La paura dell'altro nasce dalla non conoscenza: a Montecassino per parlare di "Dialogo tra le religioni".

Lunedì 24 ottobre, ricorrenza della proclamazione di s.Benedetto a Patrono principale dell'intera Europa, nel salone San Benedetto dell'Abbazia di Montecassino, la Fondazione Internazionale don Luigi Di Liegro Onlus, in collaborazione con la Regione Lazio, ha dato vita ad un  ricco momento di approfondimento e riflessione sul tema : " Il Dialogo tra le Religioni per la Misericordia".

Dando inizio ai lavori della mattinata, l' Abate Donato ha evidenziato il ruolo svolto dai benedettini nei secoli per la costruzione della pace attraverso l'accoglienza, la misericordia e la preghiera:


"Desidero rivolgere il mio saluto e il mio cordiale benvenuto alle autorità civili, militari e religiose qui presenti, e a tutti voi qui convenuti per questo Seminario dedicato al «Dialogo tra le religioni per la misericordia». In particolare, permettetemi di salutare gli studenti di Scienze dell'Educazione dell'Università di Cassino e del Lazio Meridionale, della cui partecipazione siamo molto lieti.

Un sentito ringraziamento va agli organizzatori di questo evento: la Regione Lazio, nella persona del Coordinatore degli eventi storici, turistici e culturali del Giubileo del Lazio, il Dott. Quirino Briganti, e la Fondazione Internazionale Don Luigi Di Liegro, nella persona del suo Presidente, il P. Sandro Barlone SJ. Un grazie egualmente sentito lo rivolgo anticipatamente ai relatori e alle relatrici che, con i loro interventi, si susseguiranno nel corso di questa mattinata.

In qualità di ospite attivo di questo evento, e come umile successore di S. Benedetto, vorrei ricordare che l'ospitalità è una delle caratteristiche distintive del monachesimo al quale il Santo Patriarca nursino ha dato vita. Da sempre, infatti, il monachesimo benedettino ha visto nell'ospitalità un'ineguagliabile opportunità grazie alla quale la presenza di Dio si fa riconoscere nel volto di chi bussa alla porta del monastero, sia che si tratti di un pellegrino o di un povero, sia che si tratti, più genericamente, di un cercatore di senso. S. Benedetto ne era profondamente convinto, e per questo, nella sua Regola, consegna ai suoi monaci la seguente esortazione: «Tutti gli ospiti che sopraggiungono [al monastero] siano accolti come Cristo (...) E a tutti sia reso il dovuto onore ».

Su questo sfondo, la Comunità monastica di Montecassino, che qui rappresento, è dunque molto lieta di offrirsi come spazio di incontro, nel quale tutti possano percepire la presenza di Dio nel volto del fratello e della sorella che accosta; come spazio nel quale ci si possa sentire "a casa", come fratelli e sorelle; come spazio nel quale porsi attentamente in ascolto gli uni degli altri, consapevoli che è possibile apprendere molto dalla sapienza spirituale delle tradizioni religiose diverse dalla propria; come spazio, infine, nel quale, attraverso il dialogo aperto, sincero e amicale, si possa giungere ad una più profonda comprensione del Mistero e della sua chiave di accesso: la misericordia.

In stretta connessione con l'ospitalità, quale luogo dell'incontro e del dialogo arricchente, vorrei, infine, ricordare che il monachesimo benedettino ha sempre favorito anche la ricerca della pace. Esattamente cinquantadue anni fa, come oggi, il 24 ottobre 1964, dopo aver riconsacrato la ricostruita chiesa abbaziale di Montecassino, Paolo VI, con il Breve "Pacis nuntius", "Messaggero di pace", proclamava S. Benedetto principale Patrono d'Europa.

Quale pace, verrebbe da chiedersi? Innanzitutto – e lo dico come monaco – quella del cuore, quella che la fede cristiana e la sapienza di S. Benedetto ci hanno insegnato avere la loro sorgente in Dio stesso. E poi la pace del nostro essere, chiamato ad irradiare nei solchi della quotidianità parole e gesti pacificanti, atti a vivificare le relazioni interpersonali e la convivenza civile tra le comunità e i popoli.

La parola PAX, scritta a caratteri cubitali sopra il portone d'ingresso di questa nostra vetusta e gloriosa abbazia, vorrebbe proprio accogliere chiunque giunge quassù rammentandogli che non vi è dialogo sincero, né mutua comprensione o reciproco rispetto, senza una passione diuturna per la pace, condizione imprescindibile per la costruzione di quella "civiltà dell'amore" di cui il nostro mondo, segnato da forti contraddizioni e da continui rigurgiti di odio e di inimmaginabile violenza, ha estremamente bisogno. Solo la pace, che è l'altro volto dell'amore e della misericordia, può aprire all'umanità i sentieri della vita vera, della giustizia e della fraternità, a cui tutti aneliamo.


Possa anche l'evento odierno andare in questa direzione. Buon lavoro a tutti."

Ogni illustre relatore ha fornito una chiave di lettura diversa, che ha arricchito la mattinata di nuovi spunti e riflessioni. Il filo conduttore, volendo riconoscerne uno, è stato il porre in evidenza come l'uscire da sé e avvicinarsi all'altro sia il nodo essenziale per la conoscenza e la comprensione.

Imparare ad ascoltare, oltre che a parlare è un passaggio fondamentale sulla strada verso la pace: fa diradare la paura che proviamo verso chi non conosciamo, pone nella condizione essenziale di far cadere le barriere della diffidenza e dell'ignoranza intese come non conoscenza, ed è un gradino obbligato da salire sulla scala del dialogo.

Laddove, infatti, viene a mancare lo scambio reciproco, sopraggiunge una inevitabile separazione. Per questo è fondamentale istruire i giovani al dialogo, far capire loro, in un momento in cui ci si incontra attraverso uno schermo senza guardarsi negli occhi, che l'altro può essere un dono, che il pluralismo religioso, la convivenza tra religioni diverse, che di fatto esiste, può trasformarsi in uno strumento forte di conoscenza e dunque di pace.


In questa direzione, come sottolineato dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti,  vanno anche i Cammini religiosi riscoperti e rivalutati nell'anno Giubilare che sta per terminare, perché aiutano a  rallentare il passo, a confrontarci e riprendere a dialogare, senza paura di avvicinarci a chi è diverso da noi: abbandonando la fretta si ha più tempo da dedicare alla conoscenza di chi abbiamo di fronte, senza uno schermo, entrando pian piano nelle rispettive realtà.

Dalla casa di s.Benedetto dunque, nel giorno in cui papa Paolo VI lo definì "unificatore di popoli" un messaggio importante viene veicolato per raggiungere quanti vorranno farne tesoro: superare gli infiniti pregiudizi di cui siamo vittime è possibile e si può fare compiendo necessariamente degli sforzi per avvicinarci all'altro, a chi è diverso da noi e che porta in sé una ricchezza riconoscibile e apprezzabile soltanto accorciando le distanze, prendendo coscienza che si è solo una parte del tutto e non il tutto, che nessuno basta a se stesso e la ricchezza di cui l'altro è portatore è valore inestimabile, che conferisce un valore aggiunto senza privarci di qualcosa, né tantomeno impoverirci.