La solidarietà e la preghiera sono conforto e motivazione per chi vive con difficoltà la propria quotidianità: l’Abate Donato e Mons.Boccardo pregano insieme a Montecassino per la rinascita di Norcia e delle sue tante realtà.

La straordinaria solidarietà che in questi mesi si è messa in moto per le città colpite dal terremoto, ha visto anche  Norcia essere destinataria di tanti grandi e piccoli gesti di attenzione da parte di quanti, per motivi diversi, sono vicini alla cittadina umbra.

La Comunità monastica di Montecassino, ha da subito manifestato la propria vicinanza ai religiosi e civili colpiti dagli eventi sismici, mostrandosi fin dall'inizio favorevole alle iniziative messe in campo e volte a recare un po' di sollievo a chi si è ritrovato a vivere nell'emergenza.

Dopo il concerto di Natale per Norcia di martedì 27 dicembre, che ha visto la partecipazione di tanti cassinati, mercoledì mattina Cassino e la città umbra, con le rispettive rappresentanze, si sono raccolte attorno alla tomba di s.Benedetto e s.Scolastica per pregare assieme nella celebrazione presieduta dall'Abate Donato e concelebrata dall'Arcivescovo di Spoleto-Norcia, Mons. Renato Boccardo.

Prima del termine della Celebrazione, Monsignor Boccardo ha sottolineato come Norcia, in un momento in cui ha materialmente perso i monumenti simbolo della propria spiritualità e in cui tanti hanno perso casa e lavoro, è significativo sapere che non si è da soli e che ci sono persone pronte a stringersi attorno a chi adesso deve portare il peso delle conseguenze di questa distruzione, potendo così sperimentare quella fraternità che scalda il cuore. È importante tornare a casa e poter dire a chi è rimasto che ci sono persone a Cassino e nella meravigliosa abbazia di Montecassino che pensano a loro, perché, partendo dalle solide basi del Vangelo, così mirabilmente vissute da s.Benedetto, bisogna ricostruire non soltanto gli edifici, ma anche il tessuto umano nelle sue relazioni sociali e riportarlo alla normalità della vita quotidiana.

Il Sindaco di Cassino, Carlo Maria D'Alessandro, ha ricordato come sia a Cassino nel bombardamento del 1944 sia a Norcia dopo le violente scosse di terremoto, la statua raffigurante s.Benedetto sia rimasta in piedi, forte simbolo per tutti e motivazione per non mollare ed andare avanti a ricostruire partendo proprio dalle macerie lasciate in terra dal terremoto. D'Alessandro ha poi assicurato al sindaco di Norcia continuità nella vicinanza e nel supporto da parte della città di Cassino.

Il Sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, ha ringraziato tutti, in primis il p.Abate per il momento intenso di preghiera e poi Monsignor Boccardo per la sua significativa presenza alla Celebrazione. Come già affermato durante il concerto, il sindaco Alemanno ha ribadito l'impegno costante di tutti, amministratori e cittadini, perché Norcia rinasca più forte di prima anche grazie alla grande spinta emotiva conferita dalla solidarietà.

L'Abate Donato, aprendo le porte della casa di s.Benedetto agli amici di Norcia, ha avvolto tutti in un abbraccio di vicinanza e solidarietà, ma soprattutto che assicurava presenza, anche silenziosa, non soltanto in questo momento contingente, ma per tutti i giorni che verranno. Da questo principio, infatti, è nata la sua proposta, avanzata durante il concerto di beneficenza, per un gemellaggio anche formale tra le città di Norcia Subiaco e Cassino, che le rafforzi ancora di più in nome delle salde radici benedettine.

 

 

Momento molto emozionante, tra gli altri, quello della consegna nelle mani del primo cittadino umbro, di una somma di denaro destinata ai bambini di Norcia, raccolta dai piccoli studenti dell'Istituto s.Benedetto di Cassino, diretto dalla professoressa Maria Concetta Tamburrini. La visibile commozione di una delle mamme ha reso ancora più tangibile la forte motivazione che ha spinto le famiglie a donare qualcosa di loro per alleviare anche se per poco la sofferenza di chi attraversa un momento difficile.


Nella preghiera dei fedeli un pensiero dedicato alla ferita comunità di Norcia : "Per la cara comunità di Norcia. Per l'intercessione dei santi Benedetto e Scolastica, il cui nome ci affratella, il Dio-Bambino, che, nel pericolo, dovette lasciare la propria casa con la propria famiglia, le conceda conforto e coraggio in questo tempo di prova."

L'Omelia dell'Abate Donato nella sua versione integrale:

 

Ss. INNOCENTI Martiri
28 dicembre


Prima Lettura (1Gv 1,5-2,2)
"Dio è luce e in lui non c'è tenebra alcuna. (...) se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri".
Risuona ancora nelle orecchie il Prologo di Giovanni che abbiamo ascoltato il giorno di Natale: il Verbo di Dio è la luce degli uomini, luce che splende nelle tenebre. Una luce che non può essere vinta dalle tenebre, al contrario è la luce a penetrare in esse, a fendere l'oscurità.
Ora, se essere nella luce di Dio significa vivere in comunione gli uni con gli altri, essere nelle tenebre significa vivere nella divisione, nella contrapposizione, nell'incapacità di instaurare relazioni costruttive e positive, nella non solidarietà.
In una parola, chi non ha Dio nel proprio cuore non è in grado di cogliere la bontà di relazioni improntate alla concordia e alla condivisione.

VANGELO (Mt 2,13-18)
Giuseppe
Dopo il primo annuncio, nel quale l'angelo inviatogli da Dio in sogno lo esortava a non ripudiare Maria, sua promessa sposa, perché il bambino generato in lei veniva dallo Spirito Santo, Giuseppe riceve un secondo annuncio nel quale viene esortato a fuggire in Egitto col bambino e sua madre perché Erode cercava il bambino per ucciderlo.
Giuseppe, ancora una volta, obbedisce alla parola che Dio gli rivolge attraverso l'angelo. Con Giuseppe, anche noi siamo esortati ad ascoltare la Parola del Signore e a farci custodi dei nostri fratelli e sorelle, a sentirci responsabili dei più deboli, di coloro che non hanno voce e sono facile preda della prepotenza e della violenza di questo mondo.

L'uccisione degli innocenti
Dopo il martirio di Stefano, celebrato l'altro ieri, anche il martirio dei bambini innocenti viene a tingere di sangue il Natale, per ricordarci che l'Incarnazione del Figlio di Dio è finalizzata al suo mistero pasquale di morte e risurrezione.
I bimbi innocenti sono morti al posto di Cristo e lo hanno confessato non con la parola, poiché non erano ancora in grado di offrire la propria vita per Cristo, ma con la silenziosa offerta della propria vita. Questo ci ricorda che il martirio – e dunque qualsiasi testimonianza che noi rendiamo al Signore e al suo Vangelo – prima ancora di essere un omaggio consapevole che l'uomo rende al suo Dio, è un dono di grazia del Signore stesso.
Inoltre, questa pagina evangelica ci ricorda – ahimè – che tanti bambini innocenti sono ancora oggi falcidiati dalla fame, dalla malattia, dalla guerra, o sono fatti oggetto di violenza o di sfruttamento. La forza cieca del male, personificata in Erode, continua a seminare dolore, pianto, grida e lamenti. A noi contrapporre questa forza bieca del male, là dove viviamo, con la forza luminosa del bene.