La maestosa Basilica Cattedrale dell'Abbazia sembrava troppo piccola oggi per poter ospitare le centinaia e centinaia di persone che hanno scelto di trascorrere la mattina di Pasqua con la Comunità monastica di Montecassino, riscaldata da tutto questo affetto nella prima fredda giornata di Aprile.

Di seguito il testo integrale dell'Omelia dell'Abate Donato, che, al termine della Celebrazione ha impartito l'indulgenza plenaria con mandato del Santo Padre Francesco.

 

 

DOMENICA DI RISURREZIONE
Gv 20,1-9


Dei quattro evangelisti, Giovanni è quello che fa un uso particolare del linguaggio simbolico.
Nel vangelo odierno, ad esempio, l’annotazione con cui si apre la pagina evangelica: «Il primo giorno della settimana», non è di natura semplicemente cronologica, ma richiama simbolicamente il primo giorno della creazione nel quale Dio creò la luce (cf. Gen 1,1-2). Come in quel primo atto creativo la luce aveva dissipato le tenebre dell’abisso, così la risurrezione di Gesù – avvenuta, appunto, nel «primo giorno della settimana» – dà inizio ad una nuova creazione e illumina il mondo di una luce nuova.

 

La Pasqua, sorelle e fratelli carissimi, ha in sé questa potenza trasformatrice, che ricrea e rinnova, grazie all’incontro con il Cristo risorto che ci comunica la sua Vita e ce la dona in abbondanza.
Il passaggio alla vita eterna, che la Risurrezione di Gesù ci ha spalancato e che noi celebriamo nel sacramento, non è, infatti, solo una promessa per il futuro, ma, per noi credenti, costituisce già adesso il criterio su cui basare ogni nostra parola, ogni nostro gesto e ogni nostra scelta.
La potenza trasformatrice della Risurrezione sta alla base di quel modo diverso di essere e di agire che fa di noi delle creature nuove, che ci rende capaci di rinunciare alla tentazione di ripiegarci su noi stessi per aprirci alla gioia di una vita donata a Cristo e ai fratelli.

– Una seconda annotazione con valore di simbolo è quella in cui si dice che la Maddalena giunge al sepolcro «quando era ancora buio». Anche qui, non si tratta di un semplice rilievo cronologico. Sotto il velo del simbolismo, infatti, l’evangelista vuol dirci che la Maddalena era ancora avvolta dalle tenebre del dubbio, del disorientamento. Ella portava ancora in sé quel senso di disfatta e di fallimento che la morte in croce del Maestro aveva generato in lei e in quanti avevano riposto in Gesù la loro speranza.
L’insegnamento che traiamo, sorelle e fratelli carissimi, è che anche nella nostra vita dobbiamo umilmente imparare ad accettare l’esperienza dello smarrimento interiore e dell’insuccesso dovuti a scelte, relazioni o percorsi nei quali avevamo riposto fiducia e che non sono andati a buon fine.

 

Come la Maddalena conoscerà la gioia della luce ritrovata nell’incontro col Risorto, così anche noi siamo spronati a non lasciarci vincere dallo sconforto e dall’angoscia, ma a riporre la nostra fiducia e la nostra speranza nella presenza confortante e amicale di Gesù risorto, sempre pronto ad illuminare i nostri passi e a sostenerli con la forza del suo Amore.

– Una terza annotazione di carattere simbolico è quella riguardante la concitazione che caratterizza i protagonisti del brano evangelico proclamato, concitazione espressa attraverso il movimento, la corsa.
In primo luogo, come abbiamo sentito, è la Maddalena che si mette a correre. Sospinta dal dubbio del trafugamento del cadavere di Gesù, ma sostenuta anche da una nuova speranza che cominciava a riaccendersi nel suo cuore, corre ad avvertire Simon Pietro e Giovanni dell’accaduto. A loro volta, i due discepoli corrono a ritroso, in direzione del luogo dove era stato sepolto Gesù, e trovano la tomba vuota, proprio come aveva loro detto la Maddalena.
Da questo arguiamo, sorelle e fratelli carissimi, che chi vuole davvero bene a Gesù e lo considera importante per la propria vita, non se ne sta passivo e inerte. Il movimento interiore, ossia l’impegno quotidiano a convertirsi al Vangelo, e il movimento esteriore, ossia l’impegno fattivo nel testimoniarlo, sono propedeutici all’incontro con la luce del Risorto.
La fede è una realtà viva e dinamica, che ci fa desiderare Gesù e ci fa correre alla ricerca di Lui, delle tracce luminose del suo passaggio nella nostra vita e della sua presenza nella storia. Del resto, proprio per questo Gesù è risorto, per essere sempre al nostro fianco, per farsi nostro contemporaneo, nostro amico, nostra luce, nostra forza.

– Interessante, infine, la diversa reazione dei due discepoli di fronte alla tomba vuota. Mentre di Pietro si dice semplicemente che «osservò», di Giovanni si dice che «vide e credette».
A differenza di Pietro, Giovanni è guidato da un’intima certezza che gli proveniva da uno sguardo di fede e di amore in virtù del quale intuì che Gesù non era più tra i morti, che era risorto ed era vivo per sempre.
Tuttavia, anche alla fede di Giovanni, pur genuina e autentica, mancava qualcosa, che solo in quel momento vene rischiarato. Mancava la “comprensione delle Scritture”, la quale permette di credere anche senza vedere.
Questa, sorelle e fratelli carissimi, è, di fatto, la fede grazie alla quale noi possoiamo credere alla risurrezione di Gesù dai morti. È la fede ecclesiale fondata sulle Sacre Scritture, le quali ci trasmettono la testimonianza dei discepoli che hanno visto la tomba vuota ma, soprattutto, che hanno fatto l’esperienza delle apparizioni del Signore risorto.
Tra poco, uniti in un solo corpo e in uno solo spirito, professeremo la nostra fede nel Crocifisso Risorto. Apriamogli il nostro cuore e la nostra vita perché doni a tutti noi di essere un riflesso della sua Luce, testimoni credibili e gioiosi del suo Amore che salva.
E così sia.