Insieme per la Pace a Montecassino: accanto alla Comunità Monastica per sostenerla e pregare assieme in un momento di difficoltà.

"Sono lieto di dare il benvenuto mio e quella della Comunità monastica a tutti voi questa sera, raccolti attorno all'altare del Signore, sotto il quale sono anche custoditi i corpi di s.Benedetto e s.Scolastica. Ringrazio anche coloro che sono vicini al Monastero e hanno voluto portare avanti questa iniziativa in un momento delicato della nostra Comunità, ma difficile anche per la Chiesa e per il mondo intero.

Siamo qui per dire la nostra volontà, non solo il nostro desiderio, di seguire Gesù nel migliore dei modi, di dare la nostra testimonianza a questa umanità che tanto ne ha bisogno a motivo delle ferite di cui è ricoperta. Ci affidiamo per questo ai santi Benedetto e Scolastica e alla loro intercessione all'inizio di questo anno liturgico, che come ogni inizio ci spinge a rinnovare noi stessi internamente ed esteriormente".

Con queste parole sabato 28 novembre alle 17.30, l'Abate Donato ha dato inizio ad una celebrazione Eucaristica in cui la vicinanza e il calore umano sono stati protagonisti. Come in una grande famiglia, anche attorno alla Comunità monastica di Montecassino si sono riunite tante persone in un momento difficile in cui alcune vicende di cronaca hanno portato il monastero alla ribalta della cronaca nazionale, ma si è pregato anche per la Pace dopo gli ultimi attentati terroristici di Parigi.

Una iniziativa, dunque, che spontaneamente è partita da alcune persone a cui la Comunità monastica sta a cuore e che per questo, nella sua spontaneità, ancora più forte, sentita e apprezzata: tutti hanno bisogno di sapere di non essere soli, anche i monaci di Montecassino che, pur rivolgendo la loro preghiera e affidandosi ai santi Benedetto e Scolastica, sono stati piacevolmente colpiti da questo calore dimostrato in modo silenzioso ma forte, con la presenza che si è fatta concreta e non solo promessa.

Dopo la celebrazione, l'Abate Donato ha voluto ringraziare uno ad uno i circa 400 presenti, che hanno lasciato per qualche ora la loro quotidianità per stare accanto alla Comunità monastica,  attendendoli al termine della navata centrale della Basilica Cattedrale.

Il testo dell'omelia dell'Abate Donato qui di seguito.

 


Montecassino
S.Messa per la pace

 


Carissimi fratelli e sorelle,

come sapete, con l'Avvento inizia per la Chiesa un nuovo anno, l'anno liturgico, che non è soltanto il periodo che ci prepara al Natale, ma ha anche un'altra connotazione, un pensiero rivolto in avanti: l'Attesa della definitiva venuta di Gesù.

Credo che il versetto grazie al quale leggere la celebrazione avventuale di oggi sia proprio quello offertoci dal profeta Geremia nella Prima Lettura : "Ecco, verranno giorni - oracolo del Signore - nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d'Israele e alla casa di Giuda". Il primo oracolo che ci raggiunge, in tutta la sua limpidezza e sobrietà: il Signore viene per realizzare le sue promesse di bene nei confronti dell'umanità.

Sono parole consolanti per ciascuno di noi: la fedeltà di Dio che in qualche modo si configura con questo venirci incontro perché vuole il nostro bene, perché vuole realizzare il bene per l'umanità intera. L'amore di Dio che, potremmo dire, non si dà quiete finché non riesce a realizzare il sogno del suo cuore: il bene per l'umanità.

Questo dunque è il versetto che ci aiuta ad entrare non solo nella prospettiva avventuale, ma anche nella vita cristiana intesa come attesa di questa venuta continua del Signore nella nostra vita. Il brano evangelico risponde appunto, come dicevamo all'inizio, a quella caratteristica che guarda all'Avvento come alla venuta definitiva di Gesù. Qui si ravvisano due elementi di fondo: il primo, negativo potremmo dire, ossia questo giudizio severo di Dio sull'umanità, giudizio che sarà preceduto da segni cosmici angoscianti del sole, della luna delle stelle, del mare, segni  che dicono come tutto in qualche modo è designato a finire.

Ma a questo elemento di carattere negativo si associa subito quello di carattere positivo perché succede che proprio quando avverranno tutte quelle cose, "il Figlio dell'uomo lo vedranno venire sulle nubi con grande potenza e gloria". In tutto questo c'è il trionfo del Signore Gesù che verrà come colui che è al di sopra di tutto e di tutti, a ristabilire una volta per tutte la pace e la giustizia sulla terra.

Il trionfo del Signore, non dimentichiamolo, è il trionfo del Signore crocifisso, perché colui che ritornerà è proprio colui che è morto per noi sulla croce, rappresenta il trionfo massimo dell'amore che Gesù è venuto ad insegnare. Quindi, anche la sua venuta gloriosa, trionfale, alla fine dei tempi sarà il segno che l'Amore avrà finalmente l'ultima parola. Intanto, però, bisogna che questo Amore noi lo facciamo nostro, giorno dopo giorno, lo sbricioliamo all'interno della nostra quotidianità, nei solchi delle nostre giornate, là dove viviamo, dove lavoriamo e gioiamo.

 

Perché questo avvenga, però, occorre essere attenti a noi stessi, attenti che i nostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita. Il cuore appesantito è il cuore non solo scoraggiato, non solo triste, nemico della vita, delle sue espressioni più belle e generose ma è anche un cuore che in qualche modo è privo di Dio perché là dove c'è Dio, dove gli lasciamo spazio nel nostro cuore non c'è appesantimento, ma c'è quella levità, quella leggerezza che proviene dal sapere che qualsiasi cosa possa succedere in noi o attorno a noi, siamo nelle Sue mani. Egli, il Signore, è al nostro fianco, ci sostiene, ci conduce per mano.

Il cuore si appesantisce quando non facciamo attenzione a noi stessi. Non è una semplice questione di auto-dominio perché molto spesso l'auto-dominio può essere frutto di una volontà determinata, e non tutti siamo fatti allo stesso modo : c'è chi ha una volontà più forte e chi invece più debole; ma a ciascuno, nell'uno e nell'altro caso, è richiesto di fare attenzione, ossia di scrutarci dentro, fare discernimento, guardare a quello che c'è nel nostro cuore, non essere troppo superficiali, non lasciar passare le cose così come se nulla fosse, perché tutto ciò che avviene dentro di noi ha poi una ripercussione all'esterno.

Dobbiamo quindi analizzare i desideri che albergano dentro di noi, fare una cernita, seguire quelli che ci portano a realizzare noi stessi in maniera autentica e lasciare da parte quelli che invece produrrebbero una scissura dentro di noi e porterebbero anche relazioni sbagliate nei confronti dei nostri fratelli e delle nostre sorelle.

Questa attenzione è in testa a tutti noi: stare attenti a noi stessi, che i nostri cuori non si appesantiscano. E non è necessario che il nostro cuore si appesantisca in una vita sregolata, si può anche appesantire per gli affanni della vita, per quelle preoccupazioni che ci accompagnano giorno dopo giorno e che possono  essere anche giuste: una persona che è preoccupata perché non trova lavoro, un genitore che si preoccupa della crescita dei suoi figli in un mondo non facile come quello odierno. Sono preoccupazioni che ci accompagnano, ma che non devono prendere il sopravvento sulla fiduciosa certezza che il Signore è con noi.

Questo è ciò che ci vuole dire Gesù: che il cuore si può appesantire, si può allontanare sempre di più dal Signore o si può scoraggiare sempre di più anche attraverso le preoccupazioni della vita quotidiana, quando non lasciamo più spazio, come dicevamo, alla certezza fiduciosa che il Signore è con noi.

Non ci interessa sapere quando arriverà la fine del mondo, ma ci interessa comprendere, come ci spinge a fare il Signore Gesù, che la storia è sempre stata attraversata da momenti difficili, è sempre stata segnata da ferite profonde procuratele dagli stessi uomini, che le guerre ci sono sempre state, anche se vorremmo che fosse diversamente, ma al di là di tutto questo il Signore ci dice "cogliete il vostro tempo", quel segmento di storia in cui state vivendo come l'occasione propizia per riconoscere questa presenza salvifica del Signore che vi viene incontro e vi sostiene.

Se non facciamo così, tutto quello che ci circonda non è che foriero di male e sembra che il bene non abbia il sopravvento, ma il bene c'è, si vede di meno e si ode anche di meno del male; ma come diceva quel saggio proverbio " fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce". Il bene è come questa foresta: cresce anche se non si sente, anche se non tutti lo percepiscono, lo vedono attorno a sé; il bene cresce e non potrebbe che essere così perché questo è il destino verso cui va la nostra storia e la nostra umanità, questo è il disegno salvifico di Dio su di noi, quelle promesse di bene di cui abbiamo sentito nella prima lettura dal profeta Geremia.

Diamo allora la nostra piccola parte, attenti a noi stessi, a che i nostri cuori non si appesantiscano, vegliando su di noi, sui nostri pensieri, sul nostro parlare, sul nostro operare. Preghiamo, ricorriamo alla forza che ci proviene da nostro Signore e di cui la preghiera è uno strumento principale, e soprattutto facciamo quello che l'Apostolo Paolo ci ha esortato a fare: crescere e sovrabbondare nell'Amore tra di noi e verso tutti. Non si accontenta di dire abbondare ma usa sovrabbondare quasi volesse dirci quando volete fare il bene fatelo senza misura, senza porvi dei paletti per evitare quel cerchio mortifero dell'egocentrismo e dell'egoismo.

Crescere e sovrabbondare nell'amore verso di voi e verso tutti: questo è il modo per rendere sani i nostri cuori per evitare che si appesantiscano, per procedere quotidianamente irreprensibili in quella santità che il Signore vuole da ciascuno di noi.

Questo è l'augurio che formulo per tutti noi all'inizio di questo periodo avventuale e lo offriamo al Signore perché ci venga incontro con la Sua misericordia, perché tutti abbiamo bisogno di essere interamente coperti, abbracciati  da questo suo sguardo misericordioso senza il quale non saremo neppure in grado di fare un passo in avanti nella nostra vita cristiana, nella testimonianza della nostra fede.

Questo manto di misericordia ci avvolga tutti e avvolga tutto e renda i nostri passi sempre più ricolmi di pace, di verità di Santità.

E così sia.

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