NATALE 2017
MESSA DELLA NOTTE
Ab. Donato Ogliari O.S.B.  

 

La prima reazione di fronte al racconto della nascita di Gesù (cf. Lc 2,1-14) è quella dello stupore. Lo stupore per un Dio che si fa uomo, che lascia la beatitudine della vita divina per entrare nel vivo della nostra storia umana dove regna l’esperienza del limite, dell’imperfezione e del male con tutte le sue brutture e le sue cattiverie.

 

Il mistero della nascita di Gesù, Figlio di Dio – che l’evangelista Luca ha descritto con le immagini semplici e spoglie dell’umiltà e della povertà della grotta di Betlemme – esprime la scelta di Dio Creatore di farsi creatura per porsi al nostro fianco e camminare insieme con noi lungo i solchi di questa nostra storia.

 

Nel fare così, Dio ha infuso una speranza nuova nel cuore dell’essere umano e gli ha spalancato orizzonti nuovi, perché, pur sapendo che la storia del mondo è così piena di contraddizioni e di errori, l’ha assunta nella sua carne e l’ha posta al servizio del suo disegno di amore e di salvezza per l’umanità.

 

Questo è il motivo della “grande gioia” annunciata dall’angelo ai pastori nella notte santa in cui, in una grotta di Betlemme, Maria ha dato alla luce Gesù il Salvatore.

Come ci è facile intuire, il segreto di quella gioia – che ora è anche la nostra – non risiede in qualcosa di esteriormente straordinario e magnificente. Nel trovarsi di fronte un bambino deposto in una mangiatoia, i pastori avranno certamente pensato che si trattasse di un altro figlio della povertà e dell’emarginazione, proprio come loro.

 

E tuttavia, la “grande gioia” annunciata dall’angelo scaturisce proprio da questo fatto, che cioè il Salvatore abbia scelto di incarnarsi in un ambiente così povero, umile e disadorno, in cui tutto parla di disagio, di precarietà, di esclusione, «perché per loro (Giuseppe, Maria e il bambino che portava in grembo) non c’era posto nell’alloggio».

 

Sì, il motivo della “grande gioia” nasce dalla consapevolezza che il Figlio di Dio non ha scelto di entrare nel mondo nascendo in un palazzo dorato e parato a festa, con mille mani pronte a servirlo, ma in un luogo adibito a stalla, nel più completo anonimato e nella più fredda solitudine.

 

Infrangendo ogni aspettativa, Dio non solo si fa uomo, ma nasce nell’indigenza e lontano dai riflettori, per farci comprendere come la sua salvezza si incarni soprattutto nei luoghi del disagio, della povertà, dell’emarginazione, del peccato. Egli ci viene incontro al cuore delle nostre ferite – qualunque esse siano – per trasformarci con la potenza del suo Amore.

 

Tuttavia, se gettiamo uno sguardo alla storia dei secoli passati e a quella attuale, la nascita di Gesù non sembra aver modificato in profondità lo scorrere della vita, almeno da un punto di vista esteriore.

 

Oggi come ieri, infatti, si sta bene e ci si ammala, c’è chi ride e chi piange, chi è ricco e chi è povero; gli egoismi, le sperequazioni sociali, le ingiustizie e le sopraffazioni non sono scomparse, così come le violenze e le guerre non smettono di insanguinare il nostro pianeta e di minare alla base le più genuine aspirazioni alla concordia e alla pace.

 

Tutto ciò – anche se in termini più crudi – c’era ai tempi di Gesù, e continua a succedere anche oggi, nel nostro tempo, sotto i nostri occhi!  

 

Ciò nonostante, noi crediamo che chi accoglie Gesù nella propria vita come il Salvatore, sperimenta una “gioia grande”, quella che ci dona di guardare alle vicende esteriori di questo mondo con una forza interiore luminosa e propulsiva che non proviene dall’uomo, ma da Gesù stesso, l’“oggi” della salvezza di Dio per noi.

 

È una gioia tutta radicata nella certezza che con Gesù l’esistenza acquista un sapore diverso, perché ci si sente saldamente ancorati a una speranza immarcescibile che nessuno potrà mai rubarci.

 

Di qui la nostra fiducia in un futuro migliore. Di qui la consapevolezza di non poter abdicare, ma di dover perseverare nell’impegno a edificare un mondo più giusto, più fraterno, più solidale, in una parola, un mondo illuminato dalla forza dell’amore che Gesù ci ha donato e che ora tocca a noi far risplendere nei gesti concreti della nostra quotidianità.

 

L’annuncio dell’angelo ai pastori: «Oggi vi è nato un Salvatore!» continua a risuonare nel tempo attraverso la nostra vita, umile, semplice, generata dal vangelo e ricca di bontà e di carità.

 

Ogni qualvolta noi permettiamo a Gesù di rinascere in noi, la sua salvezza misericordiosa continua a scorrere inarrestabile nelle vene della storia. Ed Egli rinasce in noi ogni qualvolta tendiamo la mano a un fratello o sorella in difficoltà, ogni qualvolta sorridiamo a chi è triste o ci poniamo in ascolto di chi ha il cuore in pena, ogni qualvolta costruiamo ponti e non muri.

 

Gesù rinasce in ogni piccolo gesto di bontà e, rinascendo, ci avvolge nel suo amore e ci offre il dono inestimabile della sua pace. E allora sarà Natale. Oggi, domani e sempre. E così sia.