"Affidiamoci a S. Benedetto perché interceda affinché anche noi, amando quanti incontriamo sul nostro cammino, possiamo essere creatori di pace": l'Abate Donato benedice la Fiaccola benedettina.

Le previsioni meteorologiche non erano per niente rassicuranti, ma il Corteo Storico Terra Sancti Benedicti, confidando in un 'miracolo' atmosferico, ha sfidato i calcoli matematici ed ha avuto ragione: illuminato dalla luce di un tiepido sole di inizio marzo ha sfilato domenica 6 in un lungo colorato serpentone dalla Casa S.Antonio alla Basilica Cattedrale di Montecassino.Dietro i figuranti,il CUS Cassino con alcuni atleti del campionato internazionale di Cross Country, tedofori per l'occasione.

Ad attenderli, davanti la Porta Santa, l'Abate Donato che ha benedetto la Fiaccola benedettina proveniente dal viaggio attraverso Norcia e Subiaco : " Dio onnipotente e misericordioso, che hai guidato sempre il tuo popolo, benedici questa Fiaccola che oggi giunge nella casa di s.Benedetto, perché sia segno di Pace e di riconciliazione. Per Cristo Nostro Signore."

Subito dopo, alla presenza di autorità civili e militari e di tanti amici e fedeli giunti a pregare assieme attorno al sepolcro dei santi Benedetto e Scolastica, il padre Abate ha presieduto i Vespri solenni in onore di s.Benedetto durante i quali la fiamma della Fiaccola ha ceduto un po' del suo fuoco alla lampada di Papa Paolo VI del 1964 posizionata per l'occasione ai piedi del sepolcro dei santi Benedetto e Scolastica.

Dopo i Vespri tutti riuniti nel Chiostro bramantesco per assistere alla rievocazione dell'Atto di Reverentia a San Benedetto, del Giuramento della Militia e alle Danze Medievali di serie ed eleganti dame e festose popolane.

La Pace al centro dell'omelia dell'Abate Donato:

 

 

 

FIACCOLA BENEDETTINA DELLA PACE
Vespri a Montecassino – 6 marzo 2016


Prima di questi Vespri in onore di S. Benedetto, abbiamo accolto la fiaccola benedettina della pace. Con essa, al termine di questa celebrazione, accenderemo la lampada posta sul sepolcro del Santo Patrono d'Europa. Si tratta di un gesto significativo, col quale – per intercessione di S. Benedetto – chiediamo al Signore di mantenere vivo in noi l'anelito alla pace. Ma – ci chiediamo – quale pace?

Se pensiamo alla pace come all'assenza di guerra, noi possiamo senz'altro dirci fortunati. Non così, invece, in diverse parti del mondo, dove tanti uomini, donne e bambini innocenti, fanno le spese di una violenza fratricida. A ragione, papa Francesco ha parlato di una Terza Guerra Mondiale a pezzi: tanti conflitti locali che, oltre a distruzione e morte, provocano spesso flussi migratori di decine e decine di migliaia di persone che fuggono dagli orrori della guerra.

Ma, anche là dove non vi è una guerra in senso stretto, non è detto che la pace sia automaticamente favorita. Di fatto, sopraffazioni, ingiustizie, violenze e morte attraversano anche le nostre società. Anche in esse la presenza del male continua a farsi sentire sotto molte forme e non smette di mietere le sue vittime: dalla criminalità organizzata alla corruzione, dallo sfruttamento dei più deboli alle sperequazioni sociali, per non citare che alcuni ambiti che, da soli, bastano a contraddire una facile idea di pace.

Anche nelle nostre comunità civili e religiose, nelle nostre famiglie, al di là di un'apparente normalità, ci si trova spesso di fronte a problemi gravi e drammatici. Quando mi capita di leggere un'angoscia che rasenta la disperazione) negli occhi di un papà o di una mamma che non sanno cosa fare per arrivare a fine mese, ogni facile irenismo viene meno.

Finché vi sono fratelli e sorelle che non vivono dignitosamente, e finché l'indifferenza prevale sulla solidarietà e sulla condivisione, non possiamo parlare di pace. Così come non possiamo parlare di pace finché le nostre relazioni con gli altri sono animate da sentimenti di egoismo, anziché di comprensione e di aiuto reciproco.

Eppure, amici carissimi, siamo qui a pregare per la pace. E lo facciamo perché crediamo fermamente che la pace sia possibile, e che l'edificazione di un mondo più giusto e pacifico non sia un'utopia, purché ci sia un impegno leale e generoso da parte di ciascuno di noi.

Ma se siamo qui a pregare per la pace è anche perché, come credenti, siamo consapevoli che, per cercare e percorrere i suoi sentieri, abbiamo bisogno di attingere luce e forza dalla pace che Gesù stesso ha donato ai suoi: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore» (Gv 14,28).

Questa è anche la pace che S. Benedetto, con la sua vita e il suo messaggio, ci addita: la pace che nasce da Gesù, dal suo Vangelo, la pace che germoglia dall'amore misericordioso del Signore e che attende di essere tradotto nel dono gratuito e nell'apertura compassionevole di noi stessi agli altri e alle loro necessità.

È a questa pace che dobbiamo permettere di insediarsi sovrana nel nostro cuore. Solo così potremo guardare con occhi sinceri quanti incontriamo sul nostro cammino e mantenere viva la speranza in un futuro migliore.

Vorrei ora concludere con una citazione tratta da un celebre romanzo di Gilbert Cesbron, Anche i santi vanno all'inferno, un romanzo possente e crudo dedicato all'esperienza dei preti operai nelle banlieues parigine dell'ultimo dopoguerra.

Parlando della pace, il protagonista del romanzo, un prete operaio appunto, così si esprime:

«La pace non è monopolio di nessuno, (...) la pace è contagiosa! È una buona malattia! Quello che è in pace, nel fondo del cuore, quello che ha le mani aperte, (...), tutti quelli coi quali parla... (...), tutti quelli che lo incontrano, sono obbligati a divenire come lui. (...)

Se voi (...) amate il povero diavolo, quello sarà meno povero diavolo; e il mascalzone sarà meno mascalzone. (...) Così comincia la pace. Bisogna bene che vi siano quelli che fanno il primo passo. (...) La pace non esige soltanto che si firmino le liste (...)! La pace non è soltanto un giocherello per i meetings; non comincia dopo pranzo, la pace. Comincia fin dalla mattina (...) E continua per tutto il giorno. Consiste nel guardare gli altri in faccia, (...), nell'amare gli altri, tutti gli altri, e vedrete che forza vi darà questo, e la pace che si creerà in voi e intorno a voi!... Crear la pace (...) significa amare gli altri, per obbligarli ad amare anche loro gli altri, e così di seguito, per tutta la terra!».

Carissimi amici, affidiamoci a S. Benedetto perché interceda per tutti noi, affinché anche noi, amando quanti incontriamo sul nostro cammino, possiamo essere creatori di pace. E così sia.

 

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