«Se dovessi scegliere una reliquia della tua Passione, prenderei proprio quel catino colmo d’acqua sporca. Girare il mondo con quel recipiente e ad ogni piede cingermi dell’asciugatoio e curvarmi giù in basso(...)": Giovedì Santo a Montecassino.

Acqua aromatizzata all'arancia, dodici ragazzi della sede di Cassino della Comunità Exodus per rievocare la "Lavanda dei piedi" di Gesù ai suoi discepoli, ministranti presenti e preparati già dal primo pomeriggio, personale pronto per rendere spoglio l'altare dopo la celebrazione: pochi ma fondamentali elementi arricchiscono il Giovedì Santo in Abbazia e lo rendono come sempre un momento unico da vivere per tutti i partecipanti.

Nel chiudere la sua omelia, l'Abate Donato cita una poesia di Madeleine Delbrêl che riesce, in pochi versi, a restituire il senso profondo del Giovedì Santo appena vissuto, di quel gesto così potente nella sua umiltà che Gesù compie:

Di seguito il testo integrale dell'omelia:

 

 

GIOVEDÌ SANTO 2017
Messa "in coena Domini"

 


La caratteristica della Messa "in coena Domini" del Giovedì Santo – quella che stiamo celebrando in questo momento – risiede nel fatto che essa rende presente, attraverso la dimensione rituale dell'eucaristia, il Mistero pasquale di Cristo morto e risorto.

Questa dimensione rituale è stata inaugurata da Gesù durante l'Ultima cena da lui celebrata con i suoi discepoli. In quell'occasione Egli istituì l'Eucaristia come rito della "nuova ed eterna alleanza", e in essa anticipò la sua morte in croce spezzando il pane (simbolo del suo corpo) e versando il vino (simbolo del suo sangue).

Anche noi, questa sera, attraverso il rito eucaristico – divenuto "memoriale" del sacrificio redentore di Gesù – vogliamo associarci alla consegna che Gesù ha fatto di Sé per amore nostro. La "novità" e la "eternità" dell'alleanza che Gesù ha istituito col suo sacrificio sulla croce sono, infatti, basate sul dono di Sé, motivato da un amore infinito che solo il Figlio di Dio fatto uomo poteva mostrare.

Come abbiamo sentito dalla proclamazione del Vangelo, il racconto dell'Ultima cena di Gesù è introdotto dall'evangelista Giovanni con le seguenti parole: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine». Il significato profondo di queste parole sarà mostrato da Gesù, subito dopo, con il gesto della "lavanda dei piedi".

L'evangelista Giovanni, infatti, a differenza degli altri evangelisti, non riferisce le parole pronunciate da Gesù sul pane e sul vino – le cosiddette parole "consacratorie" dell'eucaristia –, ma richiama l'attenzione su quel gesto di Gesù che inaspettatamente si china a lavare i piedi dei suoi discepoli.

Tuttavia, bisogna notare che sia i gesti rituali compiuti sul pane e sul vino sia il gesto della lavanda dei piedi sono stati messi da Gesù sotto il segno inequivocabile di un comando: «Fate questo in memoria di me», per l'istituzione dell'Eucaristia, e «Anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi», per la lavanda dei piedi.

Non solo, dunque, il pane e il vino dell'Ultima cena, ma anche la lavanda dei piedi diventa un'icona della morte di Gesù in croce. Nell'uno come nell'altro caso, infatti, la prospettiva è la medesima: quella del dono umile di sé, quella appunto di chi si abbassa a servire i fratelli senza nulla chiedere in contraccambio.

Così, mentre il pane spezzato e il vino versato durante l'ultima cena traducono simbolicamente la morte redentrice di Gesù, la lavanda dei piedi traduce concretamente l'itinerario di abbassamento umile e amoroso di un Dio che, pur di salvarci, non ha avuto timore di salire sulla croce come se fosse un malfattore.

L'amore "fino alla fine" di Gesù, il Santo, il Figlio di Dio, si qualifica proprio così: come un amore umile, che non disdegna di umiliarsi e inginocchiarsi dinanzi ai suoi discepoli come un servo dinanzi al suo padrone, pur di arrivare a toccare le loro ferite e risanarle, pur di raggiungerli nel loro peccato e purificarli, come si evince, appunto, dalla scena di Pietro.

Sarebbe troppo difficile e umiliante per noi riconoscere il nostro peccato e il bisogno di essere salvati dalle nostre sporcizie, se il Signore, per primo, non ci venisse incontro facendosi piccolo, alla nostra portata.

Ora, il mistero di questo "amore fino alla fine", questo amore portato fino alle estreme conseguenze della croce, che accetta di umiliarsi per raggiungerci con la sua salvezza, noi lo possiamo sperimentare ogni volta daccapo nell'Eucaristia, la quale, a sua volta, ci rinvia nel mondo perché noi facciamo altrettanto attraverso il dono umile di noi stessi agli altri.

Questo è ciò che Gesù ha comandato ai suoi discepoli, ponendosi come esempio, ed è ciò che Egli continua a comandare anche a noi in ogni eucaristia: «Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Siano rese grazie a Gesù, nostro Maestro e Signore, perché col suo sacrificio ha reso visibile l'amore incommensurabile di Dio che è giunto fino a farci dono dell'Eucaristia nella quale il Figlio suo Gesù continua rendersi presente in mezzo a noi.

Sì, grazie all'eucaristia, il Crocifisso Risorto è sempre con noi come viatico per il nostro cammino sulle strade della vita, come riserva inesauribile di senso, come luce gioiosa che trafigge i nostri peccati, come fuoco ardente di carità che ci spinge ad abbassarci di fronte ad ogni fratello e sorella per testimoniare loro la dolcezza dell'amore misericordioso con cui Gesù stesso – immolandosi per noi – ha profumato il mondo.

Vorrei ora concludere con queste parole di Madeleine Delbrêl:

«Se dovessi scegliere
una reliquia della tua Passione,
prenderei proprio quel catino
colmo d'acqua sporca.
Girare il mondo con quel recipiente
e ad ogni piede
cingermi dell'asciugatoio
e curvarmi giù in basso,
non alzando mai la testa oltre il polpaccio
per non distinguere
i nemici dagli amici,
e lavare i piedi del vagabondo,
dell'ateo, del drogato,
del carcerato, dell'omicida,
di chi non mi saluta più,
di quel compagno per cui non prego mai,
in silenzio
finché tutti abbiano capito nel mio
il tuo amore». AMEN