"Percorriamo con Gesù, nella libertà interiore e nella luce dell’amore, la nostra personale via crucis per gridare al mondo che non vogliamo permettere al male di esercitare il suo potere su di noi": le parole dell'Abate Donato nella Domenica delle Palme

 

Anche questa mattina, come ogni anno, la Comunità monastica, supportata dai numerosi e professionali ministranti, ha raggiunto in processione dalla Basilica il Chiostro dei Benefattori per iniziare la Celebrazione Eucaristica della Domenica delle Palme con la Benedizione dei ramoscelli di ulivo.

Larghe foglie di palma ad avvolgere le colonne del chiostro, tappeto rosso e leggio: tutto era già pronto all'arrivo dei fedeli perché potessero partecipare attivamente alla benedizione, che è arrivata dall'Abate Donato prima della lettura del Vangelo.

Seguendo il porticato del Chiostro, la Comunità monastica è tornata poi in Basilica in processione con tutti i presenti, quest'anno ancora più numerosi, che hanno lentamente occupato quasi tutte le sedie, di più rispetto al solito per accogliere le circa 400 persone dell'ENS (Ente Nazionale Sordi) che alle 12.00 avrebbero partecipato alla S.Messa presieduta per loro dall'Abate Donato.

Di seguito il testo integrale dell'omelia.

 

DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE


Molto significativamente, in questa domenica detta sia "delle Palme" che della "Passione del Signore", la Chiesa ci offre una duplice rievocazione: da un lato l'ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme, che abbiamo rievocato all'inizio di questa celebrazione con la processione fatta in onore di Cristo Re, dall'altro, il lungo racconto della passione e morte del Signore che ci ha immessi nel clima della Settimana Santa ponendoci subito di fronte al mistero della croce, trasformata in strumento della nostra salvezza.

Per non rovinare il clima di contemplazione che la lettura del Passio ha creato in noi e attorno a noi, desidero solo mettere in luce l'intimo collegamento che esiste tra l'ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme e la sua Passione e Morte.

Il Gesù che entra trionfalmente in Gerusalemme come umile re di pace, cavalcando un'asina (la cavalcatura utilizzata dai re in tempo di pace), è lo stesso Gesù che di lì a pochi giorni mostrerà la sua regalità proprio dall'alto della croce. La sua passione e morte, infatti, non saranno la smentita della sua regalità, ma ne sveleranno la sua vera e profonda dimensione, quella dell'amore.

Sulla croce, infatti, Gesù ha assunto tutte le nostre contraddizioni e sofferenze trasformandole con l'amore immenso di cui ci ha dato prova offrendo la sua vita in sacrificio per noi.

Riascoltare la Passione di Gesù significa, allora, entrare in questo disegno di amore, alla luce del quale comprendiamo che anche noi siamo chiamati ad andargli dietro affrontando le nostre contraddizioni, le nostre sofferenze e i nostri dolori con quella dignità e regalità divina che il battesimo - rendendoci figli di Dio e fratelli di Gesù - ha deposto in noi.

Percorrere con Gesù, nella libertà interiore e nella luce dell'amore la nostra personale via crucis, significa gridare al mondo che non vogliamo permettere al male di esercitare il suo potere su di noi. Certo, il dolore ci ferisce e può lasciarci smarriti e confusi, può ammutolirci, renderci tristi e sperimentare la solitudine, ma esso non può annientare la consapevolezza che anche noi, insieme con Gesù, nostro Signore, siamo destinati alla gloria di Dio.

Questa gloria, che è già in noi, sia la nostra forza e la nostra luce nel cammino della vita.