Immacolata 2016




 In una fredda ma soleggiata giornata di inizio dicembre tanti fedeli e visitatori hanno scelto di trascorrere il giorno dell'Immacolata Concezione a Montecassino, nella casa del Patriarca del monachesimo occidentale.

Fra i concelebranti nella s.Messa delle 10.30 presieduta dall'Abate Donato, c'era don Giuseppe Moni, che ha accompagnato cinque seminaristi congolesi per un momento di ritiro in abbazia.

L'intento era proprio quello di arricchire il loro percorso condividendo con la Comunità monastica alcune ore di questo giorno di festa, immergendosi nel carisma benedettino e meditando insieme all'Abate Donato subito dopo la celebrazione conventuale, cosa che è avvenuta poco prima di consumare assieme il pranzo in Refettorio.

Nell'assemblea spiccavano poi i colori dell'abito corale che indossavano alcuni rappresentanti della Confraternita dei SS. Vincenzo e Anastasio di Rignano Flaminio, accompagnati da don Paolo, altro concelebrante sul presbiterio assieme alla Comunità monastica.

 

Di seguito il testo integrale dell'omelia dell'Abate Donato:

 

IMMACOLATA CONCEZIONE
Lc 1,26-38


Con il dogma dell'Immacolata Concezione la Chiesa cattolica afferma che Maria, per singolare privilegio di Dio, è stata preservata dal contrarre la macchia del peccato originale. Ciò significa che fin dal primo istante della sua esistenza – ossia fin dal suo concepimento – Maria era già tutta grazia, luce e santità.

Come sappiamo, questa verità, definita dogmaticamente nel 1854 da papa Pio IX, fu confermata quattro anni dopo dalla Madonna stessa a Lourdes, quando in una delle apparizioni a Bernardetta le svelò la propria identità: "Io sono l'Immacolata Concezione".

IL PECCATO ORIGINALE
La festa dell'immacolato concepimento di Maria, ci riporta innanzitutto a quella vita senza peccato che aveva caratterizzato i nostri progenitori, Adamo ed Eva. Purtroppo, però, questa innocenza primordiale, che faceva sì che la creatura fosse naturalmente in comunione e in dialogo d'amore con il Creatore, fu infranta dal peccato originale.

Da allora l'umanità è come assediata dalle seduzioni del male e dal fascino del peccato. Deve continuamente confrontarsi con la tendenza a ribellarsi al disegno di Dio e a rifiutarlo, da quella perversione del desiderio che mira a porre l'uomo al posto di Dio quale termine ultimo di ogni amore.

È vero che la grazia del Battesimo, «donando la vita della grazia di Cristo, cancella il peccato originale e volge di nuovo l'uomo verso Dio». Tuttavia «le conseguenze di tale peccato [=del peccato originale] sulla natura indebolita e incline al male rimangono nell'uomo e lo provocano al combattimento spirituale» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 405).

La nostra natura umana, anche dopo il battesimo, rimane dunque ferita e incline al male. Ce lo dice l'esperienza del peccato che, in una forma o nell'altra, tutti noi facciamo, e la costatazione dell'influsso negativo che esso esercita sul nostro benessere umano e spirituale, sulle nostre relazioni, sulla convivenza civile, sui rapporti tra le nazioni. I nostri peccati personali minano e frenano l'edificazione di una società più giusta e pacificata nell'amore. Di qui la necessità di combattere il male senza sosta, per cercare il più possibile di restare uniti al bene.

Un rischio grosso che l'uomo contemporaneo, così emancipato da Dio, corre è certamente un ottundimento, per non dire un addormentamento della coscienza, per cui fa sempre più fatica a riconoscere il senso del peccato, o se lo riconosce, tende a relativizzarlo, a non considerarlo importante, o a spersonalizzarlo proiettandolo sulle strutture ingiuste e malvagie delle nostre società.

Guai se ci considerassimo senza peccato! Inganneremmo noi stessi – come afferma l'apostolo ed evangelista Giovanni – e faremmo di Dio un bugiardo (cf. 1Gv 1,8-10). Solo riconoscendoci peccatori, la grazia del Signore agirà in noi, spalancando la nostra vita all'avventura mai finita della ricerca del bene.

DOVE ABBONDA IL PECCATO SOVRABBONDA LA GRAZIA
Ma, al di là del riconoscimento della nostra condizione peccaminosa, il dogma dell'Immacolata ci dice qualcosa di sommamente positivo; ci ricorda che Dio è più forte del peccato e che dove abbonda il peccato sovrabbonda la grazia (cf. Rom 5,20).

Dio non ha abbandona l'uomo a se stesso. Anzi, subito dopo la caduta di Adamo ed Eva Egli ha predetto che il male sarebbe stato vinto. È il cosiddetto "Protovangelo", costituito dalle parole – ascoltate nella prima lettura – che Dio ha rivolto al serpente/diavolo: «Io porrò inimicizia tra te e la donna, fra la sua stirpe e la tua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno» (Gn 3,15).

Nella "stirpe" che schiaccerà la testa al diavolo, la tradizione cristiana ha visto preannunciata la venuta di Cristo, "nuovo Adamo", il quale, con la sua morte di croce, apporterà la salvezza all'umanità, riparando la disobbedienza del "primo Adamo".

Nella "donna", invece, è prefigurata Maria, la Madre di Cristo, "nuova Eva", strettamente associata all'opera redentiva del suo Figlio. Ed è proprio in vista dei meriti della morte redentrice del figlio Gesù, che Maria fu preservata dal peccato originale e, di conseguenza, da ogni peccato.

Maria Immacolata è dunque per noi segno e garanzia che il peccato non è l'ultima parola, anche se a noi tocca ancora lottare contro il Maligno che lo genera, come ci ricorda un testo del Concilio Vaticano II:

«Mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima vergine la perfezione, con la quale è senza macchia e senza ruga, i fedeli si sforzano ancora di crescere nella santità debellando il peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria, la quale rifulge come modello di virtù davanti a tutta la comunità degli eletti» (Lumen gentium, 65).

LE PAROLE DELL'ANGELO
Ci accompagnino in questo nostro impegno quotidiano le parole dette dall'angelo Gabriele a Maria: "rallegrati", "non temere"; "lo Spirito Santo scenderà su di te (...) colui che nascerà sarà santo e chiamato Figlio di Dio".

Sono parole che ci toccano in profondità perché fanno vibrare le corde che più ci stanno a cuore:

– "Rallegrati!": è l'anelito alla gioia/felicità, che – come in Maria – dev'essere sostenuta dalla consapevolezza di saperci amati, e amati per sempre dal Signore, di saperci destinatari della sua grazia che salva.

– "Non temere": è il bisogno di vincere la paura, la paura che genera scoraggiamento e inganno, la paura che vorrebbe farci credere che Dio non è al nostro fianco, soprattutto quando le strade che egli percorre non sono evidenti e scontate.

– "Lo Spirito Santo scenderà su di te": è lo Spirito che dà vita – dice Gesù nel suo vangelo. In Maria ha fatto sì che Gesù si formasse nel suo grembo senza concorso d'uomo. Ma lo Spirito è colui che "dà la vita" a chiunque gli apre il proprio cuore; è colui che ci fa portatori di vita col seminare attorno a noi gesti di riconciliazione, di bontà, di condivisione, di amore, gesti cioè che edificano la vita vera, quella che riflette la vita divina.

Perché queste parole dell'angelo diventino realtà nella nostra vita, occorre che anche noi – come Maria – pronunciamo il nostro «Eccomi!»; quel "sì" che ci proietta nei disegni grandiosi di Dio; quel "sì" che siamo chiamati a pronunciare – come ha fatto Maria – nei luoghi della nostra quotidianità, là dove siamo occupati nelle nostre faccende e nei nostri pensieri, nelle nostre preoccupazioni e nei nostri progetti. Là dove fatichiamo, gioiamo, viviamo. È bello e consolante sapere che Dio ci raggiunge al cuore della nostra vita di tutti giorni, nelle cose ordinarie della nostra quotidianità.

In fondo, la storia di Maria è anche la nostra storia. E anche se ella non ha conosciuto peccato, ci insegna tuttavia come combatterlo per vivere nella luce di Dio.

Affidiamoci allora al suo abbraccio materno e misericordioso con una preghiera etiope:

«Benedetta sei Tu, più grande del cielo, più bella della terra e più profonda di tutta la ragione, chi riesce a esprimere la Tua grandezza?

Non c'è niente che sia uguale a Te, Vergine Maria. Ti glorificano gli angeli, Ti lodano i serafini, perché Colui che siede nella gloria è venuto a dimorare nel Tuo corpo.

L'amico degli uomini ci ha innalzato fino a Sé, ha preso su di Sé la nostra morte, ci ha donato la vita Colui a cui appartiene onore e lode. Tu, Tu sola, nostra Signora, genitrice di Dio, sei madre della luce. Ti glorifichiamo con cantico di lode.

Sei il candelabro che porta la lampada sempre accesa, la luce del mondo, luce da luce senza inizio, Dio da Dio vero, che da Te prese senza mutamento la forma umana, che ci ha illuminati con la Sua venuta, noi che sedevamo nel buio e nell'ombra della morte, Luce che guida i nostri passi sulla via della pace per mezzo del mistero della Sua santa sapienza.

Rallegrati, benedetta vergine senza macchia, Tu vaso puro, Tu gloria del mondo, Tu luce intramontabile, Tu tempio indistruttibile, Tu bastone della fede, Tu solido sostegno dei santi.

Prega per noi il Tuo figlio diletto, nostro redentore, perché abbia pietà di noi e sia misericordioso, e attraverso la Sua grazia ci siano perdonati i peccati per sempre. Amen»