NATALE 2017
MESSA DEL GIORNO
Ab. Donato Ogliari O.S.B.

Gv 1,1-18

 

Il Natale è una festa di luce. Tutta la liturgia natalizia ce lo ricorda. Già questa notte, nella prima lettura, il profeta Isaia parlava di un popolo che camminava nelle tenebre e che, a un certo punto, ha visto una grande luce (cf. Is 9,1). Nel racconto lucano della nascita di Gesù a Betlemme, si dice che all’annuncio dell’angelo ai pastori questi ultimi furono avvolti dalla luce della gloria del Signore (cf. Lc 2,9).

 

Nel vangelo che è stato proclamato poc’anzi, il famoso inno a Cristo, celebrato come il Verbo di Dio che si fa uomo, si insiste nuovamente sulla simbologia della luce applicata al Figlio di Dio Gesù: «In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta» (Gv 1,4-5). E ancora: «Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1,9).

 

Questa è la grande notizia del Natale. Cristo è venuto in mezzo a noi per portarcila vita luminosa di Dio, la luce vera, quella del suo amore che mai viene meno e che, solo, è in grado di illuminarci e di disperdere le tenebre del male che assalgono il nostro cuore e la nostra mente.

 

Le tenebre che si oppongono alla vita luminosa di Dio assumono diversi aspetti, anche se il comune denominatore è costituito dal tentativo di impedire all’uomo di aprirsi alla conoscenza di Dio e di affidarsi con fiducia al suo disegno di amore. Vediamo alcune forme di tenebra:

 

  • vi sono le tenebre dell’indifferenza che portano a considerare ridondante la fede in Dio e ad eliminare dall’orizzonte della propria vita l’esperienza viva di Lui e del suo amore;
  • vi sono le tenebre della solitudine che attanagliano l’essere umano una volta che questi, reciso il contatto con Dio, ha deciso di basarsi su se stesso e sulle proprie forze;
  • vi sono le tenebre dell’egoismo esasperato che spingono l’essere umano a pensare unicamente a se stesso, a considerare gli altri degli avversari da combattere e a chiudere il proprio cuore alle loro necessità;
  • vi sono le tenebre della paura che tolgono la serenità interiore e ingenerano sfiducia e diffidenza nei propri simili e nella realtà che ci circonda: la paura dell’altro, la paura della diversità, la paura di vivere in una società che tende a consumare tutto, anche le relazioni e gli affetti, la paura di un futuro incerto, la paura di non trovare un senso duraturo alla propria esistenza;
  • vi sono le tenebre dell’ingiustizia, del sopruso, dello sfruttamento, della violenza, della malvagità, della guerra.

 

Gesù – abbiamo sentito nel Vangelo – è la luce che splende nelle tenebre e le squarcia. Per questo si è fatto uno di noi, nostro compagno di viaggio, per non lasciarci soli, in preda allo smarrimento, e per prendersi cura di noi e stare al nostro fianco come un fratello e amico.

 

Sì, Gesù è quella «luce vera che illumina ogni uomo», che continua, anche oggi, ad attrarre nell’orbita della sua salvezza chiunque voglia lasciarsi da essa illuminare e trasformare.

 

Sorelle e fratelli carissimi, se oggi siamo qui a celebrare il suo Natale è perché riconosciamo che vivere con Gesù è ben altra cosa che vivere senza; è perché sappiamo di trovare in Lui la “luce vera”, quella che dà senso al nostro essere nel mondo, al nostro gioire, al nostro faticare e soffrire, e al nostro morire.

 

Nella stessa nascita di Gesù, un evento così semplice, umile e povero nella sua esteriorità, ci è possibile riconoscere le coordinate lungo le quali edificare una vita che sia riflesso della vita di Dio e della sua luce: non attraverso il prestigio, il potere e il successo secondo i criteri effimeri del mondo, ma attraverso la forza dell’umiltà, quella stessa che è alla base dell’Incarnazione del Verbo di Dio, e dalla quale scaturiscono i frutti della pace, della bontà e dell’amore.

 

È questo il senso del Natale cristiano. Ci aiuti il divino Bambino a trasfonderlo nei gesti della nostra vita quotidiana. E così sia. Buon Natale!