"Siate portatori attorno a voi del profumo dell'amore di Cristo": l'Abate Donato ai cresimandi nella domenica di Pentecoste.

Dopo le riflessioni di sabato sera nella Veglia di Pentecoste, incentrate sulla importanza della Magnanimità come virtù necessaria e basilare da rafforzare in un periodo complesso come quello in cui viviamo, domenica mattina l'Abate Donato ha impartito il Sacramento della Confermazione a nove cresimandi, come consuetudine il giorno di Pentecoste in Abbazia.

In una Basilica Cattedrale festosa e piena di fedeli, l'Abate Donato nella sua omelia si è rivolto proprio a cresimandi, padrini e madrine:

 

 

 

PENTECOSTE
Anno C – 2016
Ab. Donato Ogliari osb

 

Prima lettura (At 2,1-11)

Nel racconto degli Atti degli Apostoli, la discesa dello Spirito Santo è simboleggiata dal fragore – come di vento impetuoso – che scosse la casa nella quale si trovavano gli apostoli, e dalle lingue di fuoco che posarono su ciascuno di loro.

Innanzitutto, il fatto che l'azione dello Spirito si verifichi nel luogo della quotidianità, ossia la "casa", ci dice che Dio agisce dappertutto e in ogni momento della nostra esistenza, e non solo nei luoghi cosiddetti "sacri".

Il fatto, poi, che i di¬scepoli furono colti di sorpresa dalla manifestazione improvvisa dello Spirito Santo, è rivelatore del fatto che quest'ultimo non possa essere costretto entro schemi predefiniti. È un vento di libertà, che soffia dove e quando vuole.

Infine, le lingue di fuoco che si posarono su ciascun apostolo, mette in risalto che il dono dello Spirito Santo non è esclusivo. Egli si offre a tutti, nessuno escluso, anche se poi occorre riconoscerlo e accoglierlo.

Quest'ultimo aspetto ci introduce al prodigio che segue, e che gli astanti riassumono nelle parole: «Come mai ciascuno di noi sente parlare nella sua lingua nativa?»

È evidente l'allusione alla torre di Babele, che voleva essere una sfida a Dio, e alla confusione delle lingue ingeneratasi durante la sua costruzione. Ora con il prodigio operato dallo Spirito Santo, grazie al quale le persone presenti comprendono nella propria lingua la predicazione degli apostoli, non solo viene ricomposta la frattura provocata nell'umanità al tempo della costruzione della torre di Babele, ma viene evidenziata l'azione profonda dello Spirito, che si rivolge a ciascun essere umano, al di là della razza o nazione di appartenenza, della ricchezza o della cultura. E vi si rivolge con quella lingua che accomuna tutti: la lingua dell'amore.

Seconda lettura (Rm 8,8-17)
Scrivendo ai cristiani di Roma, l'apostolo Paolo contrappone la "carne" allo "Spirito", dove per "dominio della carne" l'apostolo intende l'adesione al fascino del male, che porta l'uomo a rinchiudersi nel suo bozzolo egoistico, mentre con l'espressione "dominio dello Spirito" allude al principio vitale che proviene da Dio e che fa partecipare il credente alla vita stessa di Cristo, fonte di vera libertà e di gioia.

Vangelo (Gv 14,15-16.23-26)
Parlando ai suoi discepoli prima della sua passione e morte, Gesù afferma che il Padre darà loro un altro "Paraclito", termine che significa "Colui che è chia¬mato accanto". L'invio del Paraclito è una dimostrazione dell'immutata fedeltà di Dio nei confronti di chi accoglie il suo Figlio Gesù. Lo Spirito Paraclito donato ai credenti sarà, infatti, loro difensore, parlerà in loro favore e rimarrà sempre al loro fianco. Questo vale per i credenti di tutti i tempi, e se anche dovesse capitare di oscurare la presenza dello Spirito nella nostra vita, Egli non cessa di dimorare in noi come "ospite dolce dell'anima", come abbiamo cantato nella Sequenza prima del Vangelo.

Il motivo per cui lo Spirito rimane sempre con noi ce lo ha detto lo stesso Gesù: il suo compito è quello di insegnarci ogni cosa, e di ricordarci tutto quello che Gesù ha detto e fatto. Dunque, lo Spirito non insegna nulla di nuovo rispetto al Vangelo di Gesù, e tuttavia ce lo ripropone con sollecitazioni inedite, adatte alle circostanze e ai tempi nei quali viviamo. Insomma, ci sospinge in avanti, non semplicemente come singoli credenti, ma come comunità vive, composte di fratelli e sorelle che si lasciano interrogare, animare, illuminare e corroborare dalla sua presenza.

Il riportarci sempre al cuore delle parole e dei gesti di Gesù, fa sì che la "buona novella" non si assopisca dentro di noi e non sia annacquata da facili compromessi, ma mantenga tutta la sua forza e la sua vitalità, quelle stesse che ci spronano a non sentirci mai degli arrivati, ma a perseverare dietro a Gesù, fonte della vera felicità.

Sacramento della Cresima o Confermazione
Alla luce di quanto detto, vorrei ora rivolgermi direttamente a quei fratelli e sorelle che tra poco riceveranno il sacramento della Cresima o Confermazione. E vorrei soffermarmi su due elementi che compongono questo sacramento: l'imposizione delle mani e l'unzione con il sacro crisma.

Imposizione delle mani: silenzio e segno di appartenenza
Lo Spirito Santo sarà invocato in silenzio. Questo sta a significare che Egli opererà in ciascuno di voi in modo diverso. Tutti riceverete i sette doni dello Spirito, ma ognuno di voi li riceverà nella misura e nel grado che gli sono necessari per vivere da autentici cristiani. Lo Spirito Santo si rivolge, cioè, ad ognuno di voi personalmente, alla luce del cammino che avete fatto fin qui, e investirà con la sua forza la vostra persona, così com'è, con le sue debolezze e le sue qualità.

Inoltre, l'imposizione delle mani è anche un segno di appartenenza. Indica che il cresimato/a appartiene a Dio e che, proprio per questo, è una persona libera. Nessuno ha potere su di lui/lei, ad eccezione di Dio, al quale egli/ella presterà ascolto per riconoscerlo presente nella propria vita. Se si deve talora corrispondere alle attese dei genitori, degli insegnanti, degli amici, dei superiori, non dimenticatevi che sono soprattutto le attese di Dio che dovete imparare a corrispondere, riconoscendo le tracce della sua presenza nella vostra vita.

Unzione crismale
Anche l'unzione con il sacro crisma – chiamata "sigillo" (v. formula di confermazione: «N., ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono») – richiama l'appartenenza del credente a Dio e il suo impegno a fare della propria vita un riflesso vivente del vangelo di Gesù.

Non va dimenticato, infatti, che l'olio diventa "crisma" grazie al "balsamo", ossia all'essenza profumata che viene mescolata con l'olio. Il crisma con il quale sarete segnati sulla fronte è, dunque, un invito a testimoniare attorno a voi il profumo dell'amore di Cristo.

Padrini e madrine
Essi devono soprattutto farsi trasmettitori della forza e della consolazione dello Spirito Santo. Su di essi i cresimati dovranno poter contare, sapendo che vi è chi li sostiene e li incoraggia nel loro cammino di fede.

 

Nelle foto iniziali la Veglia di Pentecoste nella Cripra della Basilica. 

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