"Maria, donna in cammino, diventa simbolo del nostro cammino interiore, dove cuore e mente sono protesi a riconoscere l’impronta benevola di Dio nella nostra vita”: l’Abate Donato nel giorno dell’Assunzione.

L'incontro con l'altro senza pregiudizi, la testimonianza autentica nelle nostre vite della Parola del Signore e la continua ricerca di Dio nelle diverse pieghe della nostra esistenza: tanti gli spunti di riflessione nell'omelia dell'Abate Donato di oggi, 15 agosto 2016, il cui testo integrale è proposto qui di seguito.

ASSUNZIONE DELLA B. V. MARIA


Con la Costituzione Apostolica Munificentissimus Deus, del 1° novembre 1950, Pio XII motivava così la solenne proclamazione del dogma dell'Assunzione in cielo in anima e corpo di Maria Vergine:

      «Cristo con la sua morte ha vinto il peccato e la morte, e sull'uno e sull'altra riporta vittoria in virtù di Cristo chi è stato rigenerato soprannaturalmente col battesimo. Ma per legge generale Dionon vuole concedere ai giusti il pieno effetto di questa vittoria sulla morte se non quando sarà giunta la fine dei tempi. Perciò anche i corpi dei giusti dopo la morte si dissolvono, e soltanto nell'ultimo giorno si ricongiungeranno ciascuno con la propria anima gloriosa.

    Ma da questa legge generale Dio volle esente la beata vergine Maria. Ella per privilegio del tutto singolare ha vinto il peccato con la sua concezione immacolata; perciò non fu soggetta alla legge di restare nella corruzione del sepolcro, né dovette attendere la redenzione del suo corpo solo alla fine del mondo. (...)

     In tal modo l'augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l'eternità «con uno stesso decreto» di predestinazione, immacolata nella sua concezione, Vergine illibata nella sua divina maternità, generosa Socia del divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro, e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli (cf. 1Tm 1,17)».

Il dogma dell'Assunzione di Maria afferma, dunque, che, Ella, per privilegio divino, è stata strettamente associata al suo Figlio Gesù anche nella vittoria sulla morte. Il suo corpo, cioè, è stato preservato dalla corruzione del sepolcro e innalzato alla gloria del cielo accanto al suo Figlio.

In tal modo, la redenzione del corpo, già attuata in Maria, rappresenta la valorizzazione più alta della nostra umanità. È la garanzia che la nostra umanità, pur soggetta a limitazioni e contraddizioni di ogni genere – alcune indipendenti da noi, altre il frutto dolente delle nostre scelte contraddittorie – è comunque incamminata verso la propria trasfigurazione.

L'Assunzione di Maria al cielo è l'icona del nostro futuro, anticipazione del nostro comune destino: an¬nuncia che non solo l'anima è santa, ma che lo è anche il corpo, e che pure esso sarà trasfigurato. Questo corpo così fragile e nello stesso tempo così sublime; questo corpo che è "sacramento d'amore", ma anche soggetto e oggetto di libidine e di violenza; questo corpo attraverso cui soffriamo e gioiamo, fatichiamo e apprezziamo gli aspetti più genuini della vita; proprio questo nostro corpo condividerà lo stesso destino della nostra anima e diventerà, nell'ultimo giorno, sacramento dell'incontro perfetto con l'eternità di Dio.

Dal mistero dell'Assunzione di Maria traiamo dunque anche ispirazione e nutrimento per la nostra esistenza cristiana. A tal proposito, facciamo nostre alcune indicazioni che ci provengono dalla Liturgia della Parola odierna.

Prima lettura (Ap 11,19a;12,1-6a.10ab)

«Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, (...) era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto» (Ap 12,2).

La "donna vestita di sole", che sta per partorire, è simbolo della Chiesa che, sorretta dalla fede nel Signore, avanza in mezzo ai travagli e alle insidie del male. E tuttavia la tradizione cristiana ha voluto vedere in quella "donna vestita di sole" anche l'immagine di Maria, simbolo della Chiesa che continua a generare Gesù, luce e salvatore del mondo.

Guardando e contemplando Maria, madre e nello stesso tempo discepola di Gesù, comprendiamo che anche la nostra vocazione cristiana è quella di essere "luce" (vestiti di sole), di "generare vita" in noi e attorno a noi (il parto), "lottando contro il male" (l'enorme drago rosso) che cerca, invece, di divorare tutto ciò che è frutto della vita e conduce alla vita. Dio è Vita, e ha creato il mondo perché fosse gravido di vita e non di morte. Per questo vi ha inviato il suo Figlio Gesù, affinché, con la sua morte e risurrezione, ci facesse intravedere l'esito buono e positivo della storia, così come è nei piani di Dio.

Vangelo (Lc 1,39-56)

«Maria si mise in viaggio, in fretta, verso la montagna»
Il Vangelo ci descrive Maria come una donna "in cammino". Dopo aver ricevuto l'annuncio dell'angelo e dopo aver dato la sua disponibilità a diventare la madre del Signore, Maria non se ne rimane seduta ad auto-contemplarsi, ma si mette subito in viaggio.

Il beato Card. J. Henry Newman affermava che «vivere significa cambiare». Sembrerebbe uno slogan che ben si attaglia alla cultura odierna – giustamente definita "liquida" – che spinge a vivere in superficie, assaggiando a piacimento ora qui ora là, e cambiando spesso, sia a livello di relazioni che nel modo di essere operanti nella società, a seconda dei propri gusti o delle mode del momento.

In realtà, dire che «vivere significa cambiare», alla luce della fede cristiana, significa affermare che la nostra vita è sempre una ricerca delle tracce di Dio che si fa presente nella nostra vita, non in maniera standardizzata, ma seguendo le pieghe della storia e il cammino, non sempre lineare, della nostra stessa esistenza. Dio, infatti, non smette di accompagnarci da vicino con amore. Egli ha sempre una parola di salvezza da offrirci, in qualsiasi situazione noi veniamo a trovarci, anche quando dovessimo allontanarci da Lui. Anche allora, Egli non cessa di essere un Dio misericordioso che, nella sua bontà, veglia su di noi e ci invita con pazienza al cambiamento, alla conversione, a una sempre più generosa e convinta adesione al suo disegno di amore su di noi e sull'umanità.

Maria, donna in cammino, diventa dunque e innanzitutto un simbolo vivente del nostro cammino interiore, dove cuore e mente sono protesi a riconoscere l'impronta benevola di Dio nella nostra vita, come è avvenuto per lei e la cugina Elisabetta.

Maria, donna in cammino, diventa altresì il simbolo di una "Chiesa in uscita" – come direbbe papa Francesco –, ossia di una comunità cristiana fatta di uomini e donne credenti che si impegnano a testimoniare concretamente la propria fede creando spazi di incontro, di intesa e di collaborazione – anche al di là delle proprie convinzioni religiose e dei propri riferimenti culturali – spazi di comunione che rendano possibili la pace e la solidarietà fraterna.

«Benedire» e «magnificare»
Due verbi, infine, sono al centro dell'incontro di Maria con la cugina Elisabetta, due verbi che arricchiscono la testimonianza della nostra fede: "benedire" e "magnificare".

«Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo»

L'incontro con l'altro è possibile e diventa fecondo quando, abbandonato ogni pregiudizio, ci si lascia guidare dalla ricerca del bene, detto e compiuto. Essere una "benedizione" per l'altro e cogliere nell'altro la benedizione che egli rappresenta per me, è l'impegno a cui tendere, a partire da chi ci sta normalmente accanto. Ma questo è possibile nella misura in cui si apre sempre più la propria vita a Gesù, il benedetto del Padre, Colui che ci insegna parole e gesti nuovi, carichi di vita, di amore, di bene appunto.

«L'anima mia magnifica il Signore»

Magnificare significa rendere grande. Il Signore è grande per natura, e non siamo certo noi a renderlo tale. Possiamo, però, renderlo grande attraverso una testimonianza autentica di Lui, incarnando la sua Parola di vita e di luce nella nostra anima e nel nostro corpo, proprio come ha fatto Maria. E così sia!