Ad un anno dal suo insediamento, l’Abate Donato presiede la celebrazione nel giorno di Cristo Re.

Ad un anno da quel  22 novembre del 2014, giorno del suo insediamento come 192° abate di Montecassino, l'Abate Donato ha presieduto la Celebrazione Eucaristica nel giorno di Cristo Re. I giorni sono trascorsi davvero in fretta e sono improntati al lavoro e all' impegno per l'organizzazione e la riorganizzazione di alcuni ambiti come la foresteria e l'accoglienza del visitatore e del pellegrino.

Ma l'attenzione del p.Abate non è mancata neppure verso tutte quelle realtà legate da tempo al Monastero come la Casa della Carità di Cassino e il suo lavoro con persone in difficoltà, l'Istituto s. Benedetto e il mondo dell'educazione dei giovani, la comunità Exodus e il suo impegno con gli ospiti da seguire e reinserire nella società, da cui pian piano si sono, o sono stati, allontanati e le attività legate al Corteo Storico realtà ormai consolidata della Fondazione S.Benedetto.

Tanti sono ancora i progetti che, con sensibilità e attenzione al prossimo, si vogliono portare avanti e sono in molti ad aver capito quanto sia grande il desiderio di proseguire su questa strada, molti più di quanti siano riusciti a salire domenica per la Celebrazione Eucaristica delle 10.30 presieduta dal padre Abate, dicevamo, che, dopo la S.Messa, ha incontrato tutti i partecipanti arrivati anche da città geograficamente lontane, per portare il proprio saluto alla Comunità Monastica.

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Testo integrale dell'omelia.

 

 

Domenica 22 novembre 2015

Solennità di Cristo Re

Sorelle e fratelli carissimi,
re-immaginiamo la scena di cui ci ha parlato questo brano evangelico appena proclamato (Gv, 18, 33-37): due uomini si trovano l'uno di fronte all'altro, e sullo sfondo la folla tumultuosa. Questi due uomini sono Pilato e Gesù. Pilato da una parte, l'uomo del potere, colui che aveva nelle sue mani il destino degli uomini a lui affidati, ma è un uomo che, in realtà, anziché essere libero è profondamente condizionato dagli avvenimenti e soprattutto è un uomo che ha paura. Dall'altra c'è Gesù che, contrariamente a colui che gli sta di fronte, è un prigioniero e dunque è impotente, ma in realtà si rivela essere colui che è profondamente libero.

La domanda che Pilato rivolge a Gesù: "Sei tu il re dei Giudei?" Trova una risposta affermativa da parte del Signore, il quale però ci tiene subito a chiarire che la sua regalità non è di questo mondo, il suo Regno non può essere inquadrato secondo i criteri che vengono utilizzati per descrivere i regni di quaggiù: il suo regno corrisponde ad un altro schema di valori, non è un regno che si impone attraverso il potere, gli eserciti, le armi, la volontà di dominio, il sopruso e la prevaricazione. Il regno di Gesù ha ben altre caratteristiche.

Quando Gesù, durante l'ultima cena aveva ricordato ai suoi Apostoli: "Voi siete nel mondo ma non del mondo", aveva descritto qual è la differenza cristiana, di coloro che professano la propria fede in Cristo Gesù e desiderano andargli dietro: non devono cioè adattarsi ai criteri di questo mondo, ma piuttosto allo schema di valori che Gesù ci ha offerto attraverso il suo insegnamento evangelico e la sua testimonianza di vita. E, sempre ai suoi apostoli, dirà: " Voi sapete che i dominatori di questo mondo amano essere al di sopra degli altri, opprimerli in virtù del loro potere, ma non sia così tra di voi, perché anche il figlio dell'uomo non è venuto per essere servito ma per servire".

Ecco delineata la differenza cristiana: colui che è nel mondo ma non è del mondo, che non si accomoda ai criteri del mondo ma cerca, talora anche controcorrente, di far rivivere in sé i sentimenti di Cristo Gesù che è venuto per servire e non per essere servito. L'essenziale del regno di Gesù è proprio questo: dare, servire, amare. Questo è il nostro compito quaggiù e tutto ciò che non corrisponde al dare, amare e servire, tutto ciò che si conforma alla mentalità del mondo non corrisponde alla verità di Gesù.

Altra caratteristica della realtà di Gesù è il suo essere completamente sottomesso alla verità. La verità è proprio la domanda che anche Pilato ha posto, in maniera un po' superficiale, perché non gli interessava più di tanto sapere quale fosse la verità, tant'è che esce subito di scena. Ma che cos'è la verità? La verità alla quale Gesù è sottomesso completamente è la verità di Dio, questo disegno di amore che Dio ha per l'umanità e che trova la sua forma, proprio in Gesù. Gesù è venuto a manifestarci la verità di Dio, il suo amore grande, il suo cuore infinitamente grande aperto sull'umanità e che ha voluto rendere visibile nel figlio suo, Gesù.

Una verità dunque che ci apre a Dio e allo stesso tempo alla comprensione dell'uomo. La verità di Dio che non è un super-re, come ci verrebbe da pensare, non può essere descritto in questi termini, perché può essere descritto solo da Gesù, dall'amore crocifisso, dall'amore che si rende vulnerabile, da un Dio che decide di farsi umile e diventare uomo come noi nel figlio. Questo è il volto di Dio. Questa è la verità di Dio che Gesù ci manifesta e nello stesso tempo ci manifesta anche la verità su noi stessi, sulla nostra umanità: se siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio allora significa che la nostra piena realizzazione consisterà proprio nel mettere a frutto nel modo migliore questa somiglianza e immagine di Dio, questo essere protesi giorno dopo giorno, nella fatica e nella gioia verso questa altissima vocazione del dare, del servire, dell'amare come ha fatto Dio in Cristo Gesù suo figlio.

Questa regalità umanissima tocca ciascuno di noi, perché ciascuno di noi ha il suo piccolo spazio di storia nel quale muoversi, da gestire quotidianamente e nel quale trasfondere la verità che Gesù ci ha insegnato: la preminenza dell'amore. Ma Gesù ci ha anche detto un'altra cosa, non solo che è venuto per dare testimonianza alla verità e le cui orme, dunque, anche noi dobbiamo seguire, ma dice anche : "Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce".

È interessante soffermarci su questa espressione perché Gesù dice: "Chiunque è dalla verità"; essere nella verità come se fosse una condizione permanente di essere, non occasionale, non quando ci è più comodo, ma sempre. Questa è la sfida del cristiano che è dalla verità: è chiamato ad essere radicalmente fondato nella verità di Dio. giorno dopo giorno deve renderlo manifesto a coloro che gli stanno accanto. Però questo è possibile, se chi è dalla verità, è dalla verità ascolta la voce di Gesù.

Non dimentichiamolo cari fratelli e sorelle: ascoltare la voce del Signore, anche questa è una sfida grandissima che ci tocca oggi forse più di ieri, come credenti in questo mondo violato in tanti modi. Ascoltare la voce del Signore al di sopra di tante voci che spesso lasciano il vuoto dentro di noi, o addirittura depositano qualcosa di negativo nel nostro cuore o nella nostra mente. La voce che genera vita, pace, concordia, solidarietà, quella voce che, proprio perché scaturisce da Cristo stesso, produce l'Amore del padre.

Ascoltare la sua voce, l'importanza di piegarci umilmente davanti alla parola del Signore e di frequentarla magari in maniera un po' più assidua per divenirne familiari, per sentirla parte di noi stessi, come una luce interiore che guida e sostiene i nostri passi. Solo cosi Gesù sarà re del nostro cuore, re della nostra vita e solo così la sua regalità si espanderà sempre di più in questo nostro mondo.

E così sia.

 

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