VENERDÌ SANTO 2018

 


«Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: “È compiuto!”. E chinato il capo, consegno lo spirito» (Gv 19,30).

Così l’evangelista Giovanni descrive la morte di Gesù sulla croce. Ma, ci chiediamo, che cosa si “è compiuto”? Ovviamente, da un punto di vista umano si è compiuta, ossia si è conclusa, la vita terrena di Gesù.
Tuttavia, ad un livello più profondo, simbolico e teologico insieme, con la sua morte in croce Gesù ha raggiunto un altro “compimento”: ha, cioè, portato a termine la missione che il Padre gli aveva affidato.
Questa missione, che consisteva nel rendere manifesto il volto misericordioso e l’amore immenso che Dio nutre per l’umanità, raggiunge ora il suo culmine sulla croce.
Lì l’amore divino si fa dono totale, puro e incommensurabile. Lì «si compie quel volgersi di Dio contro se stesso nel quale Egli si dona per rialzare l’uomo e salvarlo – amore, questo, nella sua forma più radicale» (Benedetto XVI). «Qualsiasi altro gesto ci avrebbe confermato in una falsa idea di Dio. La croce è l’abisso dove un amore eterno penetra nel tempo come una goccia di fuoco, e divampa» (E. Ronchi).
Nell’affermazione: «È compiuto!», trovano poi compimento anche le altre parole pronunciate da Gesù sulla croce e dalle quali intuiamo come Egli abbia davvero concepito tutta la propria vita, fino all’atto supremo della sua morte, come un dono amoroso e radicale di Sé.
Le parole «Ho sete» (Gv 19,28), ad esempio, pronunciate da Gesù prima di morire, più che l’arsura febbricitante dell’agonia, nell’intreccio simbolico del vangelo di Giovanni rivelano un bisogno intimo e impellente, quello di servire gli uomini fino alla fine. Infatti, ciò di cui Gesù “ha sete” è proprio l’uomo, quell’uomo che Egli vuole riscattare dalle seduzioni del male.
L’intimo desiderio che spinge Gesù ad immolarsi per noi sul Calvario, è dunque quello di liberarci dalla schiavitù del peccato per introdurci nella comunione col Padre suo, fonte del vero amore e della vera beatitudine.
È per questo, sorelle e fratelli carissimi, che tra poco adoreremo la croce. Lo faremo perché questo strumento ignominioso di morte è stato trasformato da Cristo nel “dolce legno” sul quale ci ha dato prova dell’infinito amore che Dio ha per noi.
E poiché tale amore non conosce limiti di tempo e di spazio, adoreremo la croce di Cristo sostenuti dalla fede che anche le nostre croci – piccole o grandi che siano – possono essere vissute come strumento di salvezza per noi e per gli altri, come mezzo per testimoniare la forza dell’amore che proviene da Lui e che ha il potere di attraversare, illuminandoli, ogni sofferenza e ogni dolore.
Come diceva il Ven.le Don Tonino Bello, per il credente la croce è una “collocazione provvisoria”, e lo è nel senso che – se affrontata alla luce della fede – essa si apre al bagliore luminoso della Risurrezione. Quest’ultima, infatti, inizia quando la stessa croce è assunta e vissuta come sorgente di grazia, così come le piaghe di Gesù furono le feritoie luminose attraverso cui è sgorgata la nostra salvezza.
E allora – prendendo di nuovo in prestito le parole di Don Tonino –

«Coraggio tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono. (…) Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza. Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra. Coraggio, fratello che soffri. C’è anche per te una deposizione dalla croce. Coraggio, tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga».
E così sia.