"Entrate sempre di più in questo mistero di comunione che la Pentecoste aiuta a ristabilire e che è ricchezza delle diversità, e costruite un mondo sempre più bello": l’Abate Donato ai giovani cresimandi nel giorno di Pentecoste.

Come ogni anno, anche il 4 giugno, domenica di Pentecoste l'Abate Donato ha impartito il Sacramento della Confermazione. Quest'anno erano 27 i Cresimandi che si sono presentati al Padre Abate con i rispettivi padrini e madrine e familiari per condividere questo importante momento della loro vita con le persone care.

L'Abate Donato nella sua omelia si è rivolto anche a loro come si legge nel testo integrale riportato di seguito.

 

 
Domenica di Pentecoste
Gv 14,5-20


Dopo la sua Risurrezione, Gesù è apparso diverse volte ai suoi discepoli, ma in più occasioni aveva annunciato: "Non preoccupatevi, non vi lascerò soli, vi manderò il Consolatore", ossia lo Spirito Santo: Gesù dunque non è stato più fisicamente presente nella sua Chiesa ma ha continuato ad esserci attraverso lo Spirito Santo che fa sì che essa non sia un insieme di dottrine fredde, che forse non raggiungerebbero il nostro cuore. Noi, infatti, crediamo che Gesù, Figlio di Dio sia risorto, sieda alla destra del Padre per sempre e continui a guidare la sua Chiesa attraverso lo Spirito Santo, la terza persona della Santissima Trinità, un legame di comunione tra il Padre e il Figlio che diventa anche legame di comunione tra di noi, all'interno del Corpo di Cristo che è la Chiesa.

E questo lo diciamo anche ogni volta che, nel momento della Consacrazione, invochiamo lo Spirito Santo perché ci renda un solo corpo e un solo spirito . In fondo è ciò che traspare dalla Prima Lettura che abbiamo ascoltato, tratta dagli Atti degli Apostoli, e in cui viene descritta la discesa dello Spirito Santo con le immagini del vento e del fuoco, un fuoco che si divide in tante lingue e si posa sui discepoli e su Maria.

Spirito di Comunione, dunque, di unità, ma uno Spirito che agisce in maniera diversa su ciascuno degli Apostoli e ancora oggi su ciascuno di noi: perché lo Spirito è unico ma le sue manifestazioni attraverso di noi variano e la ricchezza delle sue manifestazioni opera in tutti qualcosa di bello.

Questo lo vediamo anche nella seconda parte della Prima Lettura di oggi, quando si parla degli Apostoli che predicano e chi ascolta li sente parlare nella propria lingua: c'è un mistero di comunione anche qui. Va tenuto presente sullo sfondo l'episodio della Torre di Babele all'inizio della Bibbia quando gli uomini pretendono di raggiungere il cielo per diventare come Dio e costruiscono una Torre, ma Dio confonde le lingue, non si capiscono più tra loro e tutto termina.

L'esperienza della Pentecoste ristabilisce proprio questo contatto, questa Comunione reciproca: tutti sentono gli Apostoli predicare nella propria lingua, lo Spirito Santo raggiunge tutti, investe la Chiesa di questa missione universale che tiene però conto delle particolarità, delle diversità dei singoli.

Questo afflato universale della missione della Chiesa tocca anche noi che siamo chiamati a non rinchiuderci nel nostro piccolo mondo, a non cadere nella tentazione di particolarizzarci in maniera troppo calcata: lo Spirito è libero, è infinito perchè viene da Dio ed aiuta ad andare oltre quelli che sono i nostri piccoli steccati, le nostre barriere, ci aiuta ad avere questo sguardo universale, come universale è lo sguardo di Dio attraverso il suo Spirito. "Ecco - ha detto Gesù ai suoi discepoli- così come il Padre ha mandato me, io mando voi".

Il Vangelo ci dice anche quale sia uno degli aspetti da portare ovunque noi andiamo e da mostrare a chiunque incontriamo: il perdono, la riconciliazione; Gesù dà ai suoi discepoli il potere di perdonare i peccati e non è da intendersi soltanto come ministero della Confessione, ma c'è una missione, un impegno di riconciliazione di perdono che attiene a tutti noi in quanto Cristiani e raggiunti dalla forza luminosa dello Spirito Santo. Anche noi siamo chiamati ad essere portatori di riconciliazione e perdono: laddove c'è qualcosa che tende alla divisione, noi, come credenti, dobbiamo fare in modo che si ritorni alla comunione, all'unità perché è più bello quel che unisce che quel che divide e, nella misura in cui noi siamo operatori di riconciliazione e perdono, diveniamo anche portatori di pace.

Il Signore, dunque, affida alla sua Chiesa un impegno e una missione che oggi raggiungono anche noi e voi in particolare giovani che vi accingete a ricevere il Sacramento della Cresima o Confermazione: siete chiamati ad entrare sempre di più in questo mistero di comunione che è ricchezza delle diversità nella quale dovete costruire un mondo sempre più bello, più unito dove la condivisione e la familiarità non siano parole rare da usare in qualche circostanza in maniera retorica, ma parole che ci impegnano sul vivo, concretamente, giorno dopo giorno, per essere operatori di perdono, di riconciliazione di pace e di unità.

Nel rito che tra poco celebreremo, nel Sacramento della Confermazione c'è l'invocazione dello Spirito Santo attraverso l'imposizione delle mani: questo momento sarà preceduto da un po' di silenzio ed io invito ciascuno di voi cresimandi a rivolgere al Signore la vostra preghiera personale, quella che più vi sta a cuore, voi conoscete i vostri punti di forza e le vostre debolezze e quello è il momento in cui chiedere al Signore che lo Spirito, che vi sarà donato nella sua interezza, possa agire in quegli spazi della vostra vita in cui vorreste vedervi più pronti, più attivi nell'essere discepoli di Gesù, affinché la fiammella dello Spirito Santo scenda su di voi in maniera mirata.

Non dimentichiamo, poi, che l'imposizione delle mani e l'unzione con il Sacro Crisma sono un segno di appartenenza : infatti le parole che si dicono sono : "Ricevi il sigillo dello Spirito Santo" e quando si appone un sigillo si parla di appartenenza, quindi in questo caso appartenenza al Signore perché voi aderite liberamente a ricevere lo Spirito.

Aprite dunque docilmente il vostro cuore, lasciate che lo Spirito scavi sempre più in profondità e lavori nei modi che egli sa e conosce, spesso imprevedibili ma sempre per il nostro bene e di chi ci è accanto. Infine, questo Crisma, questo olio è stato reso profumato per ricordarci che - come dice San Paolo- "noi dobbiamo essere nel mondo come il profumo di Cristo". Il profumo è qualcosa di gradevole e così dobbiamo essere anche noi: amabili, gradevoli, portatori di Gesù e del suo Spirito in mezzo agli altri.

Anche i padrini e le madrine che sono qui oggi accanto a questi giovani cresimandi - proprio come lo Spirito Santo - siano un segno di consolazione e di incoraggiamento nei momenti difficili e un po' più bui che possono presentarsi: il vostro compito è quello di incitarli a non venir meno nel loro cammino dietro Gesù, a mantenere viva la loro fede.