IMMACOLATA CONCEZIONE 2017
Lc 1,26-38

 

La Chiesa cattolica crede fermamente che Maria sia stata concepita senza peccato originale in vista del suo concepimento verginale di Gesù e in previsione della morte redentrice di Lui. Dio, infatti, doveva preparare una degna dimora per l'incarnazione del suo Figlio, una dimora senz'ombra alcuna di peccato, tutta pura e santa.

Nella sua essenzialità, il brano evangelico dell'Annunciazione a Maria, propostoci in questa solennità dell'Immacolata, descrive il modo con cui Dio sceglie questa "degna dimora" e la reazione di Maria di fronte alla proposta di diventare la madre del figlio di Dio.

Innanzitutto, attraverso l'invio dell'angelo a Maria, Dio mostra di prediligere l'incontro. Sì, perché prima che rivelare un insieme di verità in cui credere, Egli viene incontro all'umanità inserendosi nella concretezza della sua storia. Ciò è plasticamente descritto dall'Annunciazione stessa, la quale avviene in un "tempo stabilito", in una "località ben definita" (una città della Galilea chiamata Nazareth), in una "casa precisa", ed è rivolta ad una "ragazza specifica", Maria, promessa sposa di Giuseppe, della casa di Davide.

Entrando nella casa e nella vita di Maria, Dio annulla la distanza che il peccato originale di Adamo ed Eva aveva provocato e intreccia nuovamente legami di comunione con l'umanità.

La garanzia di tutto ciò è proprio il concepimento in Maria di Gesù, Figlio di Dio. Difatti, anche se i due protagonisti più evidenti dell'Annunciazione sono Maria e l'angelo Gabriele, sullo sfondo campeggia proprio Lui, Gesù.

Il nome di Gesù – con cui dovrà essere chiamato il Figlio di Dio che nascerà da Maria – è un nome piuttosto comune nell'ebraismo, il che sta ad indicare, ancora una volta, come l'incarnazione del Figlio di Dio si inserisca in un contesto concreto, quello del popolo di Israele, con le sue caratteristiche e le sue abitudini.

Nello stesso tempo, il nome "Gesù" significa "Salvatore", e questo sta a significare che in Lui è finalmente apparsa la salvezza di Dio. In quanto Figlio di Dio, infatti, Gesù può attuare perfettamente ciò che il suo nome significa.

L'Annunciazione dell'angelo, benché diretta a Maria, ha dunque lo scopo precipuo di presentare Gesù il Cristo. E non potrebbe che essere così, poiché Maria, per quanto eccelsa, è tutta relativa a Gesù, e lo stesso mistero della sua immacolata concezione e del suo concepimento verginale di Gesù sono un dono che viene da Dio. L'iniziativa è tutta e solo di Dio, e nasce dal suo amore infinito per noi, amore che è racchiuso nel dono supremo del suo Figlio Gesù, che Maria, quale docile strumento, ha concepito e dato alla luce.

La risposta umana al "dono" di Dio

– Con la definizione che dà di sé: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola», Maria esprime la disponibilità umile e obbedienziale di fronte al disegno di Dio su di lei. Al riguardo, un antico scrittore cristiano, Origene, mette sulla bocca di Maria le seguenti parole, molto belle: «Sono una tavoletta di cera, l'Altissimo scriva su di essa ciò che desidera».

In questa sua adesione di fede, Maria diventa modello per ognuno di noi, perché anche ciascuno di noi è chiamato ad accogliere Gesù nella propria vita per scoprire il disegno d'amore che Dio ha su di Lui.

– Ma, il riconoscersi "serva del Signore" significa anche mettere in risalto che, per chi accoglie Gesù, il "servire" diventa un modo nuovo di vivere e la modalità stessa della sua sequela. Il credente non può condurre un'esistenza chiusa in se stessa. La sua vita è chiamata ad essere rivolta a Dio e ai fratelli, nella logica dell'accoglienza e del dono di sé.

Per intercessione di Maria, il Signore doni anche a noi di sperimentare la gioia di appartenere a Lui per essere servi dei nostri fratelli. AMEN