"All'interno del misterioso disegno di amore, racchiuso nella sua morte in croce, Gesù ci esorta a prendere su di noi ogni giorno la nostra croce, trasformandola in un cammino di redenzione, di amore, di vita": l'Abate Donato nel Venerdì Santo.

Atto penitenziale di prostrazione silenziosa dell’Abate Donato, la lettura della Passione di Cristo da parte di d. Luigi Maria, d. Alessandro e Antonio, l’adorazione della croce, tutto si è svolto come di consueto, in un tranquillo e sereno venerdì pomeriggio di fine marzo con una Abbazia silenziosa in cui i profumi della primavera e del risveglio della natura si avvertono ancora più forti  lontano dall’asfalto della città.

Nelle parole dell’Abate Donato una esortazione ad accettare la croce che il Signore ci dà da portare nella nostra vita, perchè tutto ciò che viviamo ha una ragione d’essere nel quadro più grande che è il disegno divino a noi sconosciuto.

 

 

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VENERDÌ SANTO 2016

 

Ascoltando il racconto della Passione, abbiamo seguito Gesù nel suo scontro finale con l'impero delle tenebre. L'abbiamo visto umiliato, percosso, disprezzato, ricoperto di dolori e crocifisso. Nel contemplarlo così, tuttavia, avvertiamo un debito di immensa riconoscenza, perché, come dice il profeta Isaia a proposito del Servo sofferente – figura del Cristo – «egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori (...) per le sue piaghe noi siamo stati guariti» (Is 53,4.5)

Ma come far sì che questa sofferenza vicaria di Gesù, che raggiunge anche noi oggi, non sia vanificata, ma ci guarisca e ci salvi? Il primo passo, indicatoci dallo stesso Gesù, è quello della preghiera.
Il racconto giovanneo della Passione ha esordito col dirci che, uscito dal cenacolo, Gesù si è diretto con i suoi discepoli verso l'orto degli ulivi. Ci va spinto da una ragione precisa e impellente, seguendo una strada interiore a lui familiare. Ci va, per l'ultima volta, ad incontrare il Padre nella preghiera.

Fortificato da quell'incontro, nel quale si è abbeverato al cuore del Padre suo, Gesù può affrontare e vivere la "sua ora" decisiva, l'ora della verità e dell'amore, l'ora del dono totale di sé, che la morte di croce avrebbe pienamente manifestato. Là, dove il male sembrerà trionfare, Gesù contrapporrà – drammatica e solenne – la forza dell'amore che salva. Quando, prima di spirare, dirà: «Tutto è compiuto», egli alluderà proprio alla vittoria dell'Amore di Dio sul Maligno, vittoria il cui cammino inarrestabile continuerà fino alla manifestazione definitiva del Regno di Dio alla fine dei tempi.

È all'interno di questo misterioso disegno di amore, racchiuso nella sua morte in croce, che Gesù ci esorta a non rifuggire, ma a prendere su di noi ogni giorno la nostra croce, trasformandola – insieme con Lui e alla sua sequela – in un cammino di redenzione, di amore, di vita.

In un racconto anonimo si narra che
«un uomo, sempre scontento di sé e degli altri, brontolava con Dio dicendo: "Ma dove sta scritto che dobbiamo portare la nostra croce? Possibile che non esista un modo per evitarla?".
Il buon Dio gli rispose allora con un sogno: in esso quell'uomo vide che la vita degli esseri umani sulla terra era una sterminata processione. Ognuno camminava con la sua croce sulle spalle. Lentamente, ma inesorabilmente, un passo dopo l'altro.
Anche quell'uomo era nell'interminabile corteo di quella folla immensa e avanzava a fatica con la sua croce personale. Dopo un po' si accorse che la sua croce era troppo lunga: per questo faceva tanta fatica ad avanzare e a rimanere con gli altri.
"Sarebbe sufficiente accorciarla un po' – si disse – e tribolerei molto meno". Quindi si sedette lungo la strada, e con un taglio deciso accorciò d'un bel pezzo quella croce così inutilmente pesante.

Quando riprese il cammino, si accorse che ora poteva camminare molto più spedito e leggero, e senza tanta fatica giunse a quella che sembrava essere la meta verso la quale tutti quegli uomini si dirigevano.
Era un burrone: una larga ferita nel terreno, oltre la quale si intravedeva la "terra della felicità eterna". Era una visione incantevole quella che si intravedeva dall'altra parte del burrone.
Siccome, però, non c'erano ponti né passerelle per attraversarlo, ognuno si toglieva la propria croce dalle spalle, l'appoggiava sui bordi del burrone e, passandoci sopra, giungeva dall'altra parte.
Le croci sembravano proprio fatte su misura. Congiungevano esattamente i due margini del precipizio. E tutti passavano, eccetto lui, quell'uomo che aveva accorciato la sua croce e che ora – essendo troppo corta – non poteva essere appoggiata sull'altra parte del precipizio.

Allora quell'uomo si mise a piangere e a disperarsi, dicendo: "Ah, se l'avessi saputo!"».

Se noi siamo qui, oggi, a «volgere lo sguardo a Colui che hanno trafitto», è perché, in quanto discepoli di Cristo, sappiamo bene che la croce non è un'opzione che possiamo prendere o lasciare, ma la via che Gesù stesso ci ha insegnato per incontrare il cuore di Dio e imparare a donare anche noi la nostra vita ai fratelli, in ossequio alla volontà del Padre.

Eppure, quanto ci è difficile accettare questa verità! Istintivamente, vorremmo anche noi poter fare a meno di portare certe croci; vorremmo anche noi poter accorciare quelle che ci sembrano troppo lunghe e pesanti. Anche Gesù è passato attraverso questa medesima tentazione quando, nell'agonia orante del Getsemani, ha chiesto al Padre: «Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice!» (Mt 26,42). Ma si è subito ripreso, dicendo: «Però non come voglio io, ma come vuoi tu!» (Ib.).

La preghiera ci aiuta ad entrare nella disegno di amore di Dio, a sintonizzarci con la sua volontà, dove anche la croce ha il suo posto e – oserei dire – la sua dignità, quella impressagli dallo stesso Gesù, il quale, offrendo la sua vita per noi, ha trasformato uno strumento di morte in uno strumento di amore.

Fissando lo sguardo sul crocifisso, preghiamolo allora così: «Il tuo amore, o Signore Gesù, purifichi i nostri cuori, li renda generosi, e soprattutto veri, capaci di accogliere quel flusso di misericordia che scaturisce dal cuore del Padre tuo e Padre nostro e che tu, o Gesù, hai reso visibile nell'offerta suprema di te stesso sulla croce. Trasportati da questo flusso di amore misericordioso aiutaci, o Signore Gesù, a capire chi è Dio, a capire noi stessi, a capire i nostri fratelli, e a capire il mistero della nostra vita, chiamata ad essere un pellegrinaggio continuo verso le sorgenti di amore che scaturiscono dal cuore del Padre, e a diventare trasparenza e riverbero di questo amore nel cuore del mondo».
AMEN

 

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