S.Messa della Notte di Natale in Abbazia: Omelia di S.E. Donato Ogliari, Abate di Montecassino.

Alle ore 23:00 del 24 dicembre il Padre Abate Donato Ogliari ha presieduto la Santa Messa della Notte di Natale davanti a moltissimi fedeli saliti in Abbazia per vivere l'atmosfera della Notte di Natale nella Basilica Cattedrale di Montecassino, ma anche per gioire dei suggestivi giochi di luci ed ombre dei chiostri di notte.

La celebrazione ha coinvolto tutta l'Assemblea che, assieme alla comunità monastica, ha dato vita ad una commemorazione davvero intensa e sentita che ha portato poi tutti con naturalezza a raccogliersi attorno alla statua del Bambino Gesù nella Basilica Cattedrale.

Al termine della celebrazione il padre Abate ha collocato nel presepe, inaugurato il giorno 21, la figura presepiale siciliana che, come ormai da tradizione, la Compagnia dei Carabinieri di Cassino dona ogni anno al monastero.

Di seguito riportiamo il testo integrale dell'Omelia pronunciata dall'Abate Ogliari durante la Santa Messa della notte di Natale.
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NATALE 2014

Messa della Notte

Qualche secolo prima della nascita di Gesù, il Cristo, il profeta Isaia aveva messo le seguenti parole sulla bocca del popolo che attendeva la salvezza promessa:

"Speravamo la luce ed ecco le tenebre, lo splendore, ma dobbiamo camminare nel buio.

10 Tastiamo come ciechi la parete, come privi di occhi camminiamo a tastoni; inciampiamo a mezzogiorno come al crepuscolo; tra i vivi e vegeti siamo come i morti.

11 Noi tutti urliamo come orsi, andiamo gemendo come colombe" (Is 59,9b-11a).

A queste parole, venate di delusione e smarrimento, fanno però da contraltare quelle piene di speranza, che abbiamo ascoltato nella Prima Lettura:

"Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse" (Is 9,1).

Cari amici, questa notte siamo qui per commemorarenella celebrazione sacramentale l'avveramento di questa profezia.

Sì, siamo qui per proclamare fermamente la nostra fede che, con la sua nascita, Gesù ha davvero fatto risplendere una "grande luce" sull'umanità, una luce che ha squarciato le tenebre del male e del peccato per liberare gli uomini dal loro potere (cf. Col 1,13).

Siamo qui per lodare e ringraziare il Signore Gesù, vera luce che non tramonta, che ha fatto irruzione nella trama contorta e contradditoria della nostra storia per rischiararla definitivamente con la sua presenza che salva. Questo l'annuncio dell'angelo ai pastori: "Oggi vi è nato un salvatore, che è il Cristo Signore" (Lc 2,10-11). Gesù è il nostro Salvatore. Su di Lui si concentrano le attese più profonde dell'umanità.

In Lui si radicano la nostra fede e la nostra speranza, perché Lui, Gesù, ci ha illuminato con la luce nuova della sua Parola e ha consegnato se stesso nel dono dell'Eucarestia per essere sempre tra noi quale fonte di vita e "stella polare" alla quale affidare i nostri passi.

Come ogni anno, attraverso la pia tradizione del presepio, questo Salvatore lo adoriamo inerme, bisognoso di tutto (come ogni bambino che viene al mondo), avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia, nell'umiltà e nella povertà di una grotta che fungeva da stalla, e che è servita da riparo alla sua mamma Maria che lo stava per dare alla luce e a Giuseppe.

Gesù, che in quel momento non era altro che un semplice numero anagrafico in una provincia remota e poco importante dell'immenso impero romano.

Nulla di eclatante dunque nella nascita di questo Bambino, niente che facesse presagire la sua regalità divina. Eppure in quella piccola creatura, "è apparsa la grazia di Dio che porta salvezza a tutti gli uomini", come ci ha ricordato la seconda lettura (Tt 2,11); in quel neonato che giace fragile e vulnerabile nella mangiatoia, è racchiuso Dio stesso e tutta la sua potenza. In quel fagottino di carne è contenuta la Parola di Dio che è all'origine di tutto ciò che esiste. Questo è il mistero insondabile, cari fratelli e sorelle, che stiamo cercando questa notte!

E, proprio perché ci troviamo di fronte a un mistero ineffabile, non possiamo accontentarci di vivere il Natale alla luce di un vago sentimento di tenerezza e di commozione, che il presepio suscita spontaneamente in ciascuno di noi.

Non possiamo, cioè, limitarci all'aspetto emozionale e, per così dire, estetico della rappresentazione della nascita di Gesù, abbiamo bisogno di cogliere il "messaggio" autentico del Natale: il messaggio del mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio che può essere accostato e contemplato solo alla luce della fede. Solo alla luce della fede, infatti, ci è possibile ri-consegnarci con fiducia a quel Gesù che è venuto sulla terra per essere nostro fedele compagno di viaggio. Solo nella fede possiamo permettergli di ri-nascere nel nostro cuore e nella nostra vita, oggi, domani e sempre. Scriveva un mistico: "Se anche Gesù fosse nato 1.000 volte a Betlemme, come potrebbe riguardarmi se egli non nascesse in me? Bisogna che Dio nasca in te" (ANGELO SILESIO).

Eppure quanta fatica, carissimi fratelli e sorelle, facciamo a cogliere la presenza del Signore nella nostra vita, a farlo ri-nascere in noi e attorno a noi. Spesso non solo non riusciamo a comprenderne i disegni e le modalità con cui si indirizza al nostro cuore e alla nostra coscienza, ma talora vi contrapponiamo anche la nostra indifferenza e i nostri piccoli, per non dire meschini, calcoli umani.

Se pensiamo allo stesso modo in cui è avvenuta la nascita di Gesù, essa da sola "spiazza" il nostro modo di pensare. L'evangelista Luca ha messo in evidenza queste contrapposizioni: da una parte il prestigio di un sovrano di fronte al quale trema tutta la terra, dall'altra questo umile neonato. Da una parte un imperatore che ordina il censimento del suo immenso impero, quasi a voler esaltare il dominio e la potenza di cui è detentore, dall'altra lo sfondo di estrema umiltà e povertà nel quale il Figlio di Dio (vero "dominatore" dell'universo), si abbassa per inserirsi e quasi lasciarsi assorbire dalla nostra storia, di cui era, è e sarà sempre il centro, e alla quale, venendo in mezzo a noi ha impresso un "nuovo" significato.

Al dominio che i "potenti di turno" esercitano sugli altri con la forza delle armi o con lo strapotere economico, il Natale di Gesù oppone un destino nuovo, quello che, ultimamente, pone la nostra felicità nella salvezza che viene da Dio, una salvezza che è paradossalmente contrassegnata dall'umiltà e dall'impotenza, una salvezza che raggiunge la nostra esistenza esortandoci a liberarci dalla cupidigia, dalla ricerca sfrenata del prestigio, del dominio, della ricchezza, dalla tentazione di chiudere egoisticamente il nostro cuore di fronte a quanti sono nel bisogno.

Noi siamo qui per adorare il Bambino Gesù che ha sbriciolato quei parametri egoistici che così facilmente seducono il nostro cuore, siamo qui per adorare quel Bambino che ha dato al mondo una "nuova anima" fondata sul "nuovo comandamento" dell'amore che, solo, è capace di farci progredire verso il traguardo della felicità, della pace, della solidarietà.

Ma perché questo si verifichi, occorre, appunto, che anche noi entriamo nell'ottica dell'umiltà e dell'abbassamento che Gesù ci ha rivelato con la sua nascita. Sono queste, carissimi, le attitudini di fondo che, oggi, devono penetrare ancor di più nel nostro cuore, fino ad animare il nostro cammino di credenti.

Non pensiamo, però, che questo percorso indicatoci da Gesù sia un percorso triste e oltremodo appesantito da richieste che possono sembrarci troppo gravose ed esigenti. No! Gesù ci dice semplicemente che la strada della felicità passa attraverso il dono di noi stessi, e che il dono di noi stessi fiorisce sul terreno di un amore umile e gioioso.

Sia dunque Lui, Gesù, la gioia verso la quale convogliare la nostra esistenza, la "grande gioia" che gli Angeli hanno annunziato ai pastori di Betlemme e che ora è offerta a noi. Quella grande luce che ha rischiarato il nostro cammino, infonde al nostro cuore una grande gioia, una gioia che nasce dal di dentro, dal nostro cuore, dove Gesù, appunto chiede di nascere e rinascere ogni giorno.

Non dunque una gioia esteriore – anche se ci sono gioie esteriori che sono molto belle, che gratificano e rendono, per così dire, leggero il nostro cammino di quaggiù, – però rimangono sempre delle gioie fuggevoli, come un arcobaleno che spunta nel cielo per dissolversi subito dopo, la gioia di Gesù invece è una gioia interiore che, come roccia, sostiene i nostri giorni. È la gioia che ha un nome preciso: Gesù! E a Lui vogliamo umilmente e fiduciosamente affidarci in questa Notte Santa perché illumini il nostro cammino.

E così sia!

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