"La "lavanda dei piedi” narra l'intensità con cui Gesù ci viene incontro, accettandoci per quello che siamo". L'Omelia dell'Abate Donato per la Messa in Coena Domini.

Otto ospiti della Comunità Exodus di Cassino tra cui una donna, novità di quest'anno, accompagnati dal responsabile Luigi Maccaro, e quattro della Casa Circondariale di Cassino con la direttrice dott.ssa Irma Civitareale, hanno preso posto nelle panche della navata centrale della Basilica Cattedrale ed accolto il Padre Abate che ha rievocato con i suoi gesti il momento in cui Gesù lava i piedi ai suoi apostoli.

Dopo la celebrazione, iniziata alle 17,30, tutti i presenti hanno seguito la Comunità monastica in processione con il Santissimo Sacramento verso la Cripta della Basilica, luogo della Reposizione.

 

 

Testo integrale dell'Omelia dell'Abate Donato :
 

 

GIOVEDÌ SANTO 2016
Messa In Coena Domini


Un pasto fatto insieme è generalmente un segno di amicizia e di comunione. Anche l'ultima cena che Gesù ha consumato con i suoi discepoli, al di là dell'aspetto religioso legato alla celebrazione della Pasqua ebraica, aveva certamente il sapore della condivisione e della familiarità.

Ma in quell'ultima cena Gesù ha stabilito con i suoi una comunione che va al di là del semplice stare bene insieme. Si trattava di qualcosa di molto più profondo, che Gesù stesso ha espresso identificando Se stesso con il pane spezzato e il vino versato offerti ai suoi discepoli. Pane e vino che non erano semplicemente assunti a simbolo del suo corpo e del suo sangue, ma che furono effettivamente trasformati in essi.

Questa presenza viva ed efficace di Gesù negli elementi eucaristici del pane e del vino è il mistero che sostiene la Chiesa nel suo cammino nel tempo e nella storia.

Il brano evangelico che abbiamo ascoltato, tratto dal vangelo di Giovanni, non riporta i gesti e le parole che Gesù ha pronunziato sul pane e sul vino e che, ancora oggi, in ogni celebrazione della Messa, sono all'origine della trasformazione del pane e del vino nel suo corpo e nel suo sangue. L'evangelista Giovanni ci ha tuttavia descritto che cosa l'Eucaristia significa per noi, in che modo essa ci raggiunge e in che cosa essa ci provoca positivamente.

La "lavanda dei piedi", che tra poco ripresenteremo in maniera rituale, narra l'intensità con cui Gesù ci viene incontro, accettandoci per quello che siamo. Infatti, la caratteristica di fondo, quella che sostanzia la scena della lavanda dei piedi, è il "servizio". Un servizio che si fa "donazione" piena, senza smagliature e totalmente gratuita, e fino al compimento, cioè fino alla fine: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine».

Con il gesto della lavanda dei piedi, Gesù spiega il dono che di lì a poco farà di se stesso attraverso la morte di croce: il suo chinarsi a lavare i piedi sporchi dei discepoli è simbolo della sua volontà di abbassarsi a servirli fino in fondo, fino ad offrire la sua vita per liberarli dal peso dei peccati e renderli nuovamente degni di accedere alla sua amicizia e alla sua comunione. Attraverso il gesto concreto della lavanda dei piedi Gesù si offre dunque "per" noi, accetta di dare se stesso in sacrificio per redimerci dai nostri peccati e salvarci.

Detto questo, occorre però prendere coscienza del seguito che Gesù ha pensato per chi desidera seguirlo come suo discepolo. Egli ci fa capire che l'offerta che egli ha fatto di se stesso è certamente "per" noi, ma non si ferma a noi. Egli pone il suo atto di amore e di donazione come "esemplare" per i suoi discepoli, i quali, pure, sono chiamati a fare altrettanto, ad offrire cioè a loro volta la propria vita nel servizio ai fratelli.

La seconda lettura, dell'apostolo Paolo, riporta l'invito esplicito di Gesù, rivolto ai discepoli dopo le parole da lui pronunciate sul pane e sul vino: «Fate questo in memoria di me». E nel brano evangelico abbiamo sentito Gesù dire espressamente: «Vi ho dato un esempio, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi», cioè «lavare i piedi gli uni agli altri».

Questo è adesso il nostro compito, e questa la cartina di tornasole circa la veridicità della nostra partecipazione all'eucaristia.

 

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