L'Abate Donato alla Chiesetta del Colloquio ricorda la profondità degli incontri tra San Benedetto e Santa Scolastica.

Poche sono le notizie su Santa Scolastica, sorella di San Benedetto, ma una tradizione consolidata vuole che pochi giorni prima della sua morte abbia incontrato il fratello nella "Chiesetta del colloquio" a Piumarola, località non molto distante da Montecassino. Proprio lì sabato 7 febbraio sono cominciati i festeggiamenti in suo onore che termineranno martedì 10 febbraio.

Nonostante la pioggia e il freddo, la chiesetta era davvero piena e tutti hanno partecipato in maniera molto sentita. L'Abate Donato, ordinario di Montecassino, ha officiato per la prima volta lì, dove i due Santi, sepolti nella Basilica Cattedrale di Montecassino, si incontravano e questo ha naturalmente aggiunto un po' di commozione alla sua Omelia.

Di seguito il testo integrale dell'Omelia dell'Abate Donato.

 

Piumarola –Villa Santa Lucia
Sabato, 7 febbraio 2015
Omelia dell'Abate di Montecassino, Donato Ogliari

Qualche riflessione che trae spunto dalla pagina di Vangelo di oggi (Marco ‪1,29-39) che ci descrive la giornata tipo di Gesù, una giornata molto intensa che cominciava al mattino al capanno dove gli venivano condotti molti ammalati, molti indemoniati, persone che avevano bisogno di ritornare alla normalità della vita. Gesù accontentava tutti grazie ai prodigi che Egli solo, in quanto figlio di Dio, poteva fare.

Una giornata tipo che potremmo descrivere anche in termini benedettini Ora et Labora: da una parte il lavoro, il pensare all'uomo, l'avere compassione dell'umanità, delle sue difficoltà, delle sue sofferenze, dei suoi dolori e dall'altra il pensare a Dio, la preghiera. La preghiera non è semplicemente chiedere qualche cosa a Dio per noi quando siamo nel bisogno, ma soprattutto è mettersi in contatto, in comunione con il Signore, dirgli : "Io sono qui, fa' di me ciò che vuoi ma soprattutto fammi sentire la forza e la luce della Tua presenza perché io non venga meno nei momenti oscuri della mia vita.

Gesù sapeva bene, in quanto figlio di Dio, coniugare queste due dimensioni: la ricerca della forza e della luce che gli proveniva dal Padre celeste, e questo servizio incommensurabile, potremmo dire, perché non misurava le sue forze di fronte alle necessità della gente, si buttava a capofitto dal mattino alla sera- come abbiamo sentito, era già dopo il tramonto quando poteva ritirarsi e rimanere un po' tranquillo.

Al centro di questo brano evangelico c'è la guarigione della suocera di Pietro, del primo degli Apostoli, colui al quale Gesù dirà : "Tu sei Pietro e su questa pietra costruirò la mia Chiesa". A noi potrà non sembrare un prodigio, ma avere la febbre a quei tempi era anche mortale, quindi agli occhi della gente è un prodigio, soprattutto perché la febbre passa immediatamente e questa donna si alza e comincia a servire coloro che le stavano intorno. Un prodigio che non ha niente di portentoso, niente di spettacolare, è molto semplice ma ci dice qualcosa sugli atteggiamenti di Gesù che poi dovrebbero essere anche i nostri essendo suoi discepoli: se avete notato, Gesù non dice nulla, quindi il suo è un atteggiamento di ascolto. Ascoltare non significa semplicemente udire quello che ci dicono ma soprattutto farlo penetrare in noi perché quello che raggiunge il nostro orecchio raggiunga anche il nostro cuore, solo allora l'ascolto è completo: quando facciamo nostre le parole che abbiamo udito con le orecchie.


Sappiamo bene quanto ci sia bisogno di ascolto oggi, perché tutti pretendono di parlare, di dover dire qualcosa e talvolta lo fanno anche con atteggiamenti prevaricanti nei confronti degli altri: l'ultima parola deve essere mia. L'ascolto vero, invece, si pone in un atteggiamento umile di fronte a colui che ci parla. E qui oggi siamo nella Cappella del colloquio dove c'erano Benedetto e Scolastica che si parlavano a vicenda e si ascoltavano in profondità. Bisogna dire che Scolastica in questo raggiunge un obiettivo migliore: Benedetto ad un certo punto ha un'incrinatura, non ascolta in profondità, non coglie le esigenze reali della sorella che voleva trattenerlo ancora a lungo nella notte, non solo perché presentiva che il Signore l'avrebbe chiamata a sé di lì a pochi giorni, ma perché voleva condividere con il fratello le cose che contano, quelle vere, non quelle che spesso riempiono la nostra vita come pettegolezzi, le chiacchiere che non ci portano da nessuna parte, che non costruiscono la nostra vita.

Gesù è stato un uomo che ha ascoltato sempre in profondità ed è per questo che è stato in grado di fare sue e di rispondere alle necessità degli altri.

Poi cosa fa Gesù? Perché Gesù non parla con la bocca ma parlano i suoi gesti- si avvicina alla suocera di Simone e "la fece alzare prendendola per mano, la febbre la lasciò ed ella li serviva." Quindi tutto qui il prodigio, molto semplice però con atteggiamenti ancora una volta molto significativi per noi: Gesù è l'uomo/Dio che si avvicina ai suoi fratelli e alle sue sorelle e noi, che ci diciamo suoi discepoli, siamo chiamati a fare altrettanto, ad avvicinarci agli altri e soprattutto a coloro che hanno bisogno. Non siamo chiamati a cambiare strada quando lo vediamo da lontano, perché forse chiede semplicemente di essere ascoltato, che qualcuno faccia sua la sua preoccupazione.

Gesù si avvicina e "la fece alzare": nel testo originale in greco viene utilizzato lo stesso verbo che si usa per la resurrezione di Gesù quindi, nascosto, c'è un significato più profondo se è lo stesso verbo utilizzato per Gesù che si alza dalla morte. Quindi "la fece alzare" vuol dire che in qualche modo le ha fatto avere un futuro nuovo; a lei, che forse avrebbe lasciato questo mondo,  ha ridato la speranza verso il domani. Ecco quello che dovremmo fare anche noi nei confronti degli altri : aprire sempre un varco di speranza agli altri, avere sempre una parola che allarghi il cuore, che ridoni fiducia e speranza a chi ci sta accanto.

Gesù prende per mano la suocera di Pietro e anche noi dobbiamo prendere per mano l'altro, dimostrargli la nostra vicinanza, la nostra compagnia, il nostro desiderio di esporci pur di aiutarlo.

Questo è un nostro grande privilegio: il servire. Il culmine del discepolato, di coloro che vogliono mettersi alla sequela di Gesù, è il servizio.

In queste poche parole il Signore ci lascia tanti messaggi e ci chiede tante cose sul suo esempio, questo perché vuole che questa sua Parola trovi eco nel nostro cuore e soprattutto perché si traduca nella nostra quotidianità in gesti concreti.

Ancora una cosa su quel "prendendola per mano" che ci riporta all'incontro fra San Benedetto e Santa Scolastica avvenuto qui: al diniego del fratello di restare, perché secondo la Regola non poteva star fuori dal monastero dopo il tramonto, Scolastica china la testa sulle mani in atteggiamento di preghiera e subito si scatena quell'uragano che impedisce a Benedetto di muoversi. Le mani, ancora una volta il ritmo vero della nostra vita, le mani operose che fanno del bene, che aiutano gli altri a rialzarsi ma anche mani che si congiungono in preghiera per entrare in comunione con Dio, come ci ha insegnato Scolastica.

Un'ultima cosa di questa pagina evangelica: Gesù si era alzato presto al mattino quando ancora era buio e si era ritirato in un luogo deserto a notte, e quando lo rintracciano gli dicono "tutti ti cercano" e qui Gesù ci stupisce perché dice "andiamocene altrove nei villaggi vicini perché io predichi anche là, per questo infatti sono venuto". È un po' la tentazione di tutti noi di costringere Gesù a quello che in qualche modo interessa noi, in qualche modo riteniamo essere bene per noi. Gesù non può essere costretto da nessuno e da niente, tantomeno dai nostri calcoli umani, Gesù li supera sempre va sempre oltre, ci chiede di avere uno sguardo fiducioso, ricco di fede per cui esaudirà i nostri desideri fino al punto in cui ritiene di doverli esaudire. Ma va sempre oltre, non possiamo costringerlo entro i nostri confini di pensiero o di azione, è sempre oltre perché il suo compito è andare oltre. La tentazione di rinchiuderlo entro i nostri schemi è forte: pensiamo a qualche richiesta che Dio non ha esaudito e al nostro chiederci perché non lo abbia fatto, questo è indice di un tentativo di costringere il Signore entro quello che noi consideriamo giusto, m i limiti a volte sono sempre oltre.

E lo ha capito anche Benedetto di fronte alla richiesta della sorella, anche se lo ha capito tre giorni dopo quando ha visto quella colomba involarsi verso il cielo e ha capito che Scolastica era volata al cielo e si è ricordato di quel colloquio e lo ha visto sotto una prospettiva diversa. Anche lui voleva rinchiudere quella sera il Signore entro i suoi schemi(doveva tornare nel monastero), ma lo Spirito del Signore è capace di andare oltre è imprevedibile e spesso rompe i nostri schemi perché non può essere racchiuso entro i nostri schemi.

Affidiamo così i nostri cuori per intercessione di Santa Scolastica perché il Signore ci doni un cuore capace di ascoltarlo, mani capaci di pregarlo e di soccorrere i nostri fratelli e le nostre sorelle, soprattutto quando sono nella necessità, e poi la capacità di fare della nostra vita un servizio generoso.

E così sia.                                                                                                                                                                             Abate montecassino scolastica

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