"Nell'era delle 'passioni tristi', in cui si cerca la verità nelle cose effimere, contagiamo la nostra realtà con la bontà, la carità e il rispetto dell'altro": l'Abate Donato alla 'Chiesetta del Colloquio' per ricordare s.Scolastica.

Per ricordare assieme la figura silenziosa ma forte di S.Scolastica ‪domenica pomeriggio 7 febbraio alle 17:00 l'Abate Donato ha presieduto la celebrazione nella 'Chiesetta del Colloquio' a Villa S.Lucia dove Benedetto e Scolastica erano soliti trascorrere ore assieme a parlare. Insieme ai tanti, venuti per l'occasione, anche le monache del monastero di S.Scolastica di Cassino, con le suore di Castel s.Vincenzo, ospiti del monastero di Cassino e la Comunità di s.Maria della Rupe.

L'Abate Donato, seguito con attenzione da tutti i presenti, ha commentato la pagina di Vangelo del giorno, partendo dalla "acutezza dello sguardo interiore di Gesù che riesce a comprendere la delusione di Simone Pietro e dei suoi compagni, legge nei loro cuori il disappunto. Gesù sa vedere al di là di ciò che i nostri occhi fisici vedono, ha la capacità di penetrare il cuore.

Nel brano evangelico leggiamo poi che Gesù sale su una barca e prega Pietro di spingerlo al largo. Gesù, cioè, si avvicina con delicatezza all'uomo, ancora oggi, quando la vita è segnata da cose negative, Lui non esita a salire sulla barca della nostra vita anche se c'è qualcosa che non va, e ci prospetta sempre qualcosa di inedito che va oltre ciò che noi sperimentiamo. I pescatori, nonostante la pesca infruttuosa, dietro esortazione di Gesù gettano di nuovo le reti e arriva l'abbondanza: quando non c'è Gesù nella nostra vita non c'è luce, quando c'è Gesù, c'è luce e ci sono frutti abbondanti

Il miracolo più grande è stato dunque l'aver ascoltato il Maestro che diceva di andare al largo e gettare le reti. Questo è il miracolo che Gesù chiede anche a noi: di avere fiducia in Lui, nella sua parola. Laddove infatti si trova un cuore disposto ad accoglierlo, si produrranno frutti impensabili. Pensiamo a s. Scolastica: anche lei prega s.Benedetto di restare a parlare e non rientrare subito in monastero. Ma, al rifiuto di Benedetto, Scolastica prega il Signore in silenzio e il Signore la ascolta.

Pregare e fiducia: due aspetti che abbiamo visto anche nella pesca miracolosa dunque.

Pregare significa, in fondo, chiedere e quando si chiede si chiede con fiducia. Quando il chiedere avviene nel contesto umano, può anche avvenire che la risposta sia negativa, ma il chiedere nasce sempre dalla fiducia altrimenti non si chiederebbe.

Pietro di fronte al miracolo della pesca abbondante dice a Gesù: allontanati da me perché sono un peccatore, c'è in lui la consapevolezza della nostra piccolezza, della nostra debolezza e dei nostri peccati. Ma il Signore risponde a Pietro in un modo bellissimo: "Non temere, farò di te un pescatore di uomini". Spesso infatti può accadere che noi utilizziamo come alibi le nostre debolezze, le nostre fragilità e ci arrendiamo. Il Signore invece ci dice di non temere perché così come non disdegna di salire sulla barca della nostra vita anche se un po' sgangherata, non disdegna neppure di venire in contatto con i nostri difetti e i nostri peccati perché è venuto proprio per risanarci, per darci speranza.

Come ha evidenziato lo studio di un biblista, l'espressione "non temere, non avere paura" è presente 366 volte all'interno della Bibbia appunto, una per ogni giorno dell'anno, questo per dire che la vicinanza del Signore è costante nella nostra vita.

E questo è ciò che anche santa Scolastica ha compreso quella sera: ha avvertito che il Signore era lì con lei e che Lui l'avrebbe esaudita.

Pietro, dicevamo, si sente dire che diventerà pescatore di uomini, pescatore di vita e anche noi siamo chiamati ad esserlo. Siamo tutti quindi coinvolti soprattutto oggi, in un'era definita delle "passioni tristi" in cui l'uomo non sa più cosa fare per divertirsi, per dare un senso alla propria vita perché ricerca la verità, la bellezza, la bontà al di fuori di sé, nelle cose effimere. Il sentirci dire allora che siamo "pescatori di vita" significa essere chiamati a far emergere ciò che porta alla vita, quei gesti di bontà che ci sono in noi e attorno a noi e ad utilizzarli al meglio per contrapporci al male con la forza del bene che, più del male, si allarga, contagia, si espande e solo così tutto ciò che è bene emerge in maniera molto più evidente.

Se ci guardiamo intorno verrebbe da rattristarci e da rassegnarci perché le ingiustizie e i soprusi emergono di più e sono più visibili del bene, fanno più rumore. Ma è più importante il bene che seminiamo e cresce attorno a noi. Siamo chiamati dunque a diventare a tutto tondo trasmettitori di vita, di tutto ciò che ci fa sentire bene tutti insieme, di tutto ciò che alimenta la carità, l'amore vicendevole, il rispetto, la dignità dell'altro.

In fondo anche s.Scolastica in quel breve ed essenziale episodio della sua vita l'incontro con s.Benedetto aveva capito che il cuore della vita è l'amore, che nei rapporti personali occorre che l'ultima parola non sia mai solo la norma, la rigidità della regola ma la comprensione reciproca che parte dal cuore che ama: Gregorio Magno infatti scrive "Ha potuto di più colei che ha amato di più"perché la vita è amore.

Ci aiuti allora s.Scolastica a vivere nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, la supremazia dell'amore al di là di tutte le norme, di tutte le regole ad avere lo sguardo attento a chi ci sta accanto.

E così sia."

Dopo la celebrazione tutti con il naso all'insù per i bellissimi fuochi d'artificio che hanno concluso il pomeriggio di festa in questa piccola e suggestiva chiesa immersa nel verde.

 

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