"Così come con Maria, Dio si annuncia a noi, e ci viene incontro, nel tessuto concreto della nostra quotidianità": l’Abate Donato nel giorno dell’Immacolata Concezione.

L'apertura della Porta Santa nella Basilica di San Pietro, da parte di papa Francesco, ha dato inizio questa mattina al Giubileo Straordinario della Misericordia che terminerà il 13 novembre del prossimo anno.

Anche in Abbazia, domenica prossima, l'abate Donato eseguirà il rito dell'apertura ed è per questo che al presepe di quest'anno è stato dedicato uno spazio un po' ridotto rispetto agli anni precedenti; essendo posto proprio accanto alla Porta Santa, tutte le panche che di solito delimitano la zona davanti al presepe avrebbero creato disagio ai fedeli che da domenica prossima arriveranno in Abbazia e varcheranno la soglia della Basilica entrando proprio da lì.

Al termine della Celebrazione Eucaristica di oggi l'Abate Donato, nel giorno dell'Immacolata Concezione, ha benedetto il Presepe realizzato come ogni anno con grande passione e dedizione da Benedetto Carello e Antonio Venuti. Tante e importanti le figure presepiali nella ambientazione come sempre napoletana del presepe di quest'anno: dalle più grandi della collezione di Montecassino a quelle più piccole donate nel corso degli ultimi venti anni dall'Arma dei Carabinieri all'Abbazia di Montecassino.

 

 

I più contenti ovviamente i bambini quando, contemporaneamente alla benedizione sono state accese le stelle e le luci nel presepe. La loro gioia ricorda a tutti che il Natale è soprattutto questo: lasciare che la gioiaper la nascita di Gesù riscaldi i nostri cuori.

 

 

Testo integrale dell'omelia dell'Abate Donato

IMMACOLATA CONCEZIONE
Anno 2015


Nel bel mezzo del cammino avventuale, la liturgia ci prende per mano additandoci colei che meglio di chiunque altro ha vissuto l’attesa del Dio che viene: Maria, la madre di Gesù, colei che si è aperta al disegno di amore di Dio sull’umanità, accogliendo nel suo grembo il Redentore del mondo.

«Questa festa liturgica – dice papa Francesco – indica il modo dell’agire di Dio fin dai primordi della nostra storia. Dopo il peccato di Adamo ed Eva, Dio non ha voluto lasciare l’umanità sola e in balia del male. Per questo ha pensato e voluto Maria santa e immacolata nell’amore (cf. Ef 1,4), perché diventasse la Madre del Redentore dell’uomo» (Bolla di indizione dell’Anno Santo Straordinario Misericordiae vultus, n. 3).

Oggi Maria ci è, infatti, additata sotto una luce singolarissima, quella della sua “immacolata concezione”. Come abbiamo ascoltato dal Vangelo, al momento dell’Annunciazione, l’angelo Gabriele la chiama “piena di grazia”, ossia ripiena del favore di Dio; letteralmente: “amata gratuitamente e per sempre” da Dio.

Attorno a quest’affermazione, lungo i secoli, è maturata nella fede e nella coscienza viva della Chiesa la certezza che Maria sia stata definita “piena di grazia” perché redenta fin dal suo concepimento, perché preservata, cioè, da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.

Tuttavia – come ci ha ricordato il Concilio Vaticano II – tale redenzione è avvenuta «in modo così sublime in vista dei meriti del Figlio suo» (Lumen gentium, 53), il che significa che anche su Maria ha agito – per così dire, in anticipo – la salvezza che sarà operata dalla morte redentrice di Cristo, la quale – in maniera misteriosa – l’ha raggiunta al momento del suo concepimento rendendola pura, santa e immacolata per tutta la vita.

Se dunque l’immacolata concezione di Maria appare, da una parte, lontanissima dalla nostra esperienza umana, segnata dalla fragilità, dalla debolezza, dal peccato, dall’altra Maria ci è vicinissima per il fatto che anche lei è stata redenta dal figlio suo Gesù. Questo l’ha resa a tutti gli effetti sua discepola, e dunque pienamente partecipe di quel “pellegrinaggio” della fede – ossia del cammino umano vissuto alla luce della fede – che caratterizza la vita cristiana.

Già dal racconto dell’Annunciazione possiamo, infatti, estrarre alcuni elementi che descrivono la forma di questo pellegrinaggio di fede, e che ci fanno intuire come la storia di Maria sia in qualche modo anche la nostra storia.

L’ANNUNCIO DELL’ANGELO
Il sublime nell’ordinario
«…l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, (…). Entrando da lei…»

Questa descrizione ci dice che Dio parla e si fa presente nelle pieghe della vita ordinaria, in una città precisa, Nazaret, e in una casa concreta, quella di Maria. Il sublime annuncio di cui Gabriele si fa portatore è, infatti, consegnato a Maria nell’intimità della sua casa, in un contesto di normalità, di ferialità. Proprio per evidenziare tale contesto, alcuni pittori hanno raffigurato il momento dell’Annunciazione sullo sfondo di una scena domestica, mentre Maria legge o lavora.

È bello pensare che anche con noi Dio si annuncia e ci viene incontro nel tessuto concreto della nostra quotidianità. È bello sapere che un Dio infinito ama incrociare le realtà finite della nostra esistenza, le piccole consuetudini nelle quali ci muoviamo ogni giorno.

“Rallegrati, Maria, … il Signore è con te!”
La prima parola che esce dalla bocca dell’angelo – e dunque la prima parola che, attraverso di lui, Dio stesso rivolge a Maria – è un invito alla gioia. Da esse comprendiamo che Dio vuole per prima cosa la felicità delle sue creature.

Nel caso di Maria, poi, il motivo per cui Ella è invitata a rallegrarsi è motivato dalle parole successive: «piena di grazia» – sulle quali ci siamo già soffermati – e: «il Signore è con te!».

Questa assicurazione, che esprime ancora una volta la presenza salvifica di Dio nella vita di Maria, non tocca solo lei, ma raggiunge anche noi. Le parole: “Il Signore è con te!” continuano, infatti, a risuonare anche per noi. E se anche la nostra vita fosse sgangherata, anche allora Dio vuole stare con noi, vuole rimanere al nostro fianco, perché non ci abbandona mai.

Nessuno, all’infuori di Dio, potrebbe mai pronunciare parole simili in tutta verità. Nessun essere umano potrebbe dire, neppure  alla persona che ama con tutto se stesso: io sarò con te sempre e ovunque tu sia. Lo può certamente dire con la forza dell’affetto, ma non sarà mai sempre e dovunque con l’amato o l’amata, fisicamente e mentalmente.

Dio, invece, lo può dire e lo può fare, perché ha scelto di prendere stabile dimora nel nostro cuore, e lì rimane anche quando noi non ce ne accorgiamo. Gesù stesso ribadirà questa verità quando, prima di salire al cielo, rassicurerà i suoi discepoli con le parole: «Io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo» (Mt 28,20).

Sulla stessa linea, l’invito a “non temere!” è un invito a non chiudere mai la porta alla speranza, a fidarsi del Signore che – anche quando agisce in maniera imprevedibile nella nostra vita, o permette che quest’ultima passi per la valle oscura delle prove fisiche, morali o spirituali – ci offre sempre una possibilità in più, un nuovo spiraglio di luce attraverso cui dilatare il respiro della nostra fede e guardare avanti con fiducia.

Se solo aprissimo di più il nostro cuore a questa certezza, esso non rimarrebbe prigioniero della morsa della tristezza, della delusione, dello scoraggiamento, dell’angoscia o, peggio ancora, della disperazione.


La reazione di Maria
Il silenzio di fronte al mistero
Maria ascolta in silenzio le parole dell’angelo. Come per Maria, così anche per noi l’ascolto è necessario se vogliamo lasciarci raggiungere dalla luce della Parola del Signore, comprenderla e farle spazio nella nostra vita. Il silenzio che esprime il turbamento di Maria di fronte alle parole dell’Angelo nasce, di fatto, dal desiderio di capire quel che sta avvenendo nella sua vita.

Non si è mai totalmente pronti per le cose importanti, soprattutto per quelle che riguardano Dio e la vita di fede. Ci si sente sempre inadeguati. Chi è sempre sicuro di sé e baldanzoso nella fede, è generalmente un superficiale, uno che non è realmente aperto all’irruzione di Dio nella propria vita, e probabilmente tenderà a fargli dire quel che gli piace sentirsi dire.

Nell’umile silenzio del suo cuore, Maria ci insegna, invece, a domandarci umilmente il “senso” di quello che avviene in noi e attorno a noi, per cogliervi all’opera il mistero di Dio che chiede di essere accolto non passivamente, ma con il libero assenso del cuore e della mente.

Disponibilità e servizio
Infine, la risposta di Maria: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola», riassume il suo assenso incondizionato al disegno di amore di Dio. In tal modo, Ella gli consegna la sua vita perché sia riempita dal suo figlio Gesù e tutta finalizzata a Lui. Chiamandosi “serva”, infatti, ella dice la sua missione, quella di essere tutta orientata al Cristo suo figlio per donarlo al mondo.

Questa stessa disponibilità dev’essere alla base della nostra vita e testimonianza cristiana. Chiediamo a Maria Immacolata di sostenerci col suo abbraccio materno, e di aiutarci ad essere santi e immacolati nella fede, nella speranza e nella carità.  Amen

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