"Ovunque ti troverai, rientra in te stesso[...] e prega perché lì è il tuo tempio": la festa della dedicazione della Basilica nell'omelia dell'Abate Donato.

Tre candele accese su ciascuna delle colonne della navata centrale, le note dell'organo suonato dal Maestro Michele D'Agostino e il canto dei monaci: questa l'atmosfera di oggi nella  Basilica Cattedrale di Montecassino per festeggiare la sua dedicazione, la dedicazione di quella Basilica desideriana che nel 1071 papa Alessandro II venne a consacrare e che fu considerato uno degli eventi più importanti del tempo.

Don Tommaso Leccisotti lo ricorda bene nel suo libro "Montecassino" quando racconta che "[...]lo stesso papa diramò le lettere di invito per la singolare cerimonia. Vi parteciparono cinque cardinali, dieci arcivescovi, quarantatré vescovi, oltre ad abati e monaci senza numero. Dei principi secolari vi furono quasi tutti i più potenti dell'Italia meridionale [...].

La moltitudine del popolo fu poi innumerevole, e la provvida carità dei monaci fornì gratuitamente il vitto necessario, anche per gli altri giorni seguenti in cui continuò il concorso. I nostri occhi hanno potuto ancora godere la scena fantastica quale il magico pannello di Luca Giordano l'aveva ritratta sulla grande parete di fondo della Basilica cassinese.

Fu questo della dedicazione un avvenimento tale che ad esso il Chronicon riferisce non solo il sempre e più rapido incremento del monastero, sicché in due anni il numero dei monaci ne fu notevolmente elevato, ma anche l'accentuarsi del movimento di attrazione verso Montecassino."

Le parole dell'Abate Donato arrivano sempre al cuore di chi sa ascoltare, e anche oggi la sua omelia ha raggiunto tutti i presenti con la consueta forza del messaggio e delicatezza dell'esposizione. La pubblichiamo per chi era lontano, chissà che leggendola possa imbattersi in una frase che raggiunga quella parte ancora in ombra che desidera solo essere illuminata.

 

 

 

DEDICAZIONE DELLA BASILICA CATTEDRALE

Montecassino 1° Ottobre 2015

 

Celebrare la festa della dedicazione di una chiesa significa celebrare il mistero vivo della Chiesa-Corpo di Cristo.
 

Nella seconda lettura (1Pt 2,4-9), la trasposizione dalla chiesa-edificio, fatta di pietre, alla Chiesa viva, formata dai fedeli, ci ricorda in maniera inequivocabile che un edificio di culto è destinato ad accogliere la comunità ivi convocata nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo per pregare e celebrare i sacramenti. Il tempio esterno richiama dunque il tempio spirituale. L'apostolo Pietro ne traduce bene il senso: «Anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale» (1Pt 2,5).

 

Scrive Eusebio di Cesarea:

«L'attività di quanti hanno faticato per costruire quest'edificio materiale è certamente apprezzata da colui che viene celebrato come Dio, ma non tanto quanto il tempio vivo che siete tutti voi, dal momento che egli ammira di preferenza la casa fatta di pietre viventi e ben compatte, fortemente e solidamente stabilita sul fondamento degli apostoli e dei profeti, di cui Gesù Cristo medesimo è la pietra angolare».
 

E sant'Agostino:

«La dedicazione della casa di preghiera è la festa della nostra comunità. Questo edificio è divenuto la casa del nostro culto. Ma noi stessi siamo casa di Dio. Veniamo costruiti in questo mondo e saremo dedicati solennemente alla fine dei secoli (...). Quello che qui avveniva mentre questa casa s'innalzava, si rinnova per i credenti in Cristo (...). Quando vengono catechizzati, battezzati, formati, sono come sgrossati, squadrati, levigati fra le mani degli artigiani e dei costruttori. E come i diversi elementi devono essere solidamente connessi tra loro, così i cristiani non diventano casa di Dio se non quando sono uniti insieme dalla carità».
 

Ogni edificio materiale attinge il proprio senso dalla funzione che ricopre: un edificio scolastico non è una caserma, un teatro non è una stazione ferroviaria. Così un edificio di culto, una chiesa, assolve al suo compito nella misura in cui i credenti che in essa pregano e celebrano sono sostenuti dalla consapevolezza di essere una comunità radunata nel nome di Cristo, chiamati a innalzare quell'edificio spirituale che è la Chiesa-Corpo di Cristo.

Il Cristo – il "tempio di carne" nel quale si è manifestata la pienezza di Dio – ha, infatti, sostituito il tempio costruito da mani d'uomo (cf. Gv 2,13-22), e ha inaugurato il nuovo culto, il culto spirituale, imperniato su di Lui. Cristo è il vero tempio. Incontrando Lui noi incontriamo Dio. Consegnandoci a Cristo noi accediamo al cuore del Padre e all'adorazione di Lui, come abbiamo sentito dalla proclamazione del Vangelo:
«È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità» (Gv 4,23-24).
 

Casa di preghiera

Poiché la chiesa di cui oggi celebriamo solennemente la dedicazione è una chiesa monastica, desidero soffermarmi sul suo significato di "casa di preghiera". Essa è il luogo della preghiera corale, comunitaria (pensiamo alla Liturgia monastica delle Ore che qui viene celebrata nei vari momenti della giornata), ma anche di quella personale, intima, silenziosa e nascosta, attraverso la quale approdiamo all'incontro a tu per tu con il Signore, per avere il suo pensiero (cf. 1Cor 2,16) e condividere i suoi stessi sentimenti (cf. Fil 2,5).
 

Ovviamente quando frequentiamo l'edificio-chiesa come spazio per la preghiera e la contemplazione personali, non dimentichiamo sulla sua soglia i nostri problemi e le nostre preoccupazioni.

È interessante, al riguardo, notare che, oltre a significare lo spazio che delimita il sacro dal profano, il termine tempio (in latino: templum) indica anche la volta del cielo. Quest'ultima delimita e distingue sì il cielo dalla terra ma, nello stesso tempo, lo congiunge ad essa. Il templum è dunque il punto incontro e di sintesi tra cielo e terra.
L'edificio-chiesa è allora il luogo della preghiera e della contemplazione perché lì portiamo tutto il nostro vissuto, le piccole storie della nostra quotidianità, con le sue gioie e le sue fatiche, per aprirla alla vita del Cristo affinché l'umano sia illuminato dal divino, la terra dal cielo, la dimensione orizzontale da quella verticale.
 

E allora, più lo sguardo dell'orante e del contemplativo si fissa in Cristo, e più si allarga sulla realtà e sul mondo, questo mondo che continua ad essere il luogo nel quale la Salvezza del Signore ci viene incontro.

Gli occhi di un cuore che contempla diventano, infatti, così acuti da riuscire a scorgere la presenza di Dio che salva anche là dove altri non vedrebbero che male e derelizione. La prospettiva del Cristo crocifisso, sullo sfondo della Pasqua, ne è la garanzia.
 

Infine, la chiesa-edificio come casa di preghiera è anche segno di quel tempio che siamo ciascuno di noi. Ciò significa che la presenza di Dio è ovunque noi siamo e ci portiamo, perché Egli abita continuamente in noi per la potenza dello Spirito Santo, di cui siamo tempio:

«Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? (...) Santo è il tempio di Dio che siete voi" (1Cor 3,16.17). E ancora: "Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi?» (1Cor 6,19).
Questo ci fa comprendere che la nostra preghiera – pur corroborata dalle azioni liturgiche e sostenuta dalla comunità che nella casa del Signore prega insieme – non conosce barriere di sorta – siano esse dettate da luoghi o da determinazioni temporali particolari – perché noi siamo ultimamente il tempio santo di Dio nel quale lo Spirito prega incessantemente con noi e per noi. Scriveva, in proposito, sant'Isacco di Ninive:
 

«Quando lo Spirito pone la sua dimora in un uomo, questi non può astenersi dal pregare, perché lo Spirito prega incessantemente in lui. Dorma o vegli, la preghiera non si separa dalla sua anima: mentre mangia o beve, riposa o si dedica al lavoro, o si immerge nel sonno, il profumo della preghiera esala spontaneamente dalla sua anima. Ormai egli non padroneggia più la preghiera durante i periodi di tempo determinati, ma in ogni momento, anche quando prende il suo riposo visibile, la preghiera rimane in lui nascostamente».

 

Gli fa eco san Bernardo quando scrive:

«Ovunque ti troverai, rientra in te stesso. Se ti troverai lontano dall'oratorio (dalla casa di preghiera) non voler ricercare il luogo poiché tu stesso sei questo luogo. Se ti troverai a letto o in un altro luogo, prega, perché lì è il tuo tempio».

 dedicazione-Montecassino1-dedicazione-Montecassino1a-dedicazione-Montecassino1b-dedicazione-Montecassino1c-dedicazione-Montecassino3-dedicazione-Montecassino4-dedicazione-Montecassino5a-

 dedicazione-Montecassino6-dedicazione-Montecassino8-dedicazione-Montecassino9-dedicazione-Montecassino12-dedicazione-Montecassino12a-