"Una Regola esprime se stessa al meglio quando è vissuta con amore": Omelia dell'Abate Donato nel giorno di Santa Scolastica.

Alle 10:30 nella Basilica di Montecassino la comunità monastica si è riunita per celebrare la Santa Messa.
Come ogni anno sull'Altare Maggiore è stata posta la teca con la reliquia di Santa Scolastica. Una sua presenza dunque fisica oltre che spirituale durante la celebrazione.

Di seguito il testo integrale dell'Omelia dell'Abate Donato.

S. SCOLASTICA
10 febbraio 2015
Vangelo: Luca 10.38-42

Maria di Betania, che il vangelo ci mostra seduta ai piedi di Gesù mentre ascolta la sua Parola, è la figura tipica del discepolo, il cui atteggiamento di umile e docile ascolto traduce la fiducia amorosa nel suo Signore. In tal senso Maria, come dice Gesù, ha scelto la "parte migliore" perché aveva compreso che il suo bene consisteva nel rimanere in comunione con la fonte stessa da cui promana ogni bene: il Signore. E non è un caso che l'evangelista Lucaponga l'episodio di Marta e Maria subito dopo la parabola del Samaritano, a mostrarci, in una sorta di dittico, le due facce di un unico amore: non si può amare il prossimo se non si fonda questo amore in Dio, e non si può dire di amare Dio se non si è capaci di amare il prossimo.

In effetti, quel che l'evangelista vuole sottolineare, nel nostro brano, non è la contrapposizione tra ascolto (amore per Dio) e servizio (amore per il prossimo), perché – di fatto – sia l'ascolto di Maria sia il servizio di Marta hanno un unico e medesimo oggetto: Gesù, che in quel momento è il loro "prossimo", nel quale vi è Dio.

La tensione che Luca vuole sottolineare è piuttosto quella esistente tra l'ascolto e un servizio che distrae perché vissuto in maniera agitata e affannosa. È la tensione tra ciò che è essenziale e ciò che è secondario, tra ciò che è veramente necessario e le "troppe cose". È proprio su questo terreno, infatti, che Gesù rivolge il suo rimprovero a Marta. Non rimprovera il suo servizio, ma l'agitazione con cui lo compie e che la distoglie dal viverlo in comunione con Lui.

Su questa linea di lettura – ciò che è essenziale da una parte e ciò che è secondario dall'altra – possiamo leggere anche l'episodio dell'ultimo incontro tra Benedetto e sua sorella Scolastica, racconto a tutti noto, il cosiddetto "ultimo colloquio".

Il Benedetto che emerge dall'ultimo colloquio con Scolastica, appare come un "uomo di Dio" il cui sguardo appare fisso e completamente assorbito nelle cose del cielo, nelle cose di Dio, appunto, della cui ricerca aveva fatto la ragione portante della sua vita e di quella dei suoi monaci.

Inoltre, lo strumento privilegiato per accedere alle cose di Dio, per Benedetto era proprio la Regola. Per questo motivo, nell'episodio del colloquio con Scolastica, egli sembra paralizzato dalla fedeltà alla Regola: "Che dici mai, sorella mia, non posso assolutamente passare la notte fuori del monastero".

Per san Benedetto, deragliare dalla Regola significava deviare dalle cose di Dio, e neppure lo scroscio improvviso e violento con cui il Signore viene incontro alla supplica della sorella Scolastica riesce a smuoverlo e a farlo pensare diversamente da come la Regola lo aveva abituato. Non solo l'intervento divino non lo rassicura, ma gli produce perfino un senso di colpa che non manca di esternare alla sorella: "Dio onnipotente ti perdoni, sorella mia! Che cosa hai fatto?"

Indubbiamente l'atteggiamento inflessibile di Benedetto ci insegna una cosa importante, e cioè che la Regola non va presa alla leggera, perché – per il monaco che l'adotta liberamente – essa rappresenta la via quotidiana nella quale si traduce e si innerva la Parola di Dio e la sua volontà.

E tuttavia, il messaggio che ci viene dal suo ultimo colloquio con la sorella Scolastica è che l'osservanza della Regola non è tutto. Proprio perché è uno strumento, essa non può essere scambiata per il fine e, quando un bene maggiore lo richiede, sono ammesse anche le deroghe. Ciò che, del resto, la stessa Regola, con la sua discrezionalità, qua e là ammette.

Ma, soprattutto, una Regola esprime se stessa al meglio quando è vissuta con amore, non come una agenda da osservare alla lettera, e quando la carità rimane sempre la legge suprema che tutto illumina e a cui tendere, dentro e al di là di ogni norma. Perché? Perché "Dio è amore" (1Gv 4,8), come ci ha insegnato l'evangelista Giovanni e tutto va ricondotto a questa verità, all'Amore di Dio.

Se la preghiera di Scolastica è stata ascoltata dal Signore, è perché ella agiva per amore, perché attingeva al cuore pulsante di quest'ultimo, alla sua fonte perenne, che è Dio: "Illa plus potuit quae amplius amavit – Ha potuto di più colei che ha amato di più", annota san Gregorio Magno al termine dell'incontro tra Benedetto e Scolastica. Infatti, il giudizio divino ha mostrato che nella gara tra l'osservanza della Regola(di Benedetto) e l'attenzione amorosa al prossimo (di Scolastica), è quest'ultima ad avere la meglio, perché è attraverso quest'ultima che si riverberano le insondabili ricchezze dell'amore di Dio.

In altre parole, l'amore che scaturisce dal cuore della Trinità è un amore personale, diretto alle persone più che alle osservanze. L'amore di Dio non si incarna nella lettera, ma trova il suo compimento nel nostro sguardo d'amore diretto a colui o colei che ci sta di fronte. Se questo passaggio non avviene, noi non siamo in Dio e non siamo a Lui graditi.

Tuttavia, se Benedetto è stato messo in una posizione di inferiorità dall'amore più grande di Scolastica, non va dimenticato che l'amore della sorella, in fondo, aveva anche lui come oggetto. Alla luce della pagina evangelica il ruolo di Benedetto nell'incontro con Scolastica, può, infatti, essere identificato con quello che Gesù ha svolto nei confronti di Maria di Betania.

In altre parole, "in questo trattenimento spirituale, di cui sua sorella si mostra insaziabile, Benedetto svolge il ruolo del Maestro tanto amato, dalla parola lungamente e avidamente ascoltata" (A. de Vogüé).

Siamo nuovamente ricondotti, dunque, all'importanza dell'ascolto della Parola, quella Parola che ci immette nell'amore di Dio, un amore che, benché unico, si esprime attraverso la comunione con il Signore e con i nostri fratelli. E così sia.

 

Reliquia Santa Scolastica MontecassinoAbate Ogliari Scolastica MontecassinoAbate Ogliari Montecassino Omelia