"Ogni volta che permettiamo al sorriso di Gesù Bambino di risanare le nostre ferite e di raggiungerci nelle nostre fragilità e povertà, allora è veramente Natale." L'Abate Donato nell'Omelia della Notte di Natale

La figura presepiale dell'Incantato, su cui è incentrato anche il videomessaggio di auguri dell'Abate Donato, arricchisce da quest'anno il già nutrito gruppo di pastori che animano la scena della Natività allestita nella prima Cappella di sinistra della Basilica Cattedrale di Montecassino.

La Sezione di Cassino dell'Arma dei Carabinieri, presente alla Messa della Notte di Natale con una delegazione accompagnata dal Maggiore Silvio De Luca,  ha potuto così, ancora una volta, fare omaggio di una figura per il presepe dell'Abbazia allestito quest'anno da Antonio Venuti e Vincenzo Vittiglio, sempre utilizzando  figure presepiali prevalentemente napoletane e siciliane.

La suggestione della Celebrazione notturna è stata arricchita e completata dall'Omelia dell'Abate Donato, di cui riportiamo il testo integrale:

 

NATALE 2016
Messa della Notte

La solennità del Natale ci apre al mistero del Figlio di Dio fatto uomo. Se dunque sono legittimi i sentimenti di tenerezza che il Bambino avvolto in fasce e deposto nella mangiatoia suscita in noi, occorre che ci lasciamo condurre oltre per carcare, appunto, di comprendere il mistero di cui quel Bambino è portatore.

Il luogo della nascita di Gesù
È Betlemme il luogo in cui Dio assume la nostra umanità nella persona del Figlio suo unigenito, Cristo Gesù. Egli nasce in una grotta, probabilmente adibita a stalla e annessa casa nella quale avevano trovato ospitalità i suoi genitori, Maria e Giuseppe. Evidentemente, quell'umile casa di parenti o conoscenti non poteva offrire ai nuovi arrivati uno spazio sufficiente nella parte destinata alla notte, forse già sovraffollato a causa del censimento che aveva obbligato tutti a ritornare alla propria città di origine. Gesù nasce dunque in una grotta-stalla e, dopo essere stato avvolto in fasce da Maria, viene teneramente adagiato nella mangiatoia che funge da culla. L'ambiente – come possiamo facilmente immaginare – è di grande povertà così come grande dev'essere stato il disagio per la partoriente.

L'altro luogo di cui parla l'evangelista Luca in rapporto alla nascita di Gesù è il cosiddetto "campo dei pastori" che si trovava nelle vicinanze di Betlemme. Come la grotta, anche il luogo in cui i pastori pernottavano all'aperto richiama la povertà e il disagio.
La venuta del Figlio di Dio nel mondo è dunque caratterizzata da queste note di fondo. Gesù non nasce nelle stanze sontuose e riscaldate di qualche palazzo dalle mura possenti, ma tra i disagi e nella povertà di una grotta adibita a stalla.
Similmente, non è ai ricchi che sarà annunciata la buona notizia della nascita di Gesù, ma a dei poveri pastori accampati alla bell'e meglio, e intirizziti dal freddo, anch'essi cioè alle prese con la povertà e i disagi.

Il tempo della nascita di Gesù
La cornice temporale all'interno della quale avviene la nascita di Gesù è da collocarsi negli anni in cui a Roma era imperatore Ottaviano Augusto, e dal censimento da lui indetto in tutto l'impero.

Ma c'è un altro tempo, più circoscritto, ed è la notte che avvolge il parto di Maria.

 

Nei grandi interventi divini – a cominciare dalla creazione – la notte ha avuto un posto di rilievo:
– la Creazione è iniziata con le parole: "Sia la luce!", parole che, appena pronunciate da Dio, hanno dissipato le tenebre del caos;
– l'Alleanza con Abramo è stata conclusa dopo che era calato il buio fitto;
– l'esodo dalla schiavitù d'Egitto alla libertà ha preso avvio di notte;
– la nascita del Figlio di Dio è avvolta dalla notte così come lo sarà la sua Risurrezione.

La notte è metafora dell'oscurità nella quale l'uomo attende il riscatto che proviene da Dio. Con la nascita di Gesù il Cristo-Luce trionfa definitivamente, e chiunque può camminare dietro di Lui in novità di vita e nella gioia della salvezza da Lui apportata.

L'annunciazione ai pastori
I pastori accampati nella campagna di Betlemme sono i primi destinatari dell'annuncio della nascita di Gesù. Emarginati e proscritti dalla vita religiosa ufficiale perché considerati impuri e peccatori, essi sono i primi ai quali è annunciata la nascita del Figlio di Dio, e diventano i primi missionari, i primi evangelizzatori.
Ma torniamo al contenuto dell'annuncio dell'angelo: egli li esorta a "non temere" perché il loro annuncio è apportatore di una "grande gioia", costituita dall' "oggi" della salvezza.
In Gesù che nasce nella grotta di Betlemme Dio ha assunto la nostra umanità per sempre. Ciò significa che l'uomo di ogni tempo è destinatario di quella salvezza che ci ha raggiunti una volta per tutte in Cristo Gesù.

 

Come è avvenuto per i pastori, tale salvezza continua a raggiungerci nello spazio e nella storia nei quali ci muoviamo e viviamo. È lì che Dio si fa carne, nella nostra quotidianità, nei luoghi, negli incontri e nelle azioni della nostra vita ordinaria. È lì che il Figlio suo Gesù continua ad incarnarsi, perché è lì, dal di dentro, che Egli vuole redimere le nostre esistenze.

 

Ciò, però, sarà possibile se anche noi – come i pastori – non opponiamo titoli o meriti particolari, ma ci lasciamo raggiungere nelle nostre fragilità e povertà, quelle per cui ci sentiamo poveri di fede e bisognosi di speranza, quelle per cui ci sentiamo mendicanti alla ricerca di Gesù il Salvatore, venuto a scuoterci dal nostro torpore, a riscaldare i nostri cuori smarriti, a ravvivare i nostri passi con la forza luminosa del suo Amore.

 

Ogni qualvolta permettiamo al sorriso di Gesù Bambino di posarsi sulla nostra vita e risanare le ferite procurate dalla nostra mancanza di fede, dalla debolezza della nostra speranza, dalle contraddizioni del nostro amore, allora è veramente Natale. Amen