croce gloriosa di Gesù tenuta tra le mani da Don Luigi Maria che si trovava accanto all'altare maggiore.

La croce poi è stata posta all'adorazione dei presenti alla celebrazione. 

 

Vi aspettiamo domani per la suggestiva celebrazione del Sabato Santo.

 

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