"Chi si accetta per come è e[...]guarda con fiducia alla ricerca di Gesù, prima o poi troverà una soluzione, un suo “albero” al quale affidare […] la propria fragilità." L'Abate Donato nel giorno della Dedicazione della Basilica.

Anche quest’anno la ricorrenza della Dedicazione della Basilica è stata ricordata dalla Comunità monastica con una s.Messa solenne, sabato 1 ottobre.

Presieduta dall’Abate Donato e concelebrata dall’Abate di s.Paolo Fuori le Mura, dom Roberto Dotta, la s. Messa è iniziata come di consueto alle 10.30 in una Basilica Cattedrale molto affollata, non solo da visitatori occasionali ma anche da quanti erano saliti per l’occasione.

Riportiamo di seguito il testo dell’omelia pronunciata dall’Abate Donato. 

 

 

 

DEDICAZIONE DELLA BASILICA CATTEDRALE
Montecassino 1° ottobre 2016
Prima lettura (Is 56,1.6-7)

Il Signore si fa presente là dove il diritto e la giustizia sono ricercati quotidianamente. Egli non abita là dove regna l’ingiustizia e i diritti degli uomini vengono calpestati e vilipesi.

Quanti frequentano il tempio del Signore, non possono dunque prescindere dall’assunzione di questo impegno. Solo in tal modo il empio diventa anche una “casa di preghiera”.

Quella nella quale ci troviamo, frequentata quotidianamente da una comunità monastica, vorrebbe proprio significare questa verità: da una parte la preghiera che si fa vita attraverso relazioni interpersonali improntate alla rettitudine e al rispetto, e sostenute dalla potenza vivificante dell’amore paziente e misericordioso di Dio; dall’altra, la vita quotidiana, con le sue gioie e le sue fatiche, che si innerva nella preghiera, dando a quest’ultima sapore, sostanza, concretezza.



Seconda lettura (1Pt 2,4-9)

Ciò che permette questa trasfusione del pregare nell’operare e viceversa, è la “pietra viva” che ha nome Gesù, pietra sulla quale siamo chiamati a costruire il nostro edificio spirituale, personale e comunitario diventando anche noi, in Lui, pietre vive.

Nella seconda lettura, l’apostolo Pietro ci indica la via maestra grazie alla quale ci è possibile avvicinarci a Gesù e poggiarci saldamente a Lui: l’obbedienza alla sua Parola. Chi percorre questa via – dice Pietro – passa dalle tenebre alla luce meravigliosa del Signore.

Quando Benedetto esorta a «non anteporre assolutamente nulla al Cristo» allude proprio al posto centrale che Gesù deve occupare nella vita del monaco e del cristiano. Senza questo rapporto vivo con Lui, fondato sul suo Vangelo e corroborato dalla sua presenza eucaristica; senza una fiduciosa e fedele amicizia, coltivata nei solchi delle nostre giornate, sarà ben difficile che la nostra vita possa trasmettere quella luce vivificante capace di costruire attorno a sé spazi di comunione e di pace.

Vangelo (Lc 19,1-10)

Proiettandoci oltre gli spazi architettonici di questo sacro edificio – di cui oggi celebriamo la solenne dedicazione – fissiamo il nostro sguardo sulla pagina evangelica appena proclamata, e lasciamoci da essa condurre verso quello spazio interiore e profondo che è il nostro cuore. Questo è il luogo che lo Spirito di Dio ha eletto a suo tempio. È nella nostra carne, infatti, che Egli ha posto la sua dimora

Come riconoscere che ciascuno di noi è tempio vivo di Dio? Indico tre semplici suggerimenti:

a.      Il primo passo consiste nell’accettare i propri limiti. Chi si accetta per come è, e non si lascia irretire dallo scoraggiamento e da giudizi troppo umani, ma guarda oltre con fiducia alla ricerca di Gesù, pietra viva, prima o poi troverà una soluzione, un suo “albero” al quale affidare, con libertà di spirito, la propria pochezza e la propria fragilità.

Chi cerca sinceramente il Signore, infatti, respira la libertà che la sua vicinanza provoca, e, nella forza della fede, sa immaginare vie inedite per ridare senso alla propriaa esistenza.

b.      Essere consapevoli che nella nostra ricerca di Lui, Gesù ci precede. Zaccheo credeva di cercare Gesù, ma deve costatare con sorpresa e gioia che, in realtà, era lui ad essere cercato. Si scopre desiderato e amato da Gesù. Ed è subito festa nel suo cuore. Qualcosa di nuovo, un desiderio di cambiamento, sta sorgendo nella sua vita.

c.      Degne di particolare attenzione, infine, sono le parole rivolte da Gesù a Zaccheo: «Oggi devo fermarmi a casa tua». È come se in Gesù bruciasse un’ansia di raggiungerlo e di comunicargli la sua salvezza, non attraverso il giudizio, ma tramite il dono della sua amicizia.

Sentiamole rivolte a noi quelle parole: Gesù vuole stare con noi. Non sono le idee a cambiarci la vita, ma l’incontro con la persona di Gesù.

Gerico è ovunque, carissimi fratelli e sorelle, e oggi è qui. Chiediamo al Signore che si fermi in questa casa, in questo tempio a Lui dedicato, che venga a sedersi alla tavola del nostro cuore, che dimori nella nostra carne, per vivificare le nostre relazioni, le nostre fatiche e le nostre speranze con la luce inalterabile della sua presenza che salva!